L'unica cosa che ci interessa degli Emmy è la vittoria di Zendaya in "Euphoria"

È una vittoria storica, perché a soli 24 anni, Zendaya è diventata la più giovane vincitrice di sempre agli Emmy nella categoria “Attrice protagonista di una serie drammatica” e la seconda attrice nera ad aggiudicarsi il titolo.

di Benedetta Pini
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21 settembre 2020, 10:23am

Still da "Euphoria"

Erano anni che un teen drama non veniva applaudito dal pubblico modo così trasversale, innescando un’empatia immediata tra attori e chi sta dall’altra parte dello schermo. Certo, da Skins a oggi ci sono state serie sull’adolescenza che valeva la pena vedere, come The End of the F***ing World, Sex Education, Skam e Tredici, ma nessuna di loro è riuscita fino in fondo a trasmettere l’intensità delle sensazioni adolescenziali, nel senso più totalizzante ed estremo del termine. 

Più surreale e meno cruda rispetto a Skins, Euphoria non ha niente a che vedere con l’ambizione di restituire un quadro fedele della Gen Z, né descrivere con taglio documentaristico i protagonisti come fossero dei campioni. Come ha detto anche il nostro amato Dolan, Euphoria parla “del trauma. Di come lo affrontiamo. Lo superiamo. Lo trasformiamo in altro. Il più delle volte: il disgusto per se stessi, la cattiveria, la solitudine e la dipendenza. Conosco tutti e quattro.”

Euphoria è dunque un tuffo nelle vite dei liceali di ieri, oggi e chissà se anche di domani; naviga nei meandri di taboo sessuali, droghe, festini, app di incontri e cam-girling; il tutto con abiti e make-up che hanno riscritto la storia del beauty al cinema.

Ed ecco l’altro merito della serie: dispiegare la semantica che sta dietro al modo in cui comunichiamo ed esprimiamo noi stessi attraverso la nostra estetica. Ma non pensate a chissà cosa, il punto è proprio il senso di normalità che trasmettono i personaggi, che sono proprio come noi. Il risultato della narrazione e della messa in scena dà vita a una serie che crea assoluta dipendenza. Guardandola, non si desidera altro che essere lì con le protagoniste, Jules—regina di cuori e incredibile attivista transgender Hunter Schafer—e Rue—la stilosissima Zendaya—, che sono l’essenza del concetto di queer, entrambe alla ricerca di una via d'uscita dall'ennui adolescenziale.⁣⁣

Ed è proprio per il ruolo di Rue che Zendaya, a soli 24 anni, è appena diventata la più giovane vincitrice di sempre agli Emmy nella categoria “Attrice protagonista di una serie drammatica”, battendo il record dell’anno scorso di Jodie Comer per Killing Eve, e la seconda attrice nera ad aggiudicarsi il titolo. Candidata per un totale di 6 Emmy (di cui ne ha vinti int totale 3), Euphoria ha permesso a Zendaya di fare il salto definitivo da volto innocente di Disney Channel ad adolescente tormentata.

Nel commentare la vittoria, Zendaya ha dichiarato: “So che sembra un momento strano per festeggiare. Ma voglio dire che c’è speranza per i giovani. So che la nostra serie non è sempre un grande esempio in questo senso, ma c’è speranza. A tutti i miei coetanei che si sbattono per farcela, vi vedo, vi ammiro e vi ringrazio.”⁣⁣⁣ Intanto, la seconda stagione è stata confermata, anche se con qualche ritardo a causa del coronavirus. Nel frattempo, dovrebbe uscire un episodio speciale tra le due stagioni, giusto per tenere a bada la pazienza dei fan.

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Crediti

Testo di Benedetta Pini

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