Fotografie di Fabio Sgroi

Foto dalla Palermo underground degli anni '90

Con il progetto "Palermo 90", il fotografo palermitano Fabio Sgroi, insieme al musicista e scrittore Rodan Di Maria, ci trasportano in una dimensione in cui libertà, volontà e possibilità regnano sovrane.

di Carolina Davalli
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28 luglio 2021, 9:52am

Fotografie di Fabio Sgroi

Palermo è una città detritica, residuale, cumulativa. Da uroboro culturale chino su se stesso, sta diventando una capitale globalizzata centrifuga, da pioniera delle correnti underground italiane a meta del turismo e della vita notturna. Palermo è scarto, contraddizione, è il cipiglio di chi conosce la propria storia ma anche la rassegnata accettazione di essere stata, e di essere ancora, una terra di passaggio.

Ma l’essenza di Palermo è quella di chi resta e ne afferra il lascito, ridando energia al moto di coloro che, con incoscienza e sprezzatura, alimentava un humus culturale parallelo, lontano e addirittura avverso rispetto al sistema e allo status quo.

Questo è ciò che ha fatto Fabio Sgroi con Palermo 90, il libro fotografico che raccoglie gli scatti di una scena ribollente e viva, quella che non faceva distinzione tra metallari, punk o raver, ma che includeva tutte le diverse frange di resistenza. Con questo progetto, Fabio ha ripreso il proprio archivio personale per riportare a galla un racconto di autenticità, possibilità e innocenza.

Così, a distanza di qualche tempo dall’uscita del libro, abbiamo chiesto al fotografo di preparare una selezione di foto in esclusiva per noi di i-D! Le trovi qui sotto, insieme alle parole di Fabio e del musicista e scrittore Rodan Di Maria, figura chiave di quegli anni e autore del testo che accompagna il volume.

Fabio Sgroi Palermo 90 libro fotografico scena underground siciliana resistenza culturale

Ciao Fabio! Quand’è che hai realizzato per la prima volta che la fotografia sarebbe stata il tuo mestiere?
FS:
Ho sempre portato la macchina fotografica con me, come se fosse una continuazione del mio corpo. Con il tempo, ho abbandonato piano piano la musica e incentrato il mio interesse sulla fotografia. Cercavo di trovare un mezzo espressivo che fosse mio, un percorso che si intrecciasse con la mia vita, i miei interessi. Ho iniziato a lavorare quasi da subito—anche se, in verità, tutto quello che faccio lo faccio principalmente per me stesso.

Ciao Rodan! Come hai conosciuto Fabio e il suo lavoro?
RDM:
Conosco Fabio perché, anche se a distanza di qualche anno, abbiamo fatto parte della stessa scena di militanza alternativa e underground. È stata la musica a farci convergere, quella corrosiva e spinta di fine degli anni ‘80, una vera e propria risorsa culturale per la città. In quel momento, mancavano luoghi di consumo e di distribuzione di un certo tipo di cultura, e il nostro rifugio era il gruppo umano, gli spazi di socializzazione e una visione radicale del mondo. Quando conosco Fabio lui è già un fotografo, e sta dove c’è azione, in mezzo a noi, per scattarci.

Fabio Sgroi Palermo 90 libro fotografico scena underground siciliana resistenza culturale

Qual è il tuo approccio alla fotografia? E com’è cambiato nel tempo?
FS:
Il mio approccio è sempre lo stesso, che i soggetti siano persone, paesaggi, ombre o un fatto di cronaca. Già all’inizio del mio percorso si cominciava a parlare di digitalizzazione come mezzo per archiviare e si dibatteva su quanto la fotografia potesse essere soggetta a manipolazioni e sull’autenticità del documento. Intanto, nascevano le grandi agenzie fotografiche stock, e cominciavano a sparire molte piccole interessanti realtà. Ci sono sempre stati mutamenti. Quando sono passato dalla pellicola al digitale, ho dovuto cambiare impostazione e ormai non guardo quasi mai attraverso il mirino.

Cosa c’è dietro la scelta di fotografare esclusivamente in bianco e nero?
FS:
Quando si inizia a scattare, si prova a capire quale sia il mezzo migliore per la propria pratica: si usano più pellicole, diapositive, diversi corpi macchina, obbiettivi. Il fotogiornalismo richiedeva il bianco e nero, quindi anche la stampa in camera oscura, e così sono entrato in un mondo a parte, dove ho passato molte ore per dare un’interpretazione alla stampa. Ho lavorato con i provini a contatto, con stampe di piccolo e grande formato e mi sono identificato con il processo di stampa dalla prima immagine che mi è apparsa a poco a poco nello sviluppo. Ne sono rimasto affascinato per sempre. 

Fabio Sgroi Palermo 90 libro fotografico scena underground siciliana resistenza culturale

Fotografi il mondo, l’Italia, ma soprattutto Palermo da più di 30 anni. Com’è cambiata questa città da quando l’hai scattata la prima volta?
FS:
Con la mia città ho avuto sempre un rapporto conflittuale. L’adolescenza è stata influenzata dal contesto mafioso che dilagava. A quel tempo sarei voluto scappare. Nel contempo, l’unicità del luogo, la capitale di un’isola abbastanza grande ma isolata dal resto dell’Italia, la sua luce, la storia, il paesaggio, la sua gente mi hanno formato. Penso di aver preso la scelta giusta. Adesso in molti aspetti è cambiata in meglio. La globalizzazione porta buoni e cattivi cambiamenti.

A differenza di altre, Palermo rimane sempre una città dal forte impatto, con i suoi quartieri storici. Negli anni ’80 sembrava una città del dopoguerra. Il centro storico era costituito da un ammasso di macchine parcheggiate. La sera si trasformava, diveniva deserto, e assumeva un'aria spettrale. Oggi è il centro della movida. Le nostre contraddizioni però si notano subito. Ancora adesso infatti i resti dei bombardamenti restano lì, in pieno centro, lungo la via che porta alla cattedrale. Non credo che smetterò mai di fotografarla. Mi chiedo se, in tutti questi anni che ho dedicato a girovagare per le sue vie, io sia riuscito a catturarne l’essenza.

Fabio Sgroi Palermo 90 libro fotografico scena underground siciliana resistenza culturale

E tu, Rodan, come hai visto cambiare questa città?
RDM:
Palermo è una città che per molto tempo ha resistito alla globalizzazione nei suoi tratti essenziali. Oggi ha perso questa battaglia di resistenza, e gli effetti si stanno ancora scoprendo. Dopo la stagione infame del terrorismo, delle bombe, era una città quasi ripiegata su se stessa, anche dal punto di vista culturale e artistico. Era la città di chi restava e chi creava per chi restava—non possiamo dimenticare il fenomeno della migrazione, che non si è mai concluso—e si mostrava come un luogo quasi esoterico e per questo difficilmente esportabile all’esterno.

Questa comunicazione intima e personale che ha intrattenuto con se stessa sta svanendo, e la città ora è sempre più globalizzata e si sta forse anche banalizzando. Sicuramente, oggi la città ha una maturità diversa, sopratutto dal punto di vista commerciale, ma manca quella introversione che la portava ad avere un dialogo interiore.

Fabio Sgroi Palermo 90 libro fotografico scena underground siciliana resistenza culturale

Com’è stato dare forma a Palermo 90? Entrare nel tuo archivio e riguardare quelle immagini, come ti ha fatto sentire?
FS:
Lavoro spesso nel mio archivio e cerco di mettere insieme le fotografie. Già prima di proporlo, avevo cominciato a selezionare qualche immagine, poi chiaramente con l’editore cambia tutto, trovi foto che non avresti inserito e così anche per quelle da eliminare, A volte rimane fuori qualcosa, o a volte ridurre sarebbe stato meglio, ma ci sta. Sono felice che questi due libri, Palermo 90 e Palermo 1984–1986, Early works, siano stati prodotti.

Palermo 90 è un’azione di riscoperta quasi archeologica di un momento preciso nel tempo e nello spazio. Ci sono altri progetti underground affini?
RDM:
Un paio d’anni fa, con la mia etichetta discografica, abbiamo pubblicato una sorta di antologia del nonsense palermitano, No Palermo, che raccoglie progetti di musica sperimentale ed elettronica dagli anni ‘80 a oggi. Il concetto dietro a tutto è che, solo a distanza di tempo, possiamo dare finalmente un nome, un volto a quel fenomeno, individuando un’istanza creativa che accumunava tutti questi progetti, queste persone e che si propagava nel tempo. Eravamo una ribellione al sistema di potere della città, una negazione dei valori tradizionali, e anche una negazione dell’immagine orientalista e meridionalista che si ha della città di Palermo. Anche in questo caso, abbiamo cercato di tirare le fila di un momento che forse è sfuggito, cercando di dare una giustizia articolata a quello che si è fatto in quegli anni.

Fabio Sgroi Palermo 90 libro fotografico scena underground siciliana resistenza culturale

E per te, Fabio, perché è importante che questa realtà venga conosciuta e riconosciuta proprio oggi?
FS:
In Palermo 1984-1986 ero presente e partecipavo in pieno al contesto che vivevo facendone parte, c’è più romanticismo, mentre in Palermo 90 ero un outsider, andavo ai concerti scattavo col flash, un po’ più distante alla scena. Oggi ancora di più tutto quello che è memoria e racconta una realtà ha un suo eterno valore. Molti movimenti underground non erano conosciuti neanche in Italia, non c’erano molti contatti con l’esterno, erano nati spontaneamente e dalla Sicilia non usciva molto.

Non ti so dire se ci sarà mai qualcosa che possa assomigliarci, il Punk non lo vivevano come una moda. Era una contestazione pura, spontanea, senza nessun preambolo stabilito a priori. Con Baco about photographs, una realtà nata da poco a Palermo, un laboratorio/galleria, abbiamo organizzato anche una mostra fotografica di tutti e tre i libri. Che siano usciti fuori è un miracolo e il mondo underground ha sempre avuto un suo seguito.

Fabio Sgroi Palermo 90 libro fotografico scena underground siciliana resistenza culturale

In un’intervista hai detto “se individuo un soggetto, inizio a giragli intorno, come in una specie di danza, perché cerco di trovare l’angolazione della luce che per me è più interessante”. Hai mai inteso la fotografia come atto performativo?
FS:
Penso che l'atto di fotografare abbia a che fare con il teatro. È il fotografo che cerca gli attori, la scenografia, il contesto, la luce e si trova a dover decidere se entrare nella scena o rimanerne lontano. Principalmente uso un corpo macchina piccolo, compatto, proprio per evitare di entrare in maniera troppo incisa, e a volte interagisco, scherzo o parlo in maniera che il tutto sia naturale, senza alterazioni—non voglio che muti per cause esterne, come non amo che un gruppo di fotografi si buttino tutti nello stesso soggetto, così o lascio perdere o aspetto che si ricomponi il tutto.

Il testo di accompagnamento del tuo libro Palermo 90 è scritto da Rodan Di Maria, filosofo e presenza fissa della scena che racconti nel tuo libro. Che effetto ti ha fatto leggere le sue parole?
FS:
Normalmente lascio parlare le fotografie, mi piace che la gente abbia una sua propria visione, senza influenzare con informazioni o didascalie, mentre a volte sono necessarie per contestualizzare il momento come quelle del giornale L’Ora. Rodan è stata la persona che ho pensato fin da subito, era la persona adatta e l’unica che poteva scrivere qualcosa sul periodo, avendolo anche vissuto in prima persona come musicista e promotore dell’hardcore palermitano. Il risultato, lo conosciamo.

Fabio Sgroi Palermo 90 libro fotografico scena underground siciliana resistenza culturale

E a te, Rodan, che effetto ha fatto vedere gli scatti di Fabio? Cosa ti manca di quel periodo?
RDM:
Conoscevo molte delle foto, e ogni volta mi suscitano delle reazioni emotive molto importanti. Ho avuto a che fare con quegli scatti nel ‘96, quando abbiamo fatto una mostra autogestita sul suo lavoro. Al di là della naturale nostalgia, di quel periodo mi manca tutto. Quella sensazione di libertà di una città sregolata, che faceva vivere un’ebbrezza di possibilità.

Da un lato c’era la cappa, ma dall’altro un’istintiva tensione alle possibilità e alla realizzazione. Grandi istanza globali, stimoli culturali, vissuti attraverso una rielaborazione e volontà personale. La naivete e innocenza assoluta, un senso individuale e infinito della possibilità, dato da un senso collettivo della libertà.

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Crediti

Testo: Carolina Davalli
Fotografie: Fabio Sgroi

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