Il meglio della Paris Fashion Week S/S 22: Balenciaga, Valentino e Loewe

Dall’episodio speciale dei Simpson che ha scosso l’intero settore, alle monumentali presentazioni irl, ecco un piccolo recap di tutto quello che è successo alla PFW 2021 e che potrebbe esserti sfuggito.

di Mahoro Seward, Felix Petty, e Osman Ahmed
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01 ottobre 2021, 8:40am

Bonjour, mes amours! Quelle merveille, Paris Fashion Week est de retour! La gran dama delle Fashion Week è tornata in grande stile per la S/S 22. E insieme al circo nomade della moda, anche noi partecipiamo attivamente a questi eventi per fornirvi uno sguardo dall’interno su ciò che sta accadendo nell’industria parigina. E in parallelo alle solite review dei big (i nostri cari Chanel, Dior e Vuitton), parleremo anche dei nomi indipendenti che si stanno facendo strada nel settore. Se non riesci a contenere la felicità, immagina cosa stiamo provando noi! Questa maratona non è una corsa, quindi andiamo per punti. Ed è solo cominciata.

Balenciaga

Per Demna Gvasalia e il team di Balenciaga, la questione delle sfilate dal vivo è stata affrontata in maniera del tutto particolare. Se da un lato la maison parigina ha organizzato un evento IRL pieno di modellə, editor, celebrità e influencer, l’evento in realtà non aveva nulla a che vedere con il concetto di sfilata a cui siamo soliti pensare. Al contrario, è stato un esercizio di stile che aveva al centro una riflessione sulla celebrity culture, un elemento cruciale nella storia contemporanea del brand. Per saperne di più su come si è sviluppato l’evento, faresti meglio a leggere la nostra recensione completa qui. Tra red carpet, una collezione quasi total black e la collaborazione con I Simpson, possiamo effettivamente dire che Balenciaga ha vinto il gioco della Settimana della Moda parigina.

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Hermès

Trascorrere un'intera settimana in una Parigi intasata dal traffico durante i giorni della Fashion Week può essere intenso, ed è per questo che dirigersi verso un aeroporto alla periferia della città in occasione della sfilata di Hermès è stato come prendere un respiro d’aria fresca. Al suo arrivo, il pubblico è stato accolto da un gigantesco hangar decorato con le opere dell'artista Flora Moscovici, fonte di ispirazione cruciale per la collezione S/S 22 del brand firmata Nadège Vanhee-Cybulski. Ricca di gialli e toni terrosi, la collezione ha incarnato tutto ciò che rappresenta Hermès: capi confezionati magistralmente, un’eleganza silenziosa e tessuti quasi terapeutici da toccare.

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Andreas Kronthaler per Vivienne Westwood

L’abbiamo detto una volta e lo diremo ancora, questa stagione della moda è ossessionata dal sesso. Nonostante il tema, la maggior parte delle collezioni che abbiamo visto emanavano comunque un mood serioso, finalmente sdrammatizzato dalla collezione di Andreas Kronthaler per Vivienne Westwood, che ha dato alla tematica una svolta bizzarra e leggera. Capi con busti gonfiati e stivali con scolli all'americana sproporzionati sono stati abbinati a eleganti abiti a palazzo drappeggiati in lattice, dando luogo a una collezione attenta nell’equilibrare sensualità e artigianato, senza far mancare una sana dose di romanticismo.

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Valentino

Per proiettarti nel futuro, spesso bisogna guardare al passato. Questo è ciò che ha guidato Pierpaolo Piccioli nella progettazione della Valentino S/S 22. Ciò, tuttavia, non significa che quello che ha fatto sfilare in passerella fosse un excursus storico dell’heritage del brand, al contrario, ha guardato al leggendario archivio della maison romana alla ricerca di modi per reimmaginarne le forme, le tecniche e le silhouette più iconiche in modi più contemporanei. Il risultato è una collezione di quasi 100 look che ha unito le tecniche artigianali per cui la casa è così conosciuta ai pezzi e alle forme adatte alla contemporaneità. Leggi la recensione completa qui.

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Bianca Saunders

Stagione dopo stagione, Bianca Saunders si è fatta conoscere per i suoi design sperimentali, creati con tecniche di manipolazioni tessili innovative. Il suo brand pionieristica è stato di recente riconosciuto quando ha vinto il premio ANDAM, uno dei più prestigiosi nel settore, proprio all'inizio di quest'estate. Invece di mettere in scena una presentazione statica, Bianca ha optato per far sfilare Henchmen, la sua collezione S/S 22 fuori dal calendario ufficiale della Paris Fashion Week, in cui sicuramente la vedremo molto presto. Seguendo la sua indagine sui corpi e i loro movimenti, per questa stagione lo sguardo della designer si è soffermato sui corpi di body builder, prestando particolare attenzione ai modi in cui i loro muscoli allungano e deformano le rigide proporzioni dei capi maschili. Così, vediamo le maniche tagliate intenzionalmente per dare un'illusione di maggiore volume e tartan manipolati in modo tale che sembrino contenere muscoli tesi. Le cuciture su jeans e giacche in denim accentuano i contorni del corpo, mentre le canotte da palestra presentano i contorni di un petto modellato. Insomma, con la S/S 22 di Bianca, non avrai più bisogno di andare in palestra!

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Loewe

A volte siamo testimoni di sfilate capaci di ripristinare la nostra fiducia nella moda. Spesso, queste sfilate accadono proprio a Parigi, magari durante una delle prime giornate autunnali. In uno di quei giorni, Jonathan Anderson ha rivoluzionato radicalmente la sua visione di Loewe. Ambientata in una vasta sala spoglia—tranne che per un buco rettangolare al centro da cui uscivano lə modellə—la sfilata ha presentato una serie di look con forme geometriche e organiche, che modellavano o sporgevano dai corpi dellə modellə, quasi come fossero creature aliene emerse da una grotta o eco-astronave sotterranea. Forse una metafora? Per Jonathan, la collezione voleva essere una celebrazione di vestiti "nevrotici, psichedelici e isterici.” Il risultato è stato un raro esempio di cosa succede quando i vestiti diventano moda e quando le sfilate diventano momenti indimenticabili.

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Raf Simons

Head Girl Gone Goth è così che descriverei l'atmosfera della prima sfilata fisica co-ed di Raf Simons, andata in scena sotto il grande colonnato del Palais Brongniart. Pensa a uniformi scolastiche e ai parchi giochi: gonne plissettate per ragazze e ragazzi, blazer taglienti, leggermente graffianti, portati con stemmi e ricami, camicie con proporzioni XXL e abiti matronali dai bordi grezzi, ma con un tocco più scuro e sovversivo. Era quasi come se un gruppo di ragazzi e ragazze fosse scappato da una scuola religiosa belga, avessero preso tutti una pillola, ballato tutta la notte (i capelli erano fradici) e caduti in un vortice di rituali satanici. Un senso di inquietudine è stato ciò che l'ha resa una delle migliori collezioni di Raf degli ultimi tempi. Raf ha semplicemente fatto quello che sa fare meglio: tracciare un ritratto dell’angoscia sudata, dell’ingenuità e della fratellanza e sorellanza dell’essere teenager. C'era un senso di ripetizione tra gli sguardi, che avrebbe potuto facilmente diventare noioso ma invece creava un senso di uniformità sovversiva: i modelli emergevano come gruppi, come le cricche di ragazzini nel cortile della scuola—solo che le loro divise erano serigrafate con grafiche simili alle incisioni medievali. Frequentano tutti la stessa scuola, ma hanno personalizzato le loro divise a modo loro, perché le uniformi scolastiche simboleggiano delle regole, ma le regole esistono per essere infrante. 

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Isabel Marant

Quando cala la notte a Parigi, non c'è niente come una sfilata di Isabel Marant per dare il via alla tua serata. Luci da discoteca, strati di fumo, e un alto numero di ottani vedevano come protagonisti le ragazze e i ragazzi che tutti noi vorremmo essere, anche se non vorremmo mai ammetterlo. Gambe lucide, capelli elastici, toni atletici e incredibilmente erotici: guardare una sfilata di Isabel Marant è come vedere pagine di Vogue Paris prendere vita. Per quanto riguarda i vestiti, beh, sono incredibilmente parigini, quel look boho laissez-faire sbarazzino associato al rigore di chi si allena tutti i giorni. In altre parole, la donna Isabel Marant è complicata e deliziosamente prevedibile. Pelle nuda in mostra, una sessualità celebrata senza timore, scarpe abbastanza basse da poter percorrere energicamente la passerella al ritmo della palpitante colonna sonora di Gabber Eleganza. Ecco com’è andata la sfilata di Marant.

Per questa stagione, Isabel si è rivolta ai tramonti e alle spiagge, applicando stampe color pesca al denim e mixando costumi da bagno con abbigliamento sportivo. Il risultato è stato una sorta di look da raver a Mykonos con stampe colorate a contrasto e tutti i tipi di vestiti spensierati e leggeri che si desidera indossare durante una vacanza estiva. Negli appunti della sua sfilata, Isabel ha menzionato il lavoro del fotografo di moda Hans Feuer come fonte di ispirazione, anche se al centro permane un'idea eternamente attraente di quel glamour tipicamente parigino che merita di essere celebrato esclusivamente nella capitale francese.

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Rokh

Se c'è una cosa per cui è noto il designer londinese Rok Hwang, è la sua capacità di sovvertire capi apparentemente familiari e trasformarli in qualcosa di completamente nuovo. E la collezione che ha presentato al Petit Palais non ha fatto eccezione, mostrando una pletora di silhouette sperimentali, tra pantaloni cargo e cappotti con pannelli asimmetrici. Ma la novità della collezione, tuttavia, risedeva nella sfilza di look di stampo hollywoodiano. Abiti senza maniche in pizzo ricamato con cristalli, guanti da opera con risvolti sui bicipiti. Che si tratti di vestirti per il ballo di una debuttante o per una pista da ballo, Rokh ha dimostrato di essere un designer che può davvero fare entrambe le cose.

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Rick Owens

Per il suo ritorno a Parigi, Rick Owens ha presentato la propria collezione affidando l’apertura a niente meno che Michèle Lamy, gigantesche nuvole di nebbia e, naturalmente, una moda di altissimo livello. Ciò che ha spiccato maggiormente è stata la morbidezza e fluidità emanate da alcuni look. Certo, non mancava la dose di corazze e inserti metallici, le spalle forti e quella sensualità rock 'n' roll che istintivamente associ a Rick, ma questi elementi erano in qualche modo temperati da drappeggi, tinture sfumate e lunghi abiti pronti per qualche red carpet, tutti elementi che trasudavano di un inaspettato senso di romanticismo.

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Courrèges

Riattivare una maison con un'eredità come quella di Courrèges è tutt'altro che facile e la sfida di rendere omaggio a un archivio così complesso proponendo una visione creativa che risuoni nella contemporaneità ha già messo in crisi diversi direttori creativi nel corso del tempo. In sole tre stagioni, però, Nicolas di Felice ha dimostrato le sue abilità nel mixare le iconiche silhouette geometriche e lo stile intergalattico del brand con una sensualità cruda e ravey. Ambientata a Bois de Vincennes, un immenso parco nella periferia di Parigi, la sfilata è stata la sua prima presentazione fisica da quando è alla guida del brand. Tra riflettori da stadio e le sedie cubiche bianche, c'era decisamente un'atmosfera industriale nell’aria, riflessa anche nei capi drappeggiati e dai top in PVC con finiture a specchio. Il designer si è ispirato ai look che lui stesso indossava quando partecipava ai rave, infondendo così al look Courrèges un tocco grunge e grintoso. A bilanciare questi elementi estetici, c'erano anche capi più eteri e romantici, come minigonne color pastello e vestiti a trapezio con strascichi di tessuto che si muovevano nella brezza mattutina. Eccoti servito il tuo nuovo guardaroba da festa.

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Cecilie Bahnsen

Il mondo di Cecilie Bahnsen è stato a lungo definito da contrasti, spesso giustapponendo tessuti delicati e naturali a sagome rigide e voluminose. Ciò resta vero anche in questa stagione, anche se all’ultima presentazione la riflessione della designer sembra essersi concentrata nell’analizzare lo spettro di riferimenti che esiste tra i due estremi. Una ricerca che si è riflessa negli sprazzi di colore che dominavano nella collezione, elementi innovativi rispetto alla tavolozza tipicamente monocromatica di Cecilie. Gonne strutturate in fil coupé di nylon riciclato nero e abiti rigonfi in organza ricamati con camelie in lattice, parzialmente ritagliati come se svolazzassero dall'indumento a terra, conferivano un senso di romanticismo quasi rustico, e gli orli davano l'impressione che i pezzi fossero già stati amati e vissuti. Anche la collaborazione con l'artista giapponese Takashi Homma ha dato a tutto il progetto un valore aggiunto. La designer ha inviato 15 look all’artista, chiedendogli di interpretarli interamente a modo suo. Il risultato sono immagini che riflettono le dualità che sono state a lungo al centro del lavoro di Cecilie, e che allo stesso tempo esplorano gli spazi nebulosi che esistono tra loro: potere e vulnerabilità, fiducia audace e calma, assenza e presenza si incontrano.

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Acne Studios

"Il look è provocatorio, ed è fondato su manufatti che vengono poi sovvertiti,” ha affermato Jonny Johansson, direttore creativo di Acne Studios, parlando dell’ultima sfilata del marchio svedese. Allestita su una passerella sopraelevata ricoperta di velluto e abbellita con specchi, la collezione aveva un aspetto più grezzo e disallineato rispetto a quanto precedentemente associato al marchio un tempo paladino del minimalismo nordico. Abiti trasparenti con volant e cravatte lo-fi, giacche in pelle e cappotti indossati sopra a capi in chiffon, plaid a contrasto con lingerie e tanta, tanta maglieria. Ma è stata l'idea di svelare un certo tipo di corsetteria, che ha realmente rubato la scena. "Viviamo nell'era dell'identità personale, dell'istinto e della sperimentazione," ha aggiunto Jonny. E non ha torto: questa stagione sta dimostrando di voler cambiare marcia e offrire qualcosa di realmente nuovo.

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Saint Laurent

Ambientato direttamente sotto il bagliore di una scintillante Torre Eiffel, la sfilata Saint Laurent ha segnato il ritorno a casa di Anthony Vaccarello, veicolato da una gigantesca cascata e un display luminoso che gridava a gran voce: "Bonjour, str*nze! Siamo tornati." La collezione era altrettanto spettacolare, il tipo di abiti che trovi solo da Saint Laurent: sfacciati e tosti, mostruosamente chic e insaziabilmente sexy. Tacchi vertiginosi, sartoria meticolosa, tessuti elastici e aderenti e, naturalmente, molta pelle più in mostra. Ma c'è più di quanto possa sembrare. In questa stagione, Anthony si è rivolto a Paloma Picasso, prendendo lei e la sua storia come musa.

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Botter

Da quando sono entrati in scena al Festival d'Hyères Prize nel 2017, Lisi Herrebrugh e Rushemy Botter di Botter hanno messo l'oceano al centro della loro pratica. Numerosi cenni alla vita e alla cultura acquatica hanno costellato le loro collezioni nel corso degli anni, spesso sostenute dai ricordi di Rushemy della sua terra natale, l'isola caraibica olandese di Curacao. Intitolata Global Warning, la loro collezione ha presentato per la prima volta una collaborazione con Parley for the Oceans, un'organizzazione no profit che affronta il problema dell'inquinamento marino trasformando i relitti di plastica in tessuti rigenerati, che la coppia ha utilizzato per circa il 60% della loro collezione. La coppia ha dimostrato anche il proprio talento nella sartoria sperimentale, con un abito di lana turchese e giacche trapuntate riciclate da tovaglie ricamate. C'è stata anche una collaborazione con i produttori di ombrelli francesi Piganiol, i cui ombrelli difettosi sono stati trasformati in cappelli eccentrici e giacche a vento drappeggiate. Ma non si trattava solo di vestiti, perché durante il lockdown, Lisi e Rushemy hanno investito nella ricostruzione della barriera corallina di Rushemy a Curaçao, utilizzando il 20% dei profitti delle vendite della collezione. Botter è un esempio incoraggiante di come la moda può iniziare a prendersi cura attivamente del pianeta.

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Ottolinger

L'abbiamo detto una volta, lo diremo di nuovo: la S/S 22 è ossessionata con il sesso. Parla di pelle nuda, erotismo ed eccitazione. E nulla ha incarnato al meglio questa sensazione di libidine come la collezione Ottolinger di Christa Bosch e Cosima Gadient. Intimo in jersey a coste utilizzato come capospalla, ritagli e spalline avvolgenti, i jeans più piccoli che abbiamo mai visto. Questa è stata una collezione che è riuscita a celebrare il corpo come nessun altra, presentando uno dei casting più eterogenei di questa stagione. Sagome di denim attorcigliate, top a ragnatela che molto probabilmente richiedono un manuale di istruzioni per essere indossati e una sartoria che potrebbe sfociare nella couture. Sinuose, sexy e concettuali: ecco ciò che cercheremo di essere la prossima estate!

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Thebe Magugu

Tra la frenesia e il delirio del ritorno della fashion week, è facile perdere di vista le cose che contano davvero nella vita. Per la sua collezione S/S 22, però, Thebe Magugu si è preso del tempo per riflettere su una delle cose più importanti per lui: la sua famiglia. Intitolata Genealogy, Thebe si è ispirato agli album di famiglia, scegliendo momenti e ricordi a lui cari. Così ha quindi cercato di interpretare gli abiti presenti in quelle immagini—quella gonna che sua nonna amava indossare negli anni '50, o le minigonne che indossava sua madre durante la sua fase ribelle negli anni '70—aggiornando i loro tratti distintivi. Presentata al Palais de Tokyo, alcuni capi della collezione risultavano meno letterali, come nel caso di un twinset senza maniche in lana trapuntata color lavanda, che riecheggiava la foschia screziata di un abito di tonalità simili di un'immagine sbiadita. Tra tutto il marasma delle sfilate IRL, questa collezione ha davvero elevato la moda a cibo per l'anima.

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Kenneth Ize

Aprire la prima vera Paris Fashion Week fisica in quasi due anni non è un'impresa da poco e occupare quel posto è un vero onore, un segno della fiducia e del rispetto che il settore ha deciso di riporre nel tuo brand. Per questa stagione, questo compito è stato assegnato a Kenneth Ize. Dopo le esplorazioni progettuali della scorsa stagione—una collezione in cui aveva affrontato l’oscuro percorso degli ultimi 18 mesi tramite una sartoria grafica e tonalità brune—la S/S 22 ha segnato un ritorno al timbro ottimista per il quale il designer si era originariamente fatto un nome. Giustamente intitolata A New Dawn, la collezione ha presentato 30 look intrisi di un senso di allegra leggerezza sostenuto dalle silhouette e dai tessuti nigeriani rifiniti con cascate di frange, maglie in lurex e tuniche e tute corte a righe e tigrate. E anche se era il tipo di collezione che avrebbe strappato un sorriso anche al più rigido degli Editor, questi non erano solamente "abiti felici", piuttosto, un progetto che infondeva un palpabile senso di calma, equilibrio e fiducia nel ritorno di Kenneth in territori estetici più positivi. Emozioni che si riflettevano nel ritmo intenzionalmente lento dei modelli e in una performance dal vivo del sassofonista londinese cktrl.

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Immagine courtesy di Kenneth Ize
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Immagine courtesy di Kenneth Ize
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Immagine courtesy di Kenneth Ize
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Immagine courtesy di Kenneth Ize
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Immagine courtesy di Kenneth Ize
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Immagine courtesy di Kenneth Ize
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Immagine courtesy di Kenneth Ize

Marine Serre

Se per molti brand questa stagione voleva dire un ritorno effettivo alle passerelle IRL, per altri stilisti, come la regina dell’eco-couture Marine Serre, ha significato continuare la propria sperimentazione nel cinema. La designer, infatti, in pandemia ha prodotto alcuni dei film di moda più meditativi e accattivanti di sempre. E Ostal24, il film di 13 minuti che ha proiettato la scorsa notte a una folla dal vivo in un sontuoso hôtel particulier nel Marais, non ha fatto eccezione. Offrendo uno scorcio immersivo su una giornata nella vita di Marine Serre, ha dimostrato che non è necessario vedere modellə in passerella per apprezzare davvero la moda. Vestiti di T-shirt di spugna riciclata, camici da laboratorio realizzati con tovaglie e strofinacci olandesi ricamati e i caratteristici pezzi in rete elasticizzata rigenerata del brand, gli stessi membri del clan Marine Serre che sono apparsi nei film delle stagioni precedenti hanno eseguito azioni rituali che andavano dal relativamente banale—cucina e yoga—fino alle attività più eccentriche come banchettare con una poltiglia nera dall'aspetto sinistro e impegnarsi in danze estatiche. Per quanto strano possa sembrare, il progetto ha funzionato e ha messo in luce la complessità degli indumenti stessi. L'ambientazione rustica del film, ad esempio, ha messo in risalto la delicata bellezza di un abito di pizzo, mostrando allo stesso tempo il rigore di un cappotto di pelle allacciato. E i dolci blu e viola del denim patchwork si confondevano con le immagini di ortiche e le canne ondeggianti. Una testimonianza non solo delle capacità di Marine come designer, ma anche come ideatrice e progettista di mondi.

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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