i negozi genderless sono il futuro della moda

Faye Toogood condivide con noi il concetto senza genere e senza marchio della sua linea Agender.

di Steve Salter
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27 marzo 2015, 2:25pm

"Oggi gli stereotipi di genere sono posizioni ormai datate che ci trasciniamo dalle generazione passate," scrive Ger Tierney su i-D. Le dimostrazioni di questi stereotipi arcaici sono ancora presenti ovunque nella nostra società, e la pressione di sentirsi, comportarsi e apparire in un certo modo per essere considerati "un uomo" o "una donna" ci opprimono ancora. Tuttavia queste etichette e queste pressioni sono talmente antiquate che stanno iniziando a crollare. Uno dei cambiamenti più evidenti è apparso su Facebook. Fino all'anno scorso, la piattaforma della pura perdita di tempo riconosceva solamente due tipi di gender. Oggi, se non ti senti di appartenere a nessuna delle 58 opzioni di genere che hanno introdotto 12 mesi fa, hanno appena aggiunto l'opzione 59. Nonostante stiano incrementando la consapevolezza che il genere non è semplicemente o uomo o donna, la moda e i negozi finora hanno usato mezzi di commercializzazione che seguono le vecchie "regole" del gender binario. Che cosa implicherebbe un negozio genderless? Con l'apertura di Agender a Selfridges e di No Gender a thecorner.com, non c'è più bisogno di usare l'immaginazione per capirlo. I progetti di vendita stanno finalmente spingendo la moda a fare un passo avanti per riflettere le realtà in cui viviamo adesso, e la linea netta tra l'uomo e la donna si sta via via cancellando. Dopo due anni di lavoro, Selfridges ha lanciato Agender con un video diretto da Kathryn Ferguson e Alex Turvey, con un cast composto dall'attrice e modella Hari Nef e con una performance coreografata dall'artista Ryan Heffington. La discussione sul bisogno di fluidità tra i sessi e su un modo di vivere che non sia binario è stata concretizzata nella creazione unica di un'esperienza di shopping in-store completamente genderless. Ideata dalla stilista Faye Toogood, il Concept Space è uno spazio nella quale ai clienti viene data la libertà di astenersi alle nozioni di "lei" e "lui", il focus è incentrato unicamente sul prodotto e tutte le altre distrazione sono state cancellate. Dopo aver aperto le porte dello spazio la settimana scorsa e aver pubblicizzato un gran numero di eventi per questa settimana e la prossima, abbiamo incontrato Faye per parlare di questo nuovo mondo coraggioso.

Ho letto che avete lavorato alla line Agender per ben due anni, è stato il debutto della tua collezione Toogood ad aprire le porte per una collaborazione con Selfridges?

Credo che la mia collezione e il lancio del brand Toogood siano state tempestive per Selfridges. Ho iniziato a realizzare vestiti con mia sorella per i nostri amici - artisti, designer, architetti e altri creativi che non volevano indossare vestiti di grandi marchi. Volevano poter comprare qualcosa che non avesse distinzione di stagione, che fosse senza un marchio, che non avesse distinzione di sesso e che fosse anonimo al punto giusto. La collezione ha iniziato una collaborazione con Selfridges e negli ultimi due anni si è dimostrato, in modo sempre più chiaro, che la problematica non riguarda solo gli stilisti come me, ma anche i clienti: il modo in cui decidiamo di apparire come individui non deve essere confinato a restrizioni della società e del commercio.

Ora che stiamo tutti comprendendo che la sessualità non deve per forza essere binaria, come sono cambiate le opinioni nel mondo della moda e della vendita?

Credo che abbiamo tutti, da un po' di tempo ormai, capito che il gender non è solo binario, ma non abbiamo mai riflettuto sul modo in cui vogliamo apparire. Non si tratta solamente di voler vestirsi con uno "stile androgino" o con tute da lavoro unisex come vogliono far credere molte riviste di moda: un uomo che indossa una gonna o una donna che vuole indossare i jeans del suo ragazzo. Questo è un desiderio genuino dell'uomo e della donna di vestirsi come individui nel modo in cui preferiscono. Presentare i vestiti separati per uomo e donna è ormai una cosa datata.

Per la loro stessa struttura, i negozi dividono i sessi, non solamente in reparti, ma su diversi piani. È stato difficile disegnare uno spazio all'interno di Selfridges che fosse libero dal bisogno di categorizzare?

È stata una sfida. Inizialmente sono riuscita a convincere i direttori ad usare i materiali che volevo - materiali primi e grezzi come le reti metalliche, il ferro, la gomma ecc. Ma dopo averli convinti a costruire strutture fatte di reti metalliche riempite da sculture prevalentemente figurative, ho capito che stavo omettendo qualcosa. Non stavo cambiando molto, stavo semplicemente pianificando un altro spazio con nuovi interni. Dovevo cambiare e mettere alla prova il modo in cui le persone fanno shopping e cercano i vestiti. Volevo togliere tutti i Visual Merchandising, togliere tutte le marche e tutti gli artifici che si nascondo dietro al gender. È stato in questo momento che ho deciso di imbustare tutti i vestiti affinché i capi potessero parlare per loro stessi.

Agender si libera di tutti i capi che abbiano una distinzione di genere e si liberano anche delle più ovvie distrazioni, il risultato è archivistico, neutro e a volte clinico. Quanto eri cosciente di dover sterilizzare la nuova esperienza di shopping?

Gli spazi che ho creato per Agender si basano sul bisogno di voler cancellare gli artifici della commercializzazione e del marketing: sono stati disegnati seguendo la struttura e la forma delle case, per trasmettere un'idea di spazio domestico che si oppone all'impersonalità dello spazio, reso attraverso una maglia di rete di ferro per aggiungere trasparenza. Tutti gli abiti sono presentati in confezioni essenziali e uniformi per liberarli dai preconcetti che abbellirebbero le vendite. Si tratta di dare carta bianca riguardo al modo in cui l'acquirente pensa a ciò che indossa. Per me è emozionante essere in prima fila a un evento che potrebbe cambiare completamente il modo in cui le persone vogliono rappresentarsi attraverso i loro vestiti.

Come vorresti che i clienti interagissero con lo spazio?

I clienti dovranno impegnarsi un po' di più a trovare cosa vogliono indossare - i vestiti non sono presentati in modo facile e diretto. Il mio obiettivo era di cambiare l'esperienza che ha la gente quando compra i vestiti, bisogna decidere per se stessi e saper scegliere cos'è più giusto.

La moda ha il potere per rafforzare o reinventare i costrutti tradizionali del gender, come ti piacerebbe vedere la moda? Dovrebbe essere un semplice riflesso della società o dovrebbe essere più radicale?

La moda come ogni arte ha il potere ti attuare cambiamenti. La moda non ha un'unica funzione, ma ha l'abilita di provocare e commentare. Agender significa letteralmente "senza genere" ma suggerisce anche un piano d'azione o un obiettivo ideologico. Questo progetto ha l'obiettivo di far fare un passo avanti al mondo della moda e di rappresentare le realtà in cui viviamo oggigiorno. La moda è un'industria che si vanta di essere un passo avanti agli altri quindi è molto importante che sia al passo con il progresso che vediamo attualizzarsi nella nostra società. La distinzione sempre minore tra i sessi permette agli stilisti grande liberta, e fornisce una grande varietà di forme e silhouette da esplorare.

Cosa ti emoziona di più nell'eliminare i confini di genere, oggi e nel futuro?

Per me si tratta di una forma mentis e dei vestiti stessi. Il punto è che non esistono più alcune restrizioni: indossate quello che volete e non lasciate che la società decida per voi.

A parte Toogood, quali altri stilisti ritieni che stiano aggiungendo consapevolezza sul tema del gender?

Haider Ackerman, Yang Li, Loewe e Vetements. E certamente… Comme, Ann Demeulemeester e Hedi Slimane.

Per concludere, come vorresti che Agender influenzi i negozi futuri?

Agender esiste per provocare e sperimentare, per porsi e rispondere a domande che ci stiamo tutti chiedendo riguardo al gender e a cosa indossiamo. Agender non vuole solamente liberare un trend ma risponde a un cambiamento sociale. Detto questo, non credo che tutti i negozi impacchetteranno i loro prodotti, ma sono sicura che riconoscono anche loro che qualcosa sta cambiando.

Credo che il futuro dei negozi sia di pensare alla divisione dei vestiti come qualcosa del passato. Queste idee sono intrinseche in noi sin dalla tenera età, dove le etichette ormai datate di blue e rosa sono ancora usate per distinguere il sesso nei dipartimenti per bambini.

selfridges.com/agender

Crediti


Testo Steve Salter
Immagini per cortese concessione Selfridges

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