All photography Dana Kasap

La fotografa che ha passato il lockdown immortalando sconosciuti completamente nudi sui loro divani

Dana Kasap ha pensato che il divano fosse il posto perfetto per rappresentare la quarantena.

di Rolien Zonneveld
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17 giugno 2020, 10:38am

All photography Dana Kasap

Come tutti quelli che hanno perso il lavoro a causa della pandemia da coronavirus, la fotografa 26enne Dana Kasap ha visto i suoi impegni lavorativi crollare drasticamente dal momento in cui il virus ha colpito Tel Aviv, la città in cui vive. Di fronte a una minaccia globale non puoi fare molto, se non sperare che passi il prima possibile, e così Dana si è ben presto arresa alla prospettiva di una vita sul divano. Prima della pandemia viaggiava spesso per lavoro, alla ricerca di luoghi e persone da scattare all'interno delle loro case, e fermarsi a Tel Aviv per qualche settimana non le sembrava così male. Ma per quanto solitamente sia una città vitale e piena di turisti, durante il Covid-19 Tel-Aviv è diventata una città fantasma.

Finché Dana non ha capito che i nuovi spunti creativi potevano arrivare anche dalle piccole cose quotidiane, non solo dalla frenesia o dall'affastellarsi di eventi. "Per quanto possa sembrare un cliché, credo che si possa trovare ispirazione in qualunque cosa," afferma Dana. "È una teoria che si è dimostrata essere sempre più vera nel corso degli anni della mia carriera. Per me, la bellezza è nei dettagli che puoi trovare ovunque. Che siano le rughe sulla pelle di un'anziana, un sorriso senza un dente, un ragazzino dai capelli rossi, o anche un uomo peloso stretto dentro a degli speedo sulla spiaggia. Solitamente mi sento più ispirata una volta che ho toccato il fondo."

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È così che a Dana è venuta in mente l'idea di fotografare delle persone, sempre a distanza, sdraiate sul loro divano, e completamente nude. "Le nostre case sono il luogo più intimo per noi, lo spazio in cui possiamo toglierci le maschere che indossiamo nel mondo là fuori – in questo momento, letteralmente," spiega. "Da parte di una persona che stava per rassegnarsi a passare tutto il lockdown sul divano, direi che è stato un buon punto di partenza." Il tipo di nudo che intendeva immortalare doveva essere sommesso e intimo, per nulla provocatorio o sensuale. "L'unico tipo di guida che ho fornito ai soggetti era di mettersi il più comodi possibili," spiega. "Per alcuni questo voleva dire mettere le gambe in aria, per altri porre le mani più vicino al corpo; molti guardavano in macchina, mentre alcuni distoglievano lo sguardo. Il fatto di aver chiesto ai miei soggetti di spogliarsi di fronte a me ha creato uno spazio intimo condiviso tra noi, che ha influenzato ogni immagine, ogni scatto e ogni spazio della casa."

Inizialmente Dana non aveva idea di chi potesse essere interessato al progetto, così ha iniziato scattando propri conoscenti -- amici stretti, che hanno detto sì senza nemmeno un dubbio o ripensamento. Ma poi, dopo aver fatto girare la voce sui social media, ha iniziato a ricevere numerosi messaggi da parte di persone che intendevano partecipare. "Da lì è stato un effetto domino," racconta Dana. "Le persone che fotografavo spargevano la voce, e dunque altre persone mi contattavano. Per me era importante documentare il maggior numero di tipologie di copri, età e misure. Alcuni sono stati più difficili da trovare, ma non impossibili. Con il tempo anche alcune persone di 60 anni iniziavano a essere incuriositi dall'idea."

Il risultato è un progetto di fotografia documentaria che offre uno sguardo intimo nelle vite delle persone che in questo momento si trovano lontane e isolate, ma che in effetti stanno compiendo le stesse esperienze ciascuno all'interno della propria dimensione domestica: giornate lunghe e noiose tra le proprie quattro mura. "Finora ho fotografato più di 80 persone e intendo continuare finché siamo in lockdown," afferma. “Le storie che ho ascoltato e le parole che ho scambiato con queste persone durante la realizzazione del progetto resteranno con me anche dopo questo momento particolare."

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Crediti

Fotografia di Dana Kasap

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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