Incubi, sogni e futuro di Claudym

Ha firmato con Island Records e ha le idee ben chiare sul futuro. Un'intervista alla nuova scommessa dell'etichetta di Sfera e Taylor Swift.

di Amanda Margiaria
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04 febbraio 2021, 10:28am

Fotografia di Andrea Olivo

Claudym è un’artista che fa mille cose. Innanzitutto, compone e scrive tutta la sua musica. Ma è anche un’illustratrice e, più in generale, una persona che mette la creatività al centro di tutto ciò che fa.

Qualche giorno fa ha fatto il grande annuncio: “sono entrata a far parte della famiglia Island Records Italia. I'm gonna work my ass off ⚡️ news soon .” E la news non si è fatta troppo attendere: il 4 febbraio è uscito il suo nuovo singolo Nightmare.

Noi di i-D abbiamo raggiunto virtualmente Claudym per farci raccontare questa nuova avventura e scoprire quali sono gli incubi di cui parla nel suo singolo, ma anche i sogni più divertenti che abbia mai fatto.

Intervista a Claudym per l'uscita del singolo
​Fotografia di Andrea Olivo

Ciao Claudym, che cosa fai oggi? E cosa stavi facendo prima di rispondere a queste domande?
Ciao! Oggi giornata dedicata alla release quindi sono un po’ alle prese con i feedback generali. Davo un occhio qua e là…

Dove sei cresciuta, e com’è stato crescere dove sei cresciuta?
Sono cresciuta a Milano, una città alla quale sono molto affezionata per le numerose possibilità che ti offre, anche se non ho mai sfruttato appieno il suo potenziale. Sono sempre stata una giovane-anziana, ho quelle poche amicizie che mi tengo strette, mi guardo volentieri un film a casa o al cinema. Diciamo che la parte di aperitivi e feste mi è un po' sconosciuta, ma questo dimostra che è una città che può offrire molto altro.

È appena uscito il tuo singolo Nightmare, quindi iniziamo da qui: quali sono i tuoi incubi ricorrenti?
Ne parlavo l'altro giorno e mi è venuto in mente che, oltre alla classica onda anomala o l'incidente aereo che mi tormentano da anni, gli scorsi mesi per un periodo sognavo di dimenticarmi di chiudere la porta di casa, di farlo, ritrovarla di nuovo aperta e sapere che qualcuno era entrato. É incredibile perché l'avevo completamente rimosso e inconsciamente mi ha ispirata nella realizzazione del video.

E i sogni positivi? Ce ne sono? Te li ricordi?
Più che positivi, direi sogni divertenti. Mi è capitato un sacco di volte di ridere nel sonno e svegliarmi ridendo, che è una cosa fantastica quando hai accanto qualcuno. Sono spesso cose senza senso e buffe, non faccio molti sogni positivi e realistici nei quali magari mi vedo realizzare una cosa alla quale aspiro. Mi sa che sono più affine alle tragedie.

Com’è nato nello specifico Nightmare? Lo avevi dentro da tempo, oppure è stato frutto del lavoro degli ultimi tempi?
Nightmare è nato un annetto fa, proprio di notte, in una fase di dormiveglia. Mi è saltato in testa questo ritornello e riuscivo a sentirlo chiaramente, già con alcune parole, anche se scollegate tra loro. Sono contenta di aver avuto l'accortezza di registrarlo e di averlo fatto decentemente, perché molto spesso ripesco degli audio della sera prima davvero indecifrabili e mi dico: “Ma cos’è sta roba?”.  È la nota dolente del creare la sera tardi, ma per fortuna Nightmare è rimasta.

Questo brano segna anche il tuo debutto in Island Records, un’etichetta che ha scritto la storia della musica degli ultimi anni in Italia. Com’è far parte di un team così rispettato nell’industria?
É fantastico, ancora non ci credo. Vivo sempre nell'ottica del "devi fare, devi migliorare, devi imparare" e ancora non mi sono fatta il regalo di realizzare che ho raggiunto questo traguardo importantissimo per me.

Quando hai iniziato a fare musica? E cos’è che ti ha fatto dire: hey, ma io questa roba voglio farla per lavoro?
La musica mi accompagna da semprem ma ho incominciato a realizzare la mia solo tre o quattro anni fa. Come dicevo prima, sono molto dura con me stessa, e quindi credo che sia stato proprio il sentirmi pronta ad iniziare il mio percorso a farmi dire “questo deve diventare il mio lavoro.” Era come se prima non mi concedessi la possibilità perché sentivo che mancava qualcosa.

Sei anche un’illustratrice, e hai quindi grande dimestichezza con la parte più visuale del lavoro creativo. In che modo ti ha aiutato a sviluppare una tua identità musicale?
Credo sia stata proprio l'unione tra le due cose, e quindi la volontà di costruire un percorso musicale con un'estetica capace di rispecchiare la musica e accompagnarla. Non è una questione di immagine: capita spesso che questa diventi il motore trainante di una proposta musicale poi debole. Intendo solo avere una visione d'insieme, con la possibilità di mettere me stessa in ogni cosa e realizzare così un progetto artistico veramente personale, che metta la musica in risalto e non in secondo piano.

Sempre parlando di immagini, l’artwork di Nightmare ha un’estetica molto precisa che hai sviluppato con Bosk. Sapevi fin dall’inizio qual era il risultato a cui volevi arrivare?
Avevo in testa solo un’idea di mood: volevo che artwork e video fossero connessi, e nel realizzare quest’ultimo ci siamo ispirati al concetto di loop e di sospensione del tempo. Un po’ come trovarsi incastrati in un limbo in cui il tempo è fermo, e questo doveva trasmettere un ingannevole senso di tranquillità. Ho trovato l’immagine perfetta guardando i lavori di Bosk. C’era questa grafica 3D, con il suo personaggio seduto in una stanza senza pareti, che girava all’infinito in uno spazio nero. L’ho trovata calzante al 100% perché era tenera e angosciante allo stesso tempo, quindi gliel’ho mandata dicendogli “questa!”.

Qual è la cosa che ti rende più fiera del tuo percorso musicale finora?
Il fatto di essere arrivata fin qui praticamente da sola e nel modo più sincero per me, rispettando la mia natura e i miei tempi. Non conoscevo nessuno in questo mondo, eravamo solo io e Mastermaind (il mio producer), e non ho mai fatto cose delle quali sapevo che mi sarei pentita o che non mi avrebbero rispecchiata. So che chi ha deciso di seguire questo progetto ha quindi apprezzato la vera me. Mi sento capita e accettata al 100 per cento e questo mi rende davvero felice.

Ho letto che fai musica per “confrontarti con una parte di te stessa che non riesci a capire.” Mi spieghi meglio questa riflessione?
Le cose che mi piacciono di più e che non cambio quasi mai di un testo sono quelle che scrivo di getto. Parto sempre da una melodia e quando la canto abbozzo delle parole o delle frasi che escono spontaneamente. Non so bene da dove arrivino e cosa comunichino davvero: nello step successivo, quando devo completare la canzone, indago su questo e man mano imparo a conoscermi.

Tre musicisti da tenere d’occhio nei prossimi tempi?
Emma Nolde, Elasi e i Tropea.

Dove ti vedi nel 2031, tra 10 anni?
Tra 10 anni vorrei vedermi realizzata in vari campi, oltre alla musica. Vorrei aver modo di fare molti album e concerti, ma anche di sfogare la mia creatività in altri settori come l’arte e il cinema. É il percorso che sto cercando di costruire adesso, vedremo nel 2031 a che punto della salita mi troverò.

Il paradiso esiste?
Credo più in nell’energia del nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Ok l’animo artistico, ma ho un’impostazione scientifica bella tosta data dal mio percorso universitario, sono praticamente spaccata in due e purtroppo certe cose le vedo con iper-razionalità. Che noia, vero?

Infine, cosa farai domani?
Domani vorrei fermarmi un attimo per tornare carica sul prossimo progetto, ma sicuramente mi metterò a pensare a quello che dovrò fare il giorno dopo, quindi è una partita già persa.

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Crediti

Testo di Amanda Margiaria
Fotografia di Andrea Olivo

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