Siamo la generazione più sola di sempre. Perché?

E qual è il motivo per cui abbiamo paura della solitudine?

di Alyson Zetta Williams
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02 marzo 2020, 11:08am

Screenshot dal film Lost in Translation

Cerchiamo orma da anni di capire chi o cosa dobbiamo incolpare per il drastico aumento di solitudine tra i giovani. Abbiamo puntato il dito contro i social media, gli influencer e tutto ciò che ha a che fare con la tecnologia. Nella speranza di trovare un rimedio, siamo diventati bravissimi nell'analizzare la nostra solitudine. È stata definita come "un'epidemia" e "una minaccia per la nostra salute." Ha cambiato aspetto nell'era in cui la popolarità si può quantificare numericamente e il lavoro lo si trova sulla base di quel numero. Ma la prima cosa che dobbiamo chiederci è: perché abbiamo paura della solitudine?

"Aver paura della solitudine è un tratto che accomuna generazioni e culture diverse," fa notare la Dottoressa Erin Vogel, psicologa specializzata in social media. "La tecnologia permette alla Gen Z di essere sempre in contatto con gli altri, ma questo non basta a farci sentire meno soli." Ma è una percezione erronea, basata su presupposti irreali. Questo meccanismo cognitivo potrebbe essere tra i motivi per cui una ricerca della San Diego University suggerisce che "questa generazione di adolescenti sia più sola delle precedenti." Inoltre, la Gen Z ha ricevuto il punteggio più alto nella Scala della Solitudine della UCLA lo scorso anno. Eppure, gli studiosi stanno facendo fatica nel trovare un collegamento consistente tra l'aumento della solitudine e l'uso dei social media.

"Per le Sad Girls e i Sad Bois di Instagram, la solitudine diventa un tratto che ne definisce personalità e identità virtuale."

Dawn Fallik, Professore Associato della University of Delaware, afferma che la recente apertura da parte delle celebrità sulla solitudine causata dalla fama abbia spinto il pubblico più giovane a riflettere sulla propria situazione. "Gli adolescenti sono sinceramente sorpresi dalla solitudine. Si fanno schiacciare da questa sensazione," ha dichiarato Fallik a USA Today. Il termine "celebrità" potrebbe essere applicato anche alle Sad Girls e ai Sad Bois di Instagram, le cui identità online ruotano attorno alla solitudine come tratto della loro personalità. E se usare i social media non è di per sé una causa accertata di solitudine, le immagini e le discussioni che queste app portano in primo piano potrebbero senza dubbio esserlo.

"In un certo senso, è impossibile che io mi senta solo," riflette Nate Garner, 23 anni, che su Instagram ha cerca due milioni e mezzo di follower. Essendo parte di quella che è senza dubbio la generazione più connessa di sempre, Garner ammette che l'equazione tanti follower = tanti amici non è sempre corretta. Nel 2018, in un articolo del New York Post dal titolo Ho 2 Milioni di Follower ma 0 Amici, Garner ha raccontato che per lui si è rivelato vero l'esatto contrario: all'aumentare dei follower è diminuito drasticamente il numero di amici che aveva nella vita reale; anche la sua autostima ha subito un duro contraccolpo.

"È probabile che alla base della solitudine che tutti proviamo ci sia la dissonanza tra la nutrita comunità di cui sentiamo di fare parte e l'assenza di legami sociali stabili nella vita reale."

La dissonanza tra una nutrita comunità online di cui sentiamo di fare parte e un'invece traballante sistema di legami non virtuali è alla base della sensazione di solitudine che molti di noi provano? Probabilmente sì. È una profezia che si auto-avvera: passiamo il nostro tempo sui social media nella speranza di ampliare la nostra rete di conoscenze, senza renderci conto che sono proprio quelle stesse app a limitare e inibire la comunicazione tra esseri umani.""

"La mia teoria è che i social media abbiano a che fare con tutto questo, in modo anche abbastanza importante. Prima del loro avvento, se a casa avevi una situazione di merda, ti sentivi frustrato dalle tue relazioni sentimentali o non riuscivi a farti nuovi amici, potevi sempre raccontarti che tutti avevano il tuo stesso problema," spiega Lane Moore, autrice di How To Be Alone: If You Want To And Even If You Don't. "Ma oggi che tutti sembrano avere amici, famiglie e partner perfetti sui social media, ti ritrovi invece a pensare: 'Cazzo, ma allora io sono l'unica persona al mondo a sentirsi così sola. Sono un disastro.""

"'I social media mi hanno trasformato in un asociale,' confessa Garner, influencer seguito da oltre due milioni e mezzo di persone su Instagram."

Visiti dagli schermi dei nostri smartphone, Garner e gli altri influencer sembrano avere nel loro arsenale virtuale tutti gli elementi a cui fa riferimento Moore. Ma se ci avventuriamo nella vita reale, "i social media mi hanno fatto diventare un asociale," confessa Garner. E quando un network virtuale fiorente non si riflette nella quotidianità della persona, l'istinto è quello di rifugiarsi proprio sui social media, sentendosi con il tempo sempre più a proprio agio nelle comunicazioni online rispetto che nelle interazioni fisiche. Il risultato? La mancanza di legami sociali "veri" si fa ancora più acuta, anche a causa della ricerca di quei legami tra feed, forum e storie.

Sui social media, la solitudine equivale a un basso numero di follower e like. Si tratta di una paura diffusa tra gli adolescenti, che vedono la loro presenza online come parte integrante della loro vita quotidiana. Ma non sono i numeri piccoli in sé a creare fastidi, quanto invece la capitalizzazione dei social media, che li ha trasformati in un vero e proprio contesto darwiniano in cui sopravvive solo chi sa adattarsi, e cioè chi piega a proprio favore le leggi dei social media; così, chi ha numeri più alti ha anche maggiori opportunità di guadagno (attraverso ads e sponsorizzazioni, ad esempio), mentre gli altri sono destinati all'oblio in un abisso di anonimato. In questo modo, la paura di sentirsi soli si trasforma in qualcosa di diverso, più pericoloso e annichilente: temiamo di fallire e non avere alcun successo professionale.

"Oggi il social media marketing è di dominio pubblico, ma lo stesso non si può dire del dietro le quinte. Che conseguenze ha vivere una vita in funzione della creazione di contenuti Instagram sempre nuovi e sempre entertaining?"

Osservando il feed di Jay Alvarrez—che con i suoi 6 milioni di follower su Instagram viene pagato per tuffarsi nelle acque più cristalline del mondo—è facile pensare che avere un seguito ampio sui social media significhi poter disporre di migliori opportunità professionali. Tradotto in numeri e dati, se consideriamo che il CPM (cost per thousand views, o costo per mille) medio su Instagram si attesta a 6.70 dollari, possiamo allora stimare il valore di un singolo post sponsorizzato di Alvarrez sui 42.000 dollari. Eppure, anche se oggi il marketing sui social media è un ambito sempre più studiato e di dominio pubblico, sappiamo pochissimo delle conseguenze che ha vivere una vita in funzione dei propri contenuti Instagram.

"Un delle cose di cui nessuno parla mai è quanto sono tristi alcuni influencer," dice Beca Alexander, fondatrice dell'agenzia per influencer Socialyte. Agente straripanti, colleghi gelosi e competitivi, uno stipendio che dipende al 100% dalla propria capacità di creare (e mantenere in vita) un flusso infinito di contenuti: questi sono solo alcuni dei motivi per cui gli influencer in realtà non vivono davvero le esperienze che raccontano, né sono così felici come sembrano.

"La qualità delle nostre relazioni, e non la loro quantità, potrebbe essere un antidoto a questa epidemia di solitudine."

Dopo aver studiato oltre 200 ricerche incentrate sulla relazione tra social media e solitudine, il professore Daniel Russel della Iowa State University ha dichiarato che la qualità dei nostri contatti, opposta alla quantità, potrebbe essere la chiave per contrastare questa epidemia di solitudine. Nonostante tutto ciò che i social media rappresentano, infatti, la ricerca di legami validi (opposta a quella di numerosi legami) potrebbe essere la soluzione alla paura della Gen Z di sentirsi soli.

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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