'Nam', I Stand Between, 2017 di Megwen Cao

L'esperienza della comunità asiatica e queer statunitense, in foto

Con i suoi progetti multimediali dall'estetica ultra-delicata, l'artista cinese Mengwen Cao cerca di dare voce a identità marginalizzate e spesso stigmatizzate.

di Marco Frattaruolo
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13 settembre 2021, 9:10am

'Nam', I Stand Between, 2017 di Megwen Cao

Nat* negli anni Novanta in Cina, ma da nove anni di base negli Stati Uniti, Mengwen Cao è un* artista multimediale i cui progetti spaziano dalla fotografia ai contenuti visuali (audio, video, illustrazioni), dando forma a un corpus composto da un’immensa varietà di opere di storytelling.

Per Mengwen, ambientarsi negli Stati Uniti è stato un processo lungo e complesso. Appena dopo il trasferimento, l'artista cinese ha affrontato una crisi profonda, ritrovandosi a mettere in discussione la propria identità culturale e di genere. Con il tempo, ha capito che sfogare le proprie paure attraverso il racconto e l'auto-narrazione poteva essere un modo per elaborarle, decostruendo finalmente la narrazione delle minoranze, e in particolare delle persone queer/trans asiatiche, divulgata dai media mainstream—ancora strettamente assoggettati a una retorica bianca, privilegiata e patriarcale.

I Stand Between, in cui ad auto-narrarsi sono persone asiatiche adottate da famiglie bianche americane, e Here We Are, che documenta il coming out con i suoi genitori che vivono in Cina, sono i due progetti più celebri con cui Mengwen ha sviluppato narrazioni intime e universali, che le hanno permesso di espandere la riflessione a concetti che riguardano la collettività. È anche il caso del progetto fotografico Liminal Space, nel quale l’artista racconta con sensibilità e delicatezza la vita quotidiana di persone POC queer/trans che vivono negli USA. Di tutto questo, ne abbiamo parlato direttamente con l’artista.

Leslie _ Caroline, Liminal Space, Mengwen Cao, 2017
'Leslie _ Caroline' da Liminal Space, Mengwen Cao, 2017

Ciao Mengwen ci racconti un po' di te, del tuo percorso umano e artistico fino a qui?
Sono nat* e cresciut* ad Hangzhou, Cina, negli anni Novanta. Mi sono trasferit* negli Stati Uniti nel 2012 per seguire un corso di Instructional Technology ad Austin, Texas. Lì ho iniziato a coltivare seriamente la mia passione per la fotografia e lo storytelling multimediale. Ho lavorato al giornale della scuola e in una radio locale come fotograf* e giornalista multimediale. Dopo questa prima esperienza mi sono poi trasferit* a New York, dove ho studiato all'International Center of Photography e ho iniziato a lavorare a dei miei progetti personali. Attualmente vivo a New York dove porto avanti i miei lavori.

Com’è stato trasferirsi dalla Cina agli Stati Uniti? La tua arte riflette un certo senso di vulnerabilità…
Attraversare l'oceano e trasferirsi in un altro paese nel quale si parla una lingua completamente diversa e che incarna valori differenti rispetto ai tuoi può rappresentare una sfida. Prima di trasferirmici avevo avuto modo di conoscere gli Stati Uniti attraverso i media. Guardavo molti programmi TV e film americani. Arrivat* qui, però, mi sono res* conto che esiste un divario enorme tra realtà e la rappresentazione che ne fanno i media, e ho avuto modo di sviluppare una maggiore consapevolezza sulle dinamiche di genere e razziali che caratterizzano il paese. Quando fotografo mostro quella che è la mia prospettiva. Mi piace come spesso le sessioni fotografiche si rivelino essere momenti nei quali è possibile trascorrere del tempo con le persone in maniera del tutto intenzionale. È come se ogni volta incontrassi un amico nuovo e le sessioni offrano lo spazio per potersi conoscere più a fondo. Penso che questa dinamica faccia emergere l'aspetto più vulnerabile della mia arte.

Amarie, Liminal Space, Mengwen Cao, 2018.JPG
'Amarie' da Liminal Space, Mengwen Cao, 2018

Cosa ti ha aiutat* a integrarti in un nuovo sistema culturale?
Penso che al centro ci sia stata la conoscenza di me stess*, delle mie radici culturali, e il fatto di avere una certa apertura mentale rispetto alle novità. Come qualcuno che vive una diaspora, la volontà e l'umiltà di continuare a ritenersi un principiante può essere la chiave di volta. Quello che cerco è un senso di appartenenza in specifiche comunità, che mi possano sostenere mentre imparo a conoscere il sistema sociale più generale.

Liminal Space è il tuo progetto fotografico ongoing con il quale vuoi documentare la quotidianità di persone queer/trans di colore che vivono negli Stati Uniti. Ci racconti com’è nato il progetto?
Ho iniziato questo progetto nel 2015, subito dopo essermi trasferit* a New York. Qui sono riuscit* a trarre tantissima ispirazione dalle comunità black queer e trans. È stata anche la prima volta che mi sono sentit* parte di una famiglia queer amorevole e solidale. Provo tantissima tenerezza nei confronti di queste persone, e posso dire che siamo stati testimoni reciproci della nostra crescita in questo lungo periodo di tempo. Per questo ho voluto e continuo a fotografarli, per celebrarne la presenza.

Jezz, Liminal Space, Mengwen Cao, 2021
'Jezz' da Liminal Space, Mengwen Cao, 2021

Guardando le foto di Liminal Space, ciò che traspare è una sensazione di calma, di silenzio, di “normalità”, è questo che volevi trasmettere?
Essendo cresciut* nella Cina degli anni Novanta, provavo un senso di vergogna nell'essere queer perché nella mia terra di origine è sempre stato un tabù. Sia in Cina che negli Stati Uniti la rappresentazione mediatica delle persone queer è piuttosto limitata ed estremizzata, e quello che volevo fare era documentarne i momenti intermedi. Mi sono domandat: e se ci meritassimo l'amore semplicemente per quello che siamo? Così ho iniziato a documentare la quotidianità dei miei amici. Voglio creare delle rappresentazioni autentiche di un certo modo di essere. In qualche modo voglio dire al me stess* giovane che può essere orgoglios* di chi è e spingere le persone come i miei genitori a provare un senso di familiarità.

Pensi che siamo vicini alla normalizzazione delle persone POC queer e trans? E come pensi che l'arte possa velocizzare questo processo?
Dipende da chi intendiamo per “noi”. Per me il “noi” è rappresentato dalla mia comunità, le persone queer e trans sono assolutamente normali, punto. La fotografia mi insegna che è tutta una questione di prospettiva. Ecco perché mi piacerebbe vedere più creativi dietro le quinte, in modo da poter creare storie più diversificate che mettano in discussione la narrazione mainstream.

'Luke' from Liminal Space, Mengwen Cao, 2018
'Luke' da Liminal Space, Mengwen Cao, 2018

I tuoi progetti ruotano intorno a due concetti apparentemente distanti tra loro: individualità e comunità. Dal tuo punto di vista, come possono coesistere?
Mi piace pensare a noi individui come semi. I semi hanno bisogno del giusto ambiente per prosperare. In questo senso la comunità è un elemento chiave. Per me, una dinamica sana tra individualità e comunità deve essere inclusiva, solidale e spaziosa. Dovrebbe dare abbastanza spazio agli individui per crescere nella loro unicità, contribuendo allo stesso tempo al tessuto sociale. Trovare una comunità di riferimento significa vedersi riflessi gli uni negli altri e nutrirsi a vicenda in modo da poter prosperare insieme. Personalmente, ho partecipato a molte azioni collettive che mi hanno aiutato a sentirmi a mio agio nella mia pelle queer.

I Stand Between è un progetto multimediale con il quale hai dato spazio a storie di persone asiatiche adottate da famiglie americane; un esempio emblematico della coesistenza di individualismo e comunità. Che peso detiene, in questo contesto, la comunicazione, la condivisione dei racconti?
In I Stand Between ho voluto specificamente concentrarmi sulle storie di ragazz* asiatici adottati e cresciuti all'interno di famiglie bianche americane. La comunicazione, in questo senso, gioca un ruolo importantissimo. Noi umani otteniamo una comprensione più profonda di noi stessi ascoltandoci l'uno con l'altro e condividendo le nostre storie. E le storie di adozioni transrazziali sono molto complicate. Ognuno di loro ha dovuto fare il proprio personale viaggio per riconciliarsi con la propria identità. Ascoltando e condividendo storie osserviamo le contraddizioni, sfide, trionfi, fallimenti, celebrazioni… e scopriamo il nostro bisogno di essere amati.

Grace, Liminal Space, Mengwen Cao, 2019
'Grace', da Liminal Space, Megwen Cao, 2019

Lo stesso vale per Here We Are, progetto che parte da una tua storia personale e che si è poi evoluto in una piattaforma multimediale condivisa, dove chiunque poteva ritagliarsi il proprio spazio per raccontare l’esperienza del coming-out. Com’è stato, per te e per le altre persone coinvolte nel progetto, mettersi a nudo?
Quando ho iniziato a lavorare al progetto, l'obiettivo principale era quello di riuscire a condividere il mio segreto con i miei genitori. Mi sentivo sol* e bloccat. Anche se sapevo che nel fatto di essere queer non ci fosse nulla di sbagliato, continuavo ad aver timore nel raccontare la verità ai miei genitori a causa del contesto e della realtà nella quale sono cresciut. Così ho cercato attivamente comunità queer asiatiche a New York e online. Fare parte di una comunità mi ha dato una forza enorme nel condividere la mia storia.

La reazione del pubblico mi ha commoss*, ho ricevuto messaggi da tante parti del mondo nei quali molti mi dicevano che era come se finalmente si sentissero visti, ascoltati e capiti. Alcuni mi hanno anche raccontato come questo progetto li abbia aiutati a fare i conti con la propria identità. Here We Are mi ha insegnato che il personale è politico e che le nostre storie contano. Se siamo abbastanza vulnerabili da condividere il nostro Io più autentico, questo riecheggerà insieme agli altri.

Family Portrait, I Stand Between, 2017
'Family Portrait' da I Stand Between, Megwen Cao, 2017

Ci racconti della video-chiamata con i tuoi genitori durante la quale hai fatto coming-out? Com’è cambiato il rapporto con loro dopo quell'evento (se è cambiato)?
Ho realizzato la mia video-lettera di coming out a dicembre 2015. All'epoca, avevo troppa paura di inviarla ai miei genitori. Mi sono mess* nei loro panni e ho cominciato a considerare le domande che loro si sarebbero fatti e, partendo da quelle, ho cominciato a documentarmi. Ho letto articoli, guardato film, raccolto storie di altre persone queer asiatiche e dei loro genitori. Poi ad aprile 2016 mi sono sentit* pront*. Ho affrontato i miei genitori dicendo loro che stavo lavorando a un progetto e avevo bisogno di un loro feedback. Mentre guardavano il video ho registrato la loro reazione e la nostra successiva conversazione.

Mi sento ancora molto fortunat* di avere genitori con una mentalità abbastanza aperta. Anche se nel video la loro risposta iniziale può sembrare un po' ambivalente, in realtà mi sono stati molto di supporto. Comprendo anche la loro reazione perché sono cresciuti in un periodo storico in cui essere queer era enormamente stigmatizzato e perché in Cina non c'è ancora alcun riconoscimento per i diritti della comunità LGBTQ, ed è questo in particolare che li preoccupa. Il nostro rapporto dopo quella conversazione è cambiato. Il coming out non finisce lì. È solo il primo di uno dei tanti passaggi che occorrono per conoscere se stessi e gli altri a un livello più profondo, ma intanto sembra che il muro dentro e tra di noi stia mano mano crollando.

'Mena' da Liminal Space, Mengwen Cao, 2020.jpg
'Mena' da Liminal Space, Mengwen Cao, 2020

In Cina il 5% delle persone LGBTIQ+ ha fatto coming-out. Pensi che progetti come il tuo possano essere di aiuto a tutte quelle persone che non riescono a esprimere a pieno la propria identità di genere e la propria sessualità?
Spero che il mio progetto possa far luce su questo tema, aiutando in qualche modo le persone che sentono di dover nascondere la propria identità. Ogni famiglia ha la propria dinamica e alcune persone potrebbero non sentirsi al sicuro nel fare coming out. Le persone etero non devono uscire allo scoperto, ma se la mia storia può in qualche modo mostrare loro possibili alternative ne sarei davvero soddisfatt*.

Negli ultimi tempi negli Stati Uniti si è assistito a un crescente razzismo nei confronti delle persone di origine asiatica. Come hai vissuto tutto questo e cosa pensi ci sia all'origine di questo odio?
Ho incontrato persone che mi hanno insultat* in faccia solo perché sono asiatic*. Ma mi rifiuto di interiorizzare l'odio indirizzato a me e ad altre persone asiatiche. Le persone ferite feriscono. L'ingiustizia razziale nei confronti di persone di origini asiatiche negli Stati Uniti non è una novità. È incorporata nel più grande e problematico sistema rappresentato dal colonialismo, dalla supremazia bianca e dal patriarcato. In tempi come questi, siamo noi che dovremmo avere più comprensione e pazienza nei confronti degli altri. 

Al contempo, si sta facendo largo un grande fermento di artist* di origine asiatica; penso a Ocean Vuong, Mitski, Japanese Breakfast, Lee Isac Chung. Credi che ci sia una sorta di fil rouge che lega i loro lavori e anche il tuo, come la necessità di comunicare attraverso l'arte le vostre rispettive esperienze?
Sono davvero onorat* di essere associat* a tutti questi nomi. Penso che molti di noi, crescendo, sentendosi isolati, ignorati o feriti dalla cultura mainstream, abbiamo imparato a ricostruire e reinventare chi siamo percorrendo strade meno battute, mostrandoci al mondo di modo che qualcuno là fuori possa sentirsi capito.

'Sueann' da Liminal Space, Mengwen Cao, 2019
'Sueann' da Liminal Space, Mengwen Cao, 2019
Tenaya, Liminal Space, Mengwen Cao, 2017
'Tenaya' da Liminal Space, Mengwen Cao, 2017
coming out di ragazza cinese ai suoi genitori cinesi
'Here we are', Mengwen Cao, 2016
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'Here We Are', Mengwen Cao, 2016
Sandy, Liminal Space, Mengwen Cao, 2018
'Sandy' da Liminal Space, Mengwen Cao, 2018
Mia, I Stand Between, Mengwen Cao, 2017.jpg
'Mia' da I stand Between, Mengwen Cao, 2017
Tsige, Liminal Space, Mengwen Cao, 2019
'Tsige' da Liminal Space, Mengwen Cao, 2019
together, Liminal Space, Mengwen Cao, 2019.jpg
'Together', da Liminal Space, Mengwen Cao
Jazmin _ Yeelen, Liminal Space, Mengwen Cao, 2018
'Jazmin_Yeelen' da Liminal Space, Mengwen Cao, 2018
Welcome Letter, I Stand Between, 2017
'Welcome Letter' da I Stand Between, Mengwen Cao, 2017

Crediti

Testo di Marco Frattaruolo
Fotografie su gentile concessione di Mengwen Cao

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