La serie che documenta la vita delle ragazze di Istanbul

"Kiz" significa ragazza in turco, ed è anche il nome del progetto con cui i di Berat Nalci, che restituisce uno spaccato intimo e sfaccettato della situazione attuale in Turchia.

di Alina Cortese
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23 febbraio 2021, 2:41pm

Quando si diventa adulti la vita appare improvvisamente sotto una lente diversa, di pari passo con l’acquisizione di una sempre maggiore consapevolezza di sé e della società che ci circonda. I desideri e le speranze che durante l’adolescenza vedevamo all’orizzonte diventano così necessità, oppure si dissolvono nel nulla. Di fatto, la nostra scala gerarchica di valori, aspettative e compromessi cambia in relazione al contesto anagrafico, geopolitico e sociale in cui ci troviamo.

A noi possono sembrare ormai assodati, ma la libertà e l’uguaglianza sociale sono valori per cui bisogna continuare a lottare, scendere in piazza a manifestare. Lo sono soprattutto laddove le diseguaglianze e le ingiustizie diventano evidenti, e la voglia di portare un cambiamento radicale diventa una sfida e una necessità, non solo simboliche.

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Gli strumenti di questa lotta possono essere molteplici, e l’arte è uno si questi. Berat Nalci è un fotografo francese di origine turca che ha deciso di documentare la vita delle ragazze di Istanbul con il progetto Kiz. Sviluppato attraverso immagini statiche e video, al centro ci sono le voci, le visioni e le parole delle protagoniste del progetto, a cui viene lasciato questo spazio sicuro in cui esprimersi in totale libertà.

Attraverso una serie di domande rivolte alle ragazze, alcune più intime e personali, altre di natura sociologica, vengono messi in luce in modo intimo e sfaccettato i problemi cui devono far fronte ogni giorno le giovani donne turche. Paure e speranze si fondono, andando a dipingere uno spaccato sincero della situazione attuale in Turchia.

Abbiamo chiesto a Berat di parlarci del progetto Kiz, del suo percorso e di ciò che lui stesso desidera per la Turchia, la terra della sua famiglia, che negli ultimi anni sta attraversando un delicato e complesso periodo di cambiamenti.

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**Ciao Berat! Raccontami qualcosa del tuo background personale e professionale. E in che modo ha influenzato la tua estetica?
**Provengo da una famiglia turca, ma sono nato in Francia. Penso che le mie origini siano state un punto di forza per la mia crescita personale e il mio lavoro, permettendomi di entrare in contatto con gli abitanti di Istanbul e raccontare le loro storie.

Per questo, dopo gli studi di fotografia a Lione e una serie di progetti fotografici editoriali, ho deciso di dedicarmi alla fotografia documentaristica. Questa pratica mi permette di sentirmi più vicino all'umano e di raccontarne storie, e penso sia quello che mi si addice di più.

Se ti chiedessi di scegliere un aspetto di Istanbul a cui tieni ma che molte persone non conoscono, quale sarebbe? Mi affascina le sua duplicità tra cultura europea e asiatica, due visioni che a Istanbul si incontrano e intersecano. Puoi letteralmente passare dall’Europa all’Asia in 15 minuti con il traghetto che attraversa lo stretto del Bosforo. In giro per la città puoi trovare cristiani, ebrei o musulmani e le rispettive testimonianza culturali, che creano una sovrapposizione impressionante di cattedrali, moschee, sinagoghe.

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E com’è nata l'idea del tuo progetto Kiz**?
**"Kiz" significa ragazza in turco. Il progetto è nato durante un viaggio in Turchia. Ero partito con l’idea di sviluppare un reportage sulla famiglia di mio padre, ma a causa del Codiv-19 ho scelto di rimandarlo, anche perché alcuni membri della mia famiglia sono molto anziani.

Conscio dell’enorme disuguaglianza di genere ancora vigente oggi in Turchia, ho deciso di approfondire l’argomento attraverso le testimonianze dirette delle ragazze che vivono oggi a Istanbul.

**Perché proprio Istanbul? Come hai scelto le ragazze da intervistare?
**Prima di tutto per motivi pragmatici, dato che Istanbul è il luogo dove ho trascorso la maggior parte del tempo e ho trovato più semplice fare street casting—a cui ho affiancato una ricerca tramite Instagram. Ma ho scelto Istanbul anche per via della sua identità di grande città cosmopolita—un po’ come Parigi—, della quale volevo fare emergere i paradossi e le diversità.

Il cast doveva avere caratteristiche ben precise: ragazze di età compresa tra i 18 e i 25 anni, nate o comunque stanziate stabilmente a Istanbul. Su questa base, ho fatto una selezione fondata sulle personalità che mi trovavo di fronte, cercando di creare un cast il più diversificata possibile. Vorrei che ogni ragazza di Istanbul, guardando Kiz, possa identificarsi con almeno una delle esperienze delle protagoniste.

**Quali erano gli obiettivi che ti sei posto all'inizio del tuo lavoro?
**L’obiettivo che mi ero prefissato all'inizio era semplicemente quello di capire come vivono le ragazze a Istanbul: cosa fanno, chi sono, se hanno subito violenza di genere, cosa amano della loro città, quello che vorrebbero vedere cambiare a Istanbul. Insomma, volevo disegnare un ritratto di ciascuna di loro, mostrando le loro storie, le loro esperienze e i loro pensieri.

**Durante le interviste, c'è stata qualche risposta che ti ha sorpreso particolarmente?
**Mi ha stupito il numero di risposte identiche che ho ricevuto alla domanda su quale sia il posto delle donne nella società turca di oggi. Molte di loro hanno affermato che esiste un serio problema di integrazione di genere e di potere. Hanno evidenziato come la donna non sia libera di prendere le proprie scelte, né professionali, né relazionali, a causa di una reale e invadente pressione sessista.

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**Hai passato molto tempo ad ascoltare il punto di vista di giovani ragazze turche. Hai imparato qualcosa da questo progetto che prima non conoscevi?
**Ho imparato davvero molto sul mio paese, soprattutto che le disuguaglianze di genere di cui ho raccolto le testimonianze sono davvero presenti e opprimenti. Proprio per questo mi ha stupito la forza delle ragazze che ho incontrato: sono energiche, coraggiose e piene di sogni, e riescono a vivere in modo totalmente indipendentemente dagli uomini.

**Prima hai affermato di aver utilizzato Instagram per la fase di casting del progetto. Che rapporto hai con i social media?
**Uso molto Instagram come vetrina per il mio lavoro, trovo che sia un buon strumento per far conoscere la propria arte abbastanza velocemente e ottenere così numerosi contatti. Nel 2021 Instagram e i social media sono praticamente l'unico modo per esistere e far esistere il proprio lavoro.

Come svilupperai il progetto? Hai intenzione di fare una proiezione fisica e una mostra? Sicuramente suggerirò il progetto ad alcune riviste di viaggio o collegate alla fotografia documentaristica. Poi, vorrei fare una mostra anche a Parigi, avevo pensato a un grande mosaico sospeso composto dalle immagini di Istanbul in unione a quelle delle ragazze. Questa però è solo un’idea: so che il percorso di ricerca non è chiuso e che per coronare al meglio il mio progetto dovrò ancora raccogliere nuove storie.

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Crediti

Testo di Alina Cortese
Fotografie di Berat Nalci

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