Fotografia di Patience Zalanga

L'attivismo sui social è inutile, se poi non lo metti in pratica

Figlia di Ilhan Omar, l'attivista diciottenne Isra Hirsi ci spiega perché leggere e parlare senza agire non è abbastanza e di come fare attivismo sui social—per davvero.

di Isra Hirsi
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21 marzo 2021, 5:00am

Fotografia di Patience Zalanga

Questa storia è apparsa originariamente sul numero speciale di i-D Up + Rising di settembre 2020, dedicato a celebrare le voci della comunità Black.

Per l’occasione, i-D ha raccolto le testimonianze di più di 100 tra attivisti, artisti, scrittori e musicisti sparsi tra Atlanta, Baltimora, Minneapolis, Los Angeles, Londra, New York, Parigi e Toronto.

Oggi, in occasione della giornata mondiale per l’eliminazione della discriminazione razziale, abbiamo deciso di riproporvelo.


“Quando dico di non avere avuto una vera infanzia, mi riferisco al fatto che sono stata costretta a crescere in fretta rispetto ad altri bambini. Mia madre [Ilhan Omar, NdR] è diventata una Rappresentante del Congresso americano quando avevo dodici anni, e da quel momento la mia crescita si è velocizzata incredibilmente. In quanto sorella maggiore ho dovuto responsabilizzarmi ancora di più, tentando di aiutare in qualsiasi modo potessi. Penso che avere dei genitori così occupati con il loro lavoro abbia cambiato la mia prospettiva su come dovrebbe essere un’infanzia ‘normale’. tutta l’ostilità che abbiamo ricevuto da quel momento mi ha decisamente obbligata a crescere.

Da un po' di tempo su Instagram ricevo meno odio, gli insulti che ricevo su Twitter generalmente arrivano da bot o troll. Con TikTok invece è diverso. La sezione dei commenti è molto più personale, e dato che non sono tanto famosa quanto lo sono su Instagram o Twitter, quando arrivano mi feriscono di più. In qualche modo li trovo comunque divertenti. So che la mia famiglia è sempre al centro dell’attenzione, ma penso sia diverso quando prendi di mira un bambino. Penso abbia qualcosa di comico.

Quello che mi dà più fastidio di TikTok è che questi creator, che abbiano un sacco di follower o meno, creeranno dei video su come organizzare una protesta, come prepararsi per una manifestazione, parleranno delle persone BIPOC che sono state ammazzate, ma alla fine non faranno niente di pratico per organizzare davvero una manifestazione. Si fanno chiamare attivisti, ma a parte parlare su TikTok non fanno letteralmente nient’altro.

Vedo che spesso i loro follower commentano i video chiedendo come poter essere coinvolti nelle proteste, ma non ricevono mai risposta. Per me è estremamente frustrante, perché tempo fa ero molto coinvolta nell’attivismo su TikTok. Tutte le persone con cui parlavo erano davvero intelligenti, e conoscevano a fondo gli argomenti di cui trattavano, ma allo stesso tempo mancava loro… la pratica. Nessuno sapeva come prendere quella ideologia e applicarla nel mondo reale. Uno dei motivi per cui ormai detesto la comunità politica su TikTok è che tentavo di parlare con loro per dare consigli su come agire praticamente, ma alla fine nessuno voleva mettersi davvero in gioco, anche se fingevano di volerlo fare. Puoi leggere tutti i libri che vuoi, ma fare solo quello non servirà a salvare vite.

L'attivista Isra-Hirsi parla di attivismo online.jpg

Su TikTok è pieno di ragazzini che iniziano ad interessarsi di politica. Hanno tredici, quattordici anni e parlano già di quello che dice Alexandria Ocasio-Cortez, oppure sono ossessionati da Ed Markey e Bernie Sanders. Ed è intrinsecamente sbagliato avere questo approccio,” afferma Isra, “perché si tratta di politici, non di celebrità. Mi domando se uno di queste personalità con cui sono ossessionati facesse un passo falso, se loro sarebbero in grado di rendersene conto. Questo tipo di comportamento ha un impatto negativo, perché metti un politico su un piedistallo, rendendolo intoccabile. Trovo strano che si comportino come fossero perfetti. Non sono mica Beyoncé.

So di avere un’opinione unica e radicale. Ho sempre detestato ritrovare la faccia di mia madre su tazze e magliette. Mi mette a disagio, specialmente quando non sono item della sua campagna elettorale. Mi fa strano vedere persone che le indossano, ma mi ha anche fatto capire una cosa: mia madre non dovrebbe essere famosa, né tantomeno idolatrata. Dovrebbe essere una Rappresentante del Congresso, punto. E dovrebbe fare soltanto il suo lavoro. Ovviamente apprezzo chiunque la supporti, ma so che lei preferirebbe essere semplicemente una politica.

Al contempo capisco perché le persone usano piattaforme come TikTok così tanto. È un canale di sfogo e fa circolare le informazioni velocemente. C’è comunque qualcosa di buono nel fatto che le persone ti trattino come una celebrità sui social media. Ho infatti la possibilità di parlare di argomenti importanti e complessi, come la mancanza di rappresentazione, di organizzare attività e di raccontare del mio percorso. E avere un’ampia piattaforma mi permette di portare alle persone quello che ho da dire, o almeno di provare a farlo.

Per questo, mi chiedo: perché non parlare degli argomenti di cui nessuno parla quando ho la visibilità per farlo? Credo che tutta questa idea di ‘correre dietro alla fama’ non abbia senso. Non faccio quello che faccio per la fama, la reputazione, la celebrità. Quelle semplicemente sono arrivate di conseguenza, non le avevo chieste. E onestamente starei bene senza. In realtà, non volevo nemmeno questa visibilità. Ma ora che ce l’ho, voglio usarla bene.”

In risposta a Jenna Mahale.

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Crediti

Fotografia: Patience Zalanga.

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