Sinistra e in alto a destra: artwork di Luca Paolantonio, destra fotografia di Chiara Lombardi

Persona x i-D #4: virus sociali, ondate mediatiche e poi, alla fine, il mare.

Tra la confusione e le distrazioni, c'è chi riesce a trovare angoli di quiete.

di Carolina Davalli
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14 maggio 2020, 11:25am

Sinistra e in alto a destra: artwork di Luca Paolantonio, destra fotografia di Chiara Lombardi

PERSONA x i-D Italy è la rubrica di quarantena in cui vengono pubblicati gli artefatti dei collaboratori di PERSONA, realtà milanese che si occupa di street casting e art direction. Per questo progetto, abbiamo chiesto loro di riflettere periodo storico che stiamo vivendo, come ci sta cambiando e in che modo rivoluzionerà le tematiche di identità, affetti e comunità, offrendo fermimmagine della quarantena e delle sensazioni innescate da essa, attraverso le lenti e il linguaggio visuale di ciascun creativo.

Passano le settimane, si accatastano idee, progetti, piani, 'fasi', azioni. E quel mucchio di possibilità, promesse e rassicurazioni finisce col prendere sempre più la forma di un mostro tentacolato monumentale, pressante ed inquietante. La sensazione di essere sempre fuori posto, anche quando ora, fuori, ci si può stare un pò di più. La paura di uscire, di rivedersi, l'ansia di incontrarsi. È vero, tutti vogliono ripartire. Eppure attraversare la soglia di casa non è mai stato così difficile.

Se fino a settimana scorsa la quarantena ci aveva bloccati in un contesto di stasi e paralisi, in cui la parola d'ordine era 'aspettare', la situazione in cui ci troviamo ora ha reso il tutto ancora più problematico. Ogni azione messa al vaglio di decisioni che cambiano di giorno in giorno, la confusione lampante nei media, la disillusione generale. Ma in tutto questo rimane una certezza, la compagnia di noi stessi, la nostra persona con cui abbiamo imparato a conoscere e a fare i conti.

Forse la quarantena ci ha resi più lucidi, più reattivi, più agili nel giostrarci tra tutte le infinite influenze mediatiche a cui siamo stati soggetti ogni singolo giorno. Magari, in qualche modo, abbiamo imparato a crearci degli antri di quiete, delle parentesi per ricalibrare i nostri pensieri e mettere tutto in prospettiva. Tra gli 'anni zero', i virus sociali, i bombardamenti mediatici; forse abbiamo trovato il suono del mare.

Jozef Gjura - ANNO ZERO

L’isolamento forzato permette di riscoprire l’importanza di una carezza sul volto, ma ci fornisce anche il tempo di riflettere su noi stessi e la società. Una società sempre più competitiva, che ha portato l’uomo a nascondersi dietro maschere di finti sorrisi. La quarantena ha però costretto ad azzerare il conteggio, e la grande macchina si è fermata. L’anno zero è quindi l’inizio di una nuova era e la nascita di un nuovo stile di vita che in questo caso è caratterizzato anche dalla nascita di un pensiero comune, di un sentimento di appartenenza e responsabilità. In questa fase l’uomo intuisce il cambiamento: la quotidianità che da sempre ci è appartenuta, non tornerà.

Negli ultimi vent’anni sono state fatte troppe scelte sbagliate a favore dell’economia, tralasciando la cultura e il valore dell’essere umano. Bisognerà quindi abbandonare i vecchi schemi sociali e aggrapparsi ad una nuova forma di normalità. Il bisogno di liberarsi da un passato opprimente porta il corpo a spogliarsi degli orpelli sociali e a denudarsi di fronte all’occhio del mondo esterno. Le maschere invece rimangono, forse per paura di spogliarsi del tutto o per difendere la fragilità umana. La sfera emotiva, sessuale e politica si confonde, trasformandosi in un unico corpo senza volto e in costante movimento. Quello stesso corpo si interroga su ciò che sarà, ma non trovando una risposta all’inevitabile cambiamento, sente che per ora l’unica trasformazione può avvenire solo in se stesso e quindi decide di abbandonarsi ai propri pensieri, buttarsi a terra e aspettare che il silenzio della città lo cambi irreversibilmente, per essere pronto così ad affrontare il nuovo mondo che verrà.

Luca Paolantonio - Cadere, Ma Con La Lentezza Del Germogliare Di Un Fiore

In questo momento di straordinaria solitudine, attraverso lo schermo della nostra televisione, abbiamo visto sfilare un’infinità di personaggi e di immagini poco rassicuranti: una furia implacabile di notizie ferocemente proiettate nei principali canali d’informazione televisiva. Tutto viene presentato con un distacco e un tono spaventoso e scandalistico, che spesso confonde lo spettatore tanto da rendere questo scenario ancor più grottesco della realtà. Io, da telespettatore, appunto, ho tentato di documentare questo assiduo ed indiscriminato bombardamento di informazioni, soffermando la mia attenzione sulle immagini e sulle parole più contraddittorie emerse dallo schermo durante questo periodo di quarantena. Il progetto dunque consiste in una raccolta di nove artwork, contenenti fotografie manualmente manipolate e decostruite, disposte poi seguendo volontariamente uno schema compositivo disordinato per alludere metaforicamente al caos mediatico subito in queste settimane.

Il titolo “Cadere, Ma Con La Lentezza Del Germogliare Di Un Fiore” può essere inteso, a primo impatto, come una definizione pessimistica di questa situazione, ma in realtà intende esprimere la fiducia in una ripresa brillante dopo il tremendo collasso sociale ed economico mondiale.

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Cielo - SOSPESA

In un momento caratterizzato da un’interruzione della routine quotidiana, una sospensione temporale, ci ritroviamo molto spesso soli con noi stessi e la nostra intimità, lontani da amici e distrazioni e dal contesto sociale a cui siamo abituati. La lontananza mi permette di riflettere e riscoprire me stessa; il tempo assume un nuovo significato, viene scandito da nuovi ritmi. Ciò che prima veniva trascurato ora riaffiora con maggiore evidenza ed è questa realtà atemporale che voglio rappresentare, dando maggior ascolto ai miei pensieri e a ciò che mi definisce.

Ho ricamato dei volti, miei possibili autoritratti, inseriti in uno “spazio senza tempo”, che rappresenta in qualche modo come io sto vivendo questo periodo, così lontano da tutto ciò che è abitudinario, ma in stretto contatto con la mia intimità. I volti che ricamo sono indefiniti, non hanno contorni netti e si percepiscono appena nello spazio. Appaiono solo occhi come sguardi che osservano ed indagano. I piccoli e sottili segni del ricamo, differenti dal tratto veloce del disegno, richiedono tempo e pazienza e, nella loro ripetitività scandiscono il tempo. Il risultato finale, il significato che esprimono, rimane radicato nel tessuto senza poter essere cancellato o sfumato.

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Giulia Gonella - LA FIN__ESTRA

Etimologicamente èstra- [dal lat. Extra “fuori”] è un prefisso che significa “fuori”, forma sincopata di èxtera; particella che ordinariamente si accorcia in stra e si una come prefisso. Deriv. Esteriore, estraneo...

L’idea di questo cortometraggio nasce dalla necessità di riflettere e reagire di fronte alla situazione epocale che stiamo tutti vivendo di reclusione forzata, che ci costringe a vivere il nostro quotidiano recinti nelle mura domestiche, mentre la primavera batte alle finestre e dove l’unico svago sembra essere quello di uscire per fare la spesa, assorbiti nel silenzio più totale. Un silenzio che non vogliamo troppo accettare, abituati alla frenesia e al rumore assordante che riempie le strade della città e che ci distrae spesso dall’indirizzare le proprie orecchie nell’ascolto di noi stessi.

Questo progetto vuole rivolgersi anche alle conseguenze relazionali che questo fenomeno sta minando, facendo accrescere la paura nell’altro, visto come possibile untore. Le distanze, che ora sono necessarie per tutelarci, non dovranno rimanere insite nel nostro animo. La finestra che si affaccia sul cortile diventa l’espediente per dare voce al nostro inconscio, alla scoperta e allo smascheramento della/e nostra/e identità più recondite. In un momento in cui la fin_e sembra non avere scadenza, non dimentichiamoci che l’estra_neo, sotto quella maschera, è una persona uguale a noi.

Carlo Schievano - "BEWARE OF THE SOCIAL VIRUSES”

La comunicazione di massa è sempre stata in grado di veicolare in noi messaggi molto precisi, forti ed addirittura disturbanti. L’aggravarsi poi di situazioni di crisi in scala globale ha ampliato e diffuso questo processo, scavando negli animi e negli istinti di ogni individuo. E’ successo in molte occasioni e quest’ultima, non ne fa eccezione. Abbiamo deciso tramite questa animazione ironica, di rappresentare una selezione di “virus sociali” che hanno caratterizzato, e continuano a farlo, la situazione odierna ai tempi del Coronavirus.

Chiara Lombardi - She makes the sound the sea makes to calm me down

Nonostante sia cresciuta in un posto marittimo, non ho mai veramente amato il mare, e invece eccomi qui, nel mio letto, ogni notte, a rievocare il suono delle onde che si infrangono sulla sabbia chiara. Ogni notte, di non so più quale giorno, agli orari più improbabili, mi tuffo nei ricordi in cui mi rivedo galleggiare (il sole che brucia la pelle, il suono delle pietruzze sul fondo, lo scintillare del sole sulle onde leggere, i capelli grondanti, le labbra salate) ogni notte, per non pensare al presente e al futuro, per sentirmi viva... giusto il tempo di addormentarmi ancora.

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Caterina Grieco e Filippo Candotti - Surreal Suspension

Crederesti impossibile che ti possa essere strappata la libertà. Crederesti di essere in un sogno se non lo stessi vivendo sulla tua pelle.
Realtà. Siamo stati catapultati in un tempo parallelo svincolato dalla routine quotidiana. L’affetto è negato.
Divincolandoci per evadere da una realtà distorta e cercando l’altro, ci sentiamo impotenti. Sotto le lenzuola siamo al cospetto di noi stessi.
Il contatto lascia il posto a sensazioni di turbamento e noia.
Riflettiamo sulla nostra natura e sulla violenza con cui ci è stata strappata la foglia.
Privati della nostra libertà, cerchiamo di riscoprirla in una dimensione diversa.
Sospensione, non privazione.
Viviamola come tale. Riscopriamo una nuova quotidianità, priva di quel dinamismo sovrano dei nostri tempi. Impariamo nuovamente ad ascoltarci dando valore a questo tempo.

Lucia Ferraro - WHERE ARE YOU?

Ho creato un filtro Instagram chiamato “where are you?” per dare la possibilità a tutte le persone che ora sono chiuse nelle proprie abitazioni di ambientarsi in diversi contesti esterni di natura e pace. Mi manca da morire il mare, la montagna, il sole, il cielo, la natura, l'essere libera. Ora che sono dentro vorrei chiudere gli occhi ed essere fuori. Un modo divertente per uscire senza doverlo fare. Where are you? Siamo tutti fuori ma dentro.

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Crediti


Testo: Carolina Davalli
Editor: Amanda Margiaria
Curatori: Enrico Cestaro, Alma Malara e Giulia Sgobba (PERSONA)
Talenti: Lucia Ferraro, Caterina Grieco e Filippo Candotti, Chiara Lombardi, Jozef Gjura, Luca Paolantonio, Cielo, Giulia Gonella, Carlo Schievano

Progetto ANNO ZERO: supporto tecnico e direzione a cura di Alberto Barbesino
Progetto Surreal Suspension: musica di Smuv

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