Immagini su gentile concessione dell’ufficio stampa Lessico Familiare

Tra Margiela e Nanni Moretti: il brand emergente Lessico Familiare

Gestualità, ricordi e storie personali si fondono nella moda sostenibile e radicale del brand di Riccardo Scaburri, Alberto Petillo e Alice Curti.

di Giorgia Imbrenda
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17 dicembre 2021, 9:07am

Immagini su gentile concessione dell’ufficio stampa Lessico Familiare

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di Lessico Familiare, brand emergente nato dall’immaginario della coppia di creativi Riccardo Scaburri, Alberto Petillo e Alice Curti.

Per Riccardo e Alberto, fondatori del progetto, l’urgenza di un approccio sostenibile nella moda è imprescindibile. Con Lessico Familiare, infatti, il duo progetta e crea collezioni ibride ed eterogenee, in una sorta di storytelling senza fine senza taglie o stagioni. La filosofia dietro al brand, nato alla fine del 2020, mette al centro l’obiettivo di dare nuova vita a oggetti, tessuti o capi domestici. Niente bozzetti, niente CAD, guardando ciò che hanno a disposizione in casa, il duo di creativi inizia a decostruirlo, rinnovarlo e aggiornarlo secondo il loro gusto personale. 

Incuriosite dalla portata di questo progetto radicale, abbiamo voluto intervistare i designer che gli hanno dato vita.

Intervista brand emergente Lessico Familiare Rebel Label.JPG

Ciao Alice, Riccardo e Alberto! Parlatemi un po' di voi. Chi siete? Quando e perché avete fondato il vostro brand?
Lessico familiare è un progetto di abbigliamento domestico nato nel 2020, per noia e per allegria (Natalia Ginzburg, Ti ho sposato per allegria, 1964). Abbiamo iniziato dall’ambiente domestico, dove i nostri capi vengono progettati e assemblati partendo dai materiali già presenti nella nostra casa, come tende, stuoie, indumenti dismessi. Per noi è centrale il tentativo di tradurre in oggetti indossabili il nostro lessico familiare, tramandare gesti e sfumature in capi smontati e riassemblati, spesso ingigantiti.

Ambiamo a conservare la memoria arricciando tende ingiallite e rammendando canovacci umidi. Attualmente, Lessico Familiare è composto da Riccardo Scaburri, docente e designer, Alberto Petillo, confezionista e tatuatore, Alice Curti, designer e magliaia. Ci siamo conosciuti in università, alla NABA, circa 7 anni fa e abbiamo gusti spesso lontanissimi, eppure funzioniamo!

Da dove arriva il nome Lessico Familiare?
Il nome Lessico Familiare è un chiaro omaggio a Natalia Ginzburg e al suo di Lessico famigliare. Oltre ad aver tolto una “G”, abbiamo cercato di compiere un’azione analoga alla sua, ovvero tentare di conservare e raccontare il nostro linguaggio domestico. Non tramite parole, ma con indumenti, fatti di tovaglie, tende, anche stracci ingialliti. Un abbigliamento domestico a tutti gli effetti.

Intervista brand emergente Lessico Familiare Rebel Label.JPG

Come definireste le vostre creazioni usando solamente tre parole?
Nostalgico, sproporzionato, sfizioso.

Siete ossessionati dal patchwork e dalle linee destrutturate, perché? E quali sono le vostre principali fonti di ispirazione a livello creativo?
Il patchwork è una tecnica che utilizziamo dall’Università, quando i tessuti ci sembravano talmente preziosi che non volevamo sprecarne nemmeno un pezzo. Gli scampoli diventavano nuove pezze da ritagliare o applicare, oppure li utilizzavamo per fare i moodboard e ricordarci quali colori e materiali avevamo selezionato. La decostruzione è arrivata lavorando invece su capi già esistenti. Non vogliamo snaturarli del tutto—magari, ne cambiamo la funzione—e così la loro struttura detta le regole del nuovo indumento che andremo a creare. A livello creativo, l’influenza principale è quella di Martin Margiela, soprattutto per quanto riguarda l’approccio all’abito, quella sua ironia sottile, tra decostruzione e conservazione. Un’ironia anche disillusa, come quella di Nani Moretti. Ci piace l’idea di essere nel mezzo (con moltissimo rispetto e senza alcuna presunzione), tra Margiela e Moretti.

Intervista brand emergente Lessico Familiare Rebel Label.JPG

Dal punto di vista progettuale, quali tecniche utilizzate per dare forma alle vostre idee? 
Da un punto di vista tecnico abbiamo adottato in primis la decostruzione. Smontiamo quasi ogni capo conservandone sia le parti strutturali che i colli, le maniche, i bottoni, i taschini. Segue poi il patchwork o l’esasperazione dei volumi, più in larghezza che in lunghezza. Altre volte siamo molto legati a un indumento tanto da lasciarlo intatto, andando solo a cucirlo su un altro, o imbottendolo, rendendolo così più simile a un cuscino che a un capo d’abbigliamento. Infine ci piace avere sempre qualche elemento lezioso, dunque spargiamo arricciature qua e là sui nostri capi. Abbiamo dei codici estetici e progettuali che portiamo avanti, ma per ogni capo c’è uno studio, anche se spesso molto istintuale, pensato ad hoc. 

In base a quale criterio scegliete i tessuti? In questa fase, come mantenete un equilibrio tra stile e funzionalità?
Per ora stiamo lavorando con indumenti che abbiamo negli armadi di famiglia o che ci vengono donati per questo progetto. Non disegniamo a priori per poi trovare qualcosa che si adatti al bozzetto, ma vediamo quello che abbiamo, lo proviamo, lo stendiamo, lo giriamo, iniziamo a tagliarlo e man mano abbozziamo sia forme che disegni. Il primo impatto è tattile perché preferiamo lavorare con pesantezze simili, poi c’è quello visivo del colore. Alla funzionalità e praticità non teniamo troppo, partiamo dalla narrativa nostalgica della Ginzburg, non dalla funzionalità, peschiamo negli armadi e esageriamo le proporzioni, arricciamo, sovrapponiamo rivendicando il diritto di dire “perché ci piace così”.

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Parlando di sostenibilità: perché è importante e in che modo si può ridurre l'impatto ambientale di un brand?
Un approccio sostenibile non è ancora, purtroppo, la prassi nella progettazione di moda. È impensabile continuare a farcire il mondo di nuovi capi quotidianamente, svalutando il valore sia del capo stesso sia di chi lo confeziona. Il nostro modo di ridurre questo impatto è concentrando la produzione in un unico racconto senza stagione e senza taglia, in cui i capi vanno e vengono senza fretta. Sono nuovi, sì, ma per confezionarne uno diamo una nuova vita e valore ad almeno altri tre capi.

Cosa pensate dei social network e come sviluppate la comunicazione del vostro brand? Credete che siano indispensabili per permettere a un brand emergente di farsi conoscere?
I social network, soprattutto Instagram, ci piacciono. In primis per la loro componente voyeuristica. Sbirciamo persone, luoghi, feste, carpiamo qualche informazione generica, ma c’è anche una sana dose di egocentrismo. Sono una vetrina utilissima e fondamentale per raccontare Lessico Familiare. Siamo molto legati al backstage e al making of, perciò postiamo in maniera molto naïf momenti del nostro processo lavorativo. C’è il rischio che si perdano nei milioni di post che vediamo quotidianamente—il mercato, fisico e digitale, è saturo—eppure crediamo che la vena ironico-letteraria di partenza possa darci un’identità riconoscibile.

Cosa c'è nel futuro del vostro brand? E qual è il vostro motto?
Nel futuro di Lessico ci sarà un abbigliamento per la casa, oltre che per chi la abita. Poi merende e calma. Non abbiamo un motto, raccogliamo frasi domestiche nel lessico di amici e nostro, oscilliamo tra “stendo io dopo” e “il primo che arriva mette su l’acqua per la pasta”.

Intervista brand emergente Lessico Familiare Rebel Label.JPG
Intervista brand emergente Lessico Familiare Rebel Label.JPG

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Crediti

Testo Giorgia Imbrenda
Immagini su gentile concessione dell’ufficio stampa Lessico Familiare

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