7 brand che stanno riscrivendo le regole dello streetwear

Addio a edizioni limitate e selezione di nicchia: il futuro dello street style è inclusivo, razionale e sostenibile.

di Carolina Micella
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15 aprile 2021, 3:11pm

Immagini via Instagram: sinistra @apm__t, centro @3wayzcollection, destra @stacy__wear

Dagli anni ‘90 lo streetwear ha invaso i guardaroba delle nuove generazioni, associando questo stile a capi over ed elastici, felpe con loghi, T-shirt e baggy jeans—e ai vari trend annessi, come il look haute couture abbinato alle sneakers. Ma, al di là di questi preconcetti un po’ superficiali, cosa vuol dire veramente streetwear oggi? E, soprattutto, qual è il confine che definisce cosa è street e cosa no? Lo streetwear che viene oggi proposto dal sottobosco popolato dai brand emergenti è decisamente distante dallo stereotipo hip-hop/basket player, e ha molto più a che fare con forme, volumi, colori e silhouette che mai ci saremmo aspettati di finire a mettere nella categoria “street”.

Negli ultimi anni, infatti, il concetto ombrello di streetwear si sta espandendo e ibridando sempre di più, andando a inglobare anche realtà piccole, designer indipendenti e progetti multidisciplinari. La direzione sembra dunque essere quella di un ritorno ai valori centrali della cultura giovanile che ha originariamente plasmato lo stile street, primo su tutti il concetto di inclusività, abbandonando quella fase in cui vestirsi street ha perlopiù significato collezioni di nicchia ed edizioni limitate. E goodbye hypebeast!

Per darvi un’idea di questo cambiamento in atto, abbiamo selezionato 7 brand emergenti che, a modo loro, stanno riscrivendo le regole dello streetwear, accomunati dagli ideali di inclusività, community e ribellione e dall’interesse verso tematiche rilevanti e attuali come quelli di sostenibilità, futuro della moda, DIY, upcycling.

Ecco 7 brand di streetwear da conoscere e tenere d’occhio

AMELIA MT: il brand inglese ispirato alla scena musicale underground di Londra

Fotografia dalla pagina Instagram @apm__t
Fotografia dalla pagina Instagram @apm__t

Sostenitore numero uno del one-piece, il giovane brand inglese AMELIA MT si ribella nettamente al concetto di stagionalità, organizzando un solo drop al mese di gonne e crop top—per raccogliere gli ordini e poi realizzare i capi numerati. La giovane fondatrice Amelia si ispira alla scena underground londinese, e il look book è composto proprio da fotografie scattate da lei ai rave e agli eventi musicali nei quali è incappata—chiaramente pre-coronavirus. L’obiettivo di AMELIA MT è chiaro: riportarci indietro nel tempo per rivivere questi momenti di clubbing e street life. Il prossimo drop di il 30 aprile, don’t miss out!

HIBU Studio: il brand genderless portavoce del Made in Portugal

Fotografia dalla pagina Instagram @hibu.studio
Fotografia dalla pagina Instagram @hibu.studio

Made in Portugal (avete capito bene), HIBU Studio è una delle poche realtà portoghesi che si sta facendo strada anche fuori dal proprio paese d’origine, dove la creatività dei giovani ancora oggi fatica a trovare la propria voce. Nato dalla mente creativa della ventinovenne Marta Pereira Gonçalves, lo streetwear minimalista di HIBU gira intorno ai concetti di gioco, colore, gioventù e inclusività. L’approccio genderless è essenziale e parte del brand fin dai cartamodelli, momento in cui Marta sperimenta con forme e lunghezze che possano essere indossate da ogni tipo di corpo. Il risultato sono capi geometrici, simmetrici e caratterizzati da grafiche chill ma estremamente scenografiche. Per saperne di più, tenete d’occhio il profilo Instagram e il sito del brand: sta per uscire il video di lancio della collezione S/S 21 realizzato dal team multidisciplinare del brand.

DENTAL PINS: il brand multiculturale nato a Milano

Fotografia dalla pagina Instagram @dentalpins
Fotografia dalla pagina Instagram @dentalpins

Unito dagli ideali di ribellione e cambiamento costante, il team di ex studenti dello IED di Milano che nel 2019 ha fondato Dental Pins vede lo streetwear contemporaneo come design surreale, decostruzione e riassemblamento. Provenienti da diverse parti del mondo, i creativi di Dental Pins vogliono fare emergere da ogni capo tutte quelle caratteristiche che contraddistinguono le rispettive culture di provenienza, incarnando così un concetto di street style inclusivo e diversificato per davvero. La collezione S/S 21 del brand uscita lo scorso marzo è la prova schiacciante del loro credo: gonne e abiti in denim di sapore occidentale si affiancano a camicie e impermeabili dai tagli puliti e decisi, che riprendono linee orientali, mentre dettagli stampati a laser e fibbie semi-trasparenti chiudono la narrazione con un tono urban.

III WAYZ: il brand che unisce passato, presente e futuro

Fotografia dalla pagina Instagram @3wayzcollection
Fotografia dalla pagina Instagram @3wayzcollection

Il progetto III WAYZ prende spunto da uno street concept “storico”, prendendo spunto dai valori di disciplina e precisione di antichi greci e romani a cui affiancano l’immediatezza del presente con uno sguardo fisso sul futuro. I fondatori del brand Alessandro Ronchi, Simone Galeotafiore e Lorenzo Crippa per la collezione S/S 21 Beyond Future non potevano quindi che ispirarsi al masterpiece precursore per eccellenza dei grandi temi del contemporaneo: Blade Runner di Ridley Scott. Come nel film, anche III WAYZ riflette sulle tendenze sociali e culturali che il futuro ha in serbo per noi.

Swampgod: lo streetwear DIY, upcicled e sostenibile

Fotografia dalla pagina Instagram @swamp9od

Per Arturo, fondatore di Swampgod, il concetto di pezzo unico gioca un ruolo fondamentale nella definizione di streetwear. Il progetto nasce poco prima del fatidico marzo 2020 a Venezia, quando l’attitudine street di Arturo fa i conti con la realtà: ciò che vorrebbe indossare non esiste in commercio—o costa troppo. Inizialmente frutto di una necessità personale, il progetto dimostra il suo potenziale proprio durante il lockdown, quando ad Arturo non resta che creare i suoi progetti con ciò che trova in casa. Ed ecco che lo streetwear stanco ammassato negli armadi comincia a riprendere vita: vecchie giacche Dickies e Fila e pantaloni cargo si ricoprono di personaggi dei cartoni animati realizzati tramite la tecnica del tufting e sovrapposizioni di toppe di materiali e colori differenti; storici modelli Levi’s sono rinfrescati a lavorazioni in denim e tie dye; tessuti tecnici di (ex)capi Adidas e Patagonia riprendono vita grazie a patchwork e cuciture a rilievo. Per dirlo in breve: gli one-piece Swampgod trasudano street style da ogni fibra riciclata di cui sono composti.

R3UNITE: il brand di streetwear che ci insegna a comprare meno e più consapevolmente

Fotografia dalla pagina Instagram @r3uniteclo
Fotografia dalla pagina Instagram @r3uniteclo

Sostenibilità e streetwear possono parlare la stessa lingua? Per R3UNITE, brand profit-for-good, sì. E non si tratta di una tendenza, ma di necessità. Simbolo della generazione che oggi lotta per un mondo migliore, il progetto di streetwear lombardo collabora con numerose start-up tech e sostenibili nella progettazione di piccole capsule collection studiate per durare nel tempo e accomunate dai concetti di stile, salvaguardia e innovazione. I drop limitati e season-less di R3UNITE educano così chi acquista a farlo poche volte e con una nuova consapevolezza. Nello specifico, i proventi della collezione Land sono destinati alla ridensificazione di alberi in una zona montuosa etiope, mentre quelli di Sea alla rimozione di 6,5 tonnellate di plastica dal Mar Mediterraneo.

STACY

Fotografia dalla pagina Instagram @stacy__wear
Fotografia dalla pagina Instagram @stacy__wear

“Oggi la moda non è più qualcosa che si ferma alla forma e ai tessuti.” È con questa frase che Alessia Scarpelli parla del il suo brand Stacy. Rifacendosi allo street style punk e rave di fine anni ‘70, Stacy estrapola le linee guida fancy e disordinate di questi stili e le reinterpreta in una versione più contemporanea, emotiva e unisex, realizzando capi estremamente materici, lucidi, metallici e dalle tonalità flashy. Utilizzando materiali 100% Made in Italy e lavorando con un giovane team di designer, a sarti e fotografi a Prato, l’intento di Stacy è di portare lo streetwear a stretto contatto con l’eco-world e con l’heritage sartoriale italiano.

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Crediti

Testo di Carolina Micella
Immagini dai profili Instagram dei brand

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