Non abbiamo bisogno di sembrare "veri" su Instagram

Perché perseveriamo nell'idea che Instagram sia uno spazio dove mostriamo il lato più autentico di noi?

di Rachel Charlene Lewis; traduzione di Carolina Davalli
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02 gennaio 2020, 11:28am

Lo scorso ottobre, Instagram ha annunciato che avrebbe tolto dall’app tutti i filtri che simulavano la chirurgia plastica. Spark AR, la piattaforma che permette agli utenti di creare i filtri, ha motivato questa decisione facendo riferimento a un sondaggio del 2018: la ricerca dimostrava che i filtri più utilizzati per lisciare la pelle, ingrandire gli occhi e disegnare labbra alla Kylie Jenner fanno male alla percezione della nostra identità e minano con la nostra autostima. Nonostante il tentativo di Instagram di regolamentare il modo in cui ci presentiamo, sappiamo tutti che continueranno ad aumentare gli strumenti e le occasioni per alterare la nostra persona online. Ma allora perché siamo ancora così scettici riguardo al nostro rapporto con la tecnologia?

Siamo appena entrati nel 2020, ma in un certo senso siamo ancora culturalmente condizionati a pensare che dovremmo presentarci sui social media in modo autentico, ma questa non è mai stata una regola. Il fatto che nel 2012, quando usavamo i filtri base già presenti nell’app per ingiallire o aggiungere venature vintage alle foto (di bassissima qualità) dei nostri libri preferiti, dimostra che nei social media non c’è mai stata una tensione verso la riproduzione della realtà oggettiva. È una piattaforma basata sulla curatela, dove non dobbiamo necessariamente mostrare la versione migliore di noi stessi, ma piuttosto un personaggio; prova a chiedere a qualcuno se su Instagram appare esattamente come si sente nella vita vera e probabilmente riceverai una risposta vaga o un poco-sentita, del tipo “Ma sì, certo.” La natura di Instagram, però, a differenza di quello che i creatori avevano in mente, si è evoluta in modo tale che solo una piccola, piccolissima parte di te possa trasparire. E questo è un male? Dobbiamo davvero mostrare ai nostri follower la versione più realistica di noi stessi?

Ho solo una domanda per quelli di noi che usano regolarmente i social media, specialmente le piattaforme legate a contenuti visivi come Instagram: sareste capaci di mostrare il vostro vero essere? Perché il mostrare, il presentare comporta sempre una bugia; è una performance. Anche il “trucco naturale” è performativo. Come ha scritto Jessica Teas wrote su The Cut nel 2018, “Quando parliamo di ‘beauty senza make-up,’ non parliamo sicuramente dell’uscire di casa subito dopo una doccia. Parliamo di uscire di casa dopo settimane di massaggi, laser e trattamenti per rendere la pelle più compatta e lucente, promossi da una cricca di esperti muniti di dermaroller.” Perché non fare un passo avanti e prendere coscienza che forse essere naturali non è una cosa a cui dobbiamo per forza dare un valore, o che semplicemente non si può ottenere solo togliendo i filtri dal nostro volto.

All’inizio del 2019, Ashley Carman ha scritto un pezzo riguardo all’ascesa dei filtri Instagram per The Verge: "Molti di questi filtri non perpetuano un ideale di bellezza alla Kardashian. Al contrario, molti sono veramente sperimentali.” Mentre potrebbe essere malsano per noi perseguire una versione di noi stessi alla “trucco senza trucco” attraverso i filtri Instagram, mi interesserebbe sapere come apparirebbe questa piattaforma se smettessimo di sembrare del tutto umani. Su TikTok, i teenager di qualsiasi genere si riempiono il volto di glitter (spesso eco-friendly, secondo la loro etica), si cospargono il naso di blush, nascondono le ciglia con il correttore e si disegnano su guance e palpebre. Non stanno sicuramente cercando di essere belli nel senso tradizionale, come le loro controparti più vecchie e più normcore si ostinano a fare su Instagram; cercano di sembrare qualcosa di diverso, qualcosa di più.

I filtri che mi trovo a usare più spesso sono quelli che deformano totalmente la mia faccia. “Beauty 3000” di @johwska aggiunge una spessa maschera sulla tua pelle; “BOSS diana” di @ilovediany altera in maniera aggressiva ogni singola parte di te, allargando le labbra, cospargendo di blush la tua faccia e aggiungendo simboli del dollaro volanti; “CHERRY ON THE CAKE” di @barbaramalewicz pone due enormi e sorridenti ciliegie sulle tue guance, o su tutto lo schermo, a seconda dell’opzione che scegli. Sì, molti di questi solitamente nascondono le imperfezioni e ti danno una Influencer Face, ma conferiscono delle apparenze che non potremmo mai ottenere con il semplice make-up.

Non dico che l’editing dei social media e i filtri Instagram non siano problematici. L’idea che le persone prendano le loro foto con i filtri e vadano dal chirurgo plastico per ricreare nella realtà delle caratteristiche suggerite virtualmente è agghiacciante, e pericoloso. Ma questo problema è anteriore alla nascita dei filtri Instagram, e dei social media nel loro insieme. La “preferenza” culturale per le caratteristiche somatiche tipicamente eurocentriche, o verso quelle di colore per le persone bianche, non ha avuto inizio con i filtri IG. È però sicuramente più difficile far smettere le persone di attenersi a standard di bellezza insistiti nella nostra cultura rispetto a quanto lo sia bannare dei filtri virtuali

Nel pezzo sopracitato di The Verge, Carman afferma: “Il futuro dei filtri Instagram si sta ancora formando, ma il primo passo per vincere nel mercato dei filtri è chiaro: catturarne i creatori.” Ma che aspetto avrebbe il mondo se smettessimo di attenerci ai nostri connotati più umani e ci sperimentassimo veramente? In qualche modo ci stiamo già modificando grazie alla nostra connessione con la tecnologia: le nostre spine dorsali si stanno letteralmente spostando a causa della postura che teniamo quando leggiamo i messaggi, anche chiamato il “Text Neck.” Ci sono delle nuove creme protective che ci aiutano a non danneggiare la nostra pelle con la luce blu dei nostri schermi. I nostri pollici sono esausti e stanno perdendo forza per i movimenti che facciamo, e che non avremmo mai fatto 50 anni fa. Forse è arrivato il momento per noi di smetterla di pensare che non siamo noi stessi, mentre ci approcciamo alla tecnologia. Forse è il momento di smetterla di ostinarsi a essere così umani.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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