Tuasorellaminore e la scena di Bari che (ancora) non conosci

A poche settimane dall’uscita del nuovo singolo FAHRENHEIT, la giovane cantautrice si racconta.

di Benedetta Borioni
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30 marzo 2021, 5:42pm

In questo depressivo 2021 l’ora legale sembra assumere un ruolo ancora più significativo: da una parte potrebbe, a quanto pare, essere l’ultima; dall’altra, sembra far trapelare un raggio di luce dalla gigantesca macchia rossa di divieti in cui siamo. Vedere il sole tramontare dopo le 19 ci porta con la mente a un clima temperato, caldo, fatto aperitivi e selecta musicale giusta

La selecta di i-D Italy continua con una nuova giovanissima artista che arriva dalla vibrante scena di Bari, di cui ancora non si parla tanto, ma che già da un po’ di tempo, mentre le città colosso delle commistioni culturali italiane sembrano svuotarsi delle menti che lasciano il proprio appartamento fuorisede, rinasce di una propria vita culturale.

Lei è Tuasorellaminore, con già all’attivo su Youtube qualche videoclip e l’uscita del singolo FARHENHEIT. Nei suoi pezzi si percepisce una forte passione per l’R&B e un linguaggio molto diretto. Abbiamo deciso dunque di incontrarla per farle alcune domande sul nuovo singolo, su di lei e sul suo progetto.

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Ciao Tuasorellaminore! Vuoi che continuiamo a chiamarti con il tuo nome d’arte o vuoi rivelarci il tuo vero nome?
Come dico nella mia canzone Fahrenheit, “Salvami dalle solite cose, salvami dalle nuove mode, salvami anche dal mio nome,” penso che riuscirete a salvarmi se continuerete ad immaginarmi come ad un qualcosa senza nome o definizione. Oppure, potete inventarvi voi un nome nuovo per me, o addirittura chiamarmi con il nome di mia nonna, Margherita (che è anche il secondo dei miei tre nomi all’anagrafe). 
P.S. Sì, con i nomi ho un rapporto molto complesso. 

Dove sei cresciuta, e com’è stato crescere dove sei cresciuta?
Sono cresciuta in Puglia, a Bari. Tra ulivi, mercatini delle pulci, tra la musica classica e i libri di filosofia di mio padre, tra cavalletti, tele e colori ad olio di mia madre, il tutto avvolto dal mare, dalle palme, da cattedrali e basiliche e da una malinconica felicità. Crescere in mezzo a tutto questo ha contaminato la mia anima di colori, di contrasti e di desiderio di essere qualcosa di vero, di autentico e senza alcun limite.

Vuoi descriverci la tua musica in 4 parole?
Dissacrante, irriverente, concettuale, anticonformista.

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Cosa stai vedendo su Netflix in questo periodo che vorresti consigliarci?
Ho amato Dark, una serie tedesca che parla di viaggi nel tempo, universi paralleli ed apocalisse. Ho amato Vikings perché vorrei essere una shieldmaiden, una guerriera Vichinga, e poi erano mesi che volevo guardare Suburra. Sarà che amo Roma in modo viscerale,ma è stata la seria in assoluto più bella che abbia mai visto.

FAHRENHEIT ha dei riferimenti molto precisi. Com’è nata?
Fahrenheit è nata ascoltando l’inno dei cherubini, opera tratta dalla liturgia di San Giovanni Crisostomo, un’opera più mistica che religiosa che celebra l’unione terrena con quella celeste. Ho campionato delle parti corali della versione di Tchaikovsky con cui ho creato le strofe e poi ho sviluppato tutto il resto. È nata così, unendo il moderno a qualcosa di sacro e antico, cercando di mandare un messaggio importante: quello della salvezza, del riuscire a chiedere aiuto in questa società disagiata e sotto molti aspetti fortemente chiusa in una vasta gamma di malattie mentali.

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La pandemia ha cambiato qualche aspetto interiore ed esteriore di te?
La pandemia ha cambiato la mia vita. Mi ha stravolto dentro, ha cambiato il mio modo di vivere le mie relazioni, di vedere l’amore e i miei progetti per il futuro. Ho dovuto fare i conti con gli attacchi di panico, la voglia di fumare e di sbronzarmi continuamente. Esteriormente direi di no, a parte qualche tatuaggio che non avrei mai pensato di fare, e qualche ruga d’espressione in più. 

Stai già lavorando a nuovi progetti?
Non ho mai smesso di lavorare a nuovi progetti, direi che ne ho un armadio pieno. Per fortuna tutto questo disagio mi ha reso molto prolifica e non vedo l’ora di potervi far ascoltare tutto.

Chi è la prima persona a cui fai sentire i tuoi nuovi pezzi?
Mia sorella minore. La persona che amo e stimo di più al mondo, che ha ispirato questo mio progetto, nel quale spesso compare sotto forma di cori.

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Qual è il fotografo con cui vorresti collaborare per la copertina del tuo album di esordio?
Volo alto e dico Nick Knight. Dire il perché è superfluo. È una leggenda che unisce arte, moda, fotografia e rende tutto un qualcosa di alieno e travolgente, ma comunque sempre armonioso e impareggiabile. Tra i super fotografi italiani con cui amerei lavorare direi Roselena Ramistella: ho seguito la sua storia e ammiro tantissimo chi come lei ha cambiato rotta e seguendo la sua passione è riuscita ad arrivare a fare cose grandiose. È un messaggio che in qualche modo ritrovo in ogni sua fotografia.

Come descriveresti la scena musicale della tua città, Bari? Hai mai pensato di cambiare definitivamente città per la tua carriera musicale?
A Bari c’è un grande fermento. Sono nati e passati tanti musicisti diventati grossi, e poi ci sono nomi piccoli che presto diventeranno grandi. C’è molto supporto e curiosità tra tutti, e anche la consapevolezza che farsi sentire provenendo dal Sud è sicuramente molto più complicato. Tra i vari elementi che agitano questa scena, cito qualche amico che ammiro e stimo in particolare: Walter Celi, Klaus Noir, Alessandra Valenzano, Evra, Al Verde, Kora, Picasso Cerveza, Caffellatte, Puni, Roberto Guglielmi e tanti altri.

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Se potessi suonare live, quale sarebbe il tuo palco dei sogni?
L’Eremo Club, a Molfetta. Un posto a cui sono molto affezionata ed in cui ho rischiato di suonare poco prima del lockdown di marzo 2020.

Cosa sbagliano le persone quando provano a parlare di te?
Sbagliano quando mi dicono che sono carina, che ho dei bei capelli lunghi e che ho una bella voce. Togli queste cose e ciò che resta è la parte più vera di me. Sbagliano quando credono che dietro le mie produzioni o idee ci sia qualcun altro, magari un uomo, quando in realtà sono io quella che si smazza tutto il lavoro di notte piena di sbatti. Sbagliano quando si dimenticano che gli ho appena detto che sono la padrona di me stessa, delle mie produzioni, delle mie sonorità e dei miei testi. Ma soprattutto sbagliano quando mi dicono cosa devo fare senza nemmeno stare a sentire quello che vorrei fare io.

Tuasorellaminore foto Fahrenheit

Cosa stavi facendo prima di rispondere a queste domande e cosa farai dopo?
Stavo prendendo una vitamina C e 10 gocce di En. Quello che farò dopo non lo so, sinceramente, credo rileggerò quello che vi ho scritto e poi mangerò una mela.

In che modo la musica e l’arte in generale riesce a salvarci in questo brutto momento? Secondo te ci sta riuscendo?
Quando siamo giù di morale mettiamo un pezzo che ci trasmette felicità e stiamo già meglio. Quando siamo tristi ne mettiamo uno che ci spacca il cuore e piangiamo a dirotto, e anche in questo caso poi stiamo un po’ meglio. Quando voglio esorcizzare i miei demoni scrivo una canzone, quando voglio dire a qualcuno che lo amo gli scrivo una canzone, quando qualcuno mi fa incazzare scrivo una canzone. Era così prima del Covid ed è così anche adesso. È bello vedere che in mezzo a tanti stravolgimenti qualcosa non è cambiato.

Quali sono i tre musicisti con cui sei cresciuta?
Sono cresciuta con Bach, Jimi Hendrix e R-Kelly. 

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Crediti

Testo di Benedetta Borioni
Fotografie di Margherita Carvelli

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