Riccardo Chiacchio: "Per la prima volta, provo un senso d’orgoglio e auto-accettazione per tutto ciò che faccio"

Per celebrare la collezione Pride di Calvin Klein abbiamo incontrato giovani artisti queer di tutta Europa. Qui, lo stylist e art-director Riccardo Chiacchio ci racconta perché per lui il 2020 è stato l’anno di svolta nell’auto-accettazione.

di Creato con Calvin Klein
|
01 dicembre 2020, 9:41am

Nel corso dell’ultimo anno, trovare un motivo per festeggiare è diventato sempre più complicato. In particolare, per i membri delle comunità queer il 2020 non è stato certo una grande, infinita parata. Tuttavia, anche se quest'anno le occasioni per celebrare in carne ed ossa le nostre identità e comunità sono state rimandate a data da destinarsi, le persone queer di tutto il mondo hanno dimostrato un dinamismo e una capacità di resistenza tali da essere d’ispirazione. Abbiamo dimostrato che l'orgoglio queer, il cosiddetto Pride, va ben oltre i confini di una singola parata o del Pride Month, perché è qualcosa che ognuno di noi porta dentro di sé, ogni giorno di ogni anno. 

Per celebrare l'intero spettro delle identità LGBTQIA+ e la gioia generata dalla libera espressione sé, Calvin Klein ha lanciato la campagna #PROUDINMYCALVINS, invitando nove talenti queer internazionali ad esprimere la versione più autentica di loro stessi in una serie di video e immagini. Nel corso di quest'anno, Calvin Klein ha collaborato con i leader delle comunità queer di tutto il mondo per celebrare i temi dell'amore, della famiglia, dell'alleanza e dell’identità, ma ha anche lanciato la collezione Pride, disponibile tutto l’anno.

Determinato a mantenere viva a lungo l’atmosfera di festa, i-D ha chiesto a cinque artisti emergenti della comunità LGBTQIA+ internazionale di raccontarci cos’è per loro il concetto di Pride, le comunità di cui fanno parte, cosa rende la vita queer nelle città in cui vivono così interessante e quali cambiamenti vorrebbero veder realizzati nella lotta tutt’ora in corso per l’uguaglianza dei diritti queer. Oggi intervistiamo Riccardo Chiacchio, art director e stylist di base a Milano. Conosciuto per il suo approccio profondamente emotivo nell’image making, Riccardo collabora con numerosi fotografi di talento, tra cui Laurence Ellis e Jordan Hemingway.

IMG_9467.jpg

Cosa significa per te il concetto di Pride?
Accettare qualsiasi cosa succeda nella propria vita, comprenderla e affermare fiduciosi che ciò che stiamo facendo è esattamente ciò che sentiamo sia più giusto per noi stessi. Sia che si tratti di dire: "Questo look deve essere denim,” sia che sia arrivato il momento di ammettere che relazione è ormai finita. E si tratta di amore, anche. Quando si sperimenta l'amore più puro—sia per se stessi, sia per un'altra persona—ma anche quando lo si riceve, si lava via tutto; questo ti fa davvero capire cos’è il Pride.

In che modo il concetto di Pride fa parte della tua vita?
Per me il concetto di Pride si traduce concretamente nella pratica dell’auto-accettazione. Quest'anno ho avuto la mia prima vera relazione sentimentale, che mi ha portato a raccontare molto più di me stesso a mia sorella e ai miei genitori. Quindi direi che Pride è davvero la mia parola del 2020. Per la prima volta, sento l'orgoglio e l'auto-accettazione in tutto ciò che faccio.  

IMG_9708.jpg

In che modo il mondo della moda e la creazione di immagini ti hanno permesso di esprimere la tua identità?
Tutto ciò che faccio ha in realtà a che fare con il mio lavoro, che considero davvero il mio mezzo di espressione. A 18 anni mi sono trasferito da Napoli a Londra per iniziare a lavorare come creativo. Ho vissuto lì per cinque anni, e in quel periodo il mio lavoro ha davvero ispirato la mia vita personale. Ho sperimentato una nuova libertà creativa e mentale, che si è immediatamente tradotta nella mia vita privata. Quando ero a Napoli, non mettevo in discussione la mia sessualità, figuriamoci se sarei mai uscito con un ragazzo. Quando mi sono trasferito a Londra, però, tutto era così libero e aperto, quindi mi è venuto molto naturale avvicinarmi a nuove esperienze senza pregiudizi e ritrovare me stesso. Come tutti, ho attraversato un periodo di cui non andavo troppo orgoglioso di me, ma ora è vero l'opposto, sono estremamente orgoglioso di chi sono e di cosa faccio, e questo, naturalmente, ispira il mio lavoro.

Quali sono i migliori aspetti dell’essere queer e vivere a Milano?
È un posto speciale, perché qui molti di noi hanno storie simili; si diventa fratelli e sorelle molto rapidamente. Anche se Milano è nel nord dell'Italia, la metà della gente che vive qui arriva dal sud dell’Italia, che è una zona molto più religiosa e conservatrice, dove è molto più difficile essere sé stessi liberamente. Tutti noi ci identifichiamo nelle situazioni altrui e intraprendiamo una parte del nostro percorso insieme. Come dicevo, quest'anno ho avuto una relazione e poi anche la mia amica più cara ne ha avuta una, e l'abbiamo detto alle nostre famiglie contemporaneamente. Inoltre, la comunità gay di Milano è piuttosto piccola, ci conosciamo tutti. Ci sono solo tre locali, e non è che tutti quelli che li frequentano sono persone che lavorano nella moda. C’è gente che ha carriere e percorsi di vita totalmente diversi, ma tutti ci ritroviamo negli stessi posti. In quanto italiani, è davvero naturale starci vicini. È davvero come far parte di una grande famiglia. 

IMG_9924.jpg

Si dice spesso che il primo Pride sia stato stato una rivolta. A mezzo secolo di distanza dai Moti di Stonewall, per cosa pensi la comunità LGBTQIA+ debba ancora lottare?
L'Italia è un paese con una cultura e tradizioni molto forti. Questo non significa che dobbiamo cancellarle o rimuoverle per affermarci, ma dobbiamo integrarci a questo passato con tatto e delicatezza, facendo sapere alla gente che siamo qui e che anche le novità sono ok. Si tratta di entrare lentamente a far parte della società tradizionale senza sconvolgere le persone, il che è un po' diverso da quello che succede in posti come Londra, che è una grande città da sempre nota per il suo spirito ribelle.

Tagged:
pride
Calvin Klein