annie atkins, la graphic designer che ha creato il mondo di grand budapest hotel

Dal progettare la morte di Enrico VIII ne I Tudors a lavorare sul set del Grand Budapest Hotel, Annie Atkins si sta facendo largo nel mondo del cinema.

di Rebecca Boyd-Wallis
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20 aprile 2015, 8:50am

Di base a Dublino, la graphic designer Annie Atkins ha lavorato per un'agenzia pubblicitaria in Islanda prima di prendersi due lauree, una in Visual Communication e l'altra in Film Production. Appena uscita dalla scuola, ha ottenuto il suo primo impiego, lavorando sul set della terza serie dei Tudors progettando qualsiasi cosa, dalle finestre alle pergamene medievali. Ma è stato quando ha ricevuto la telefonata per il suo primo vero film - Grand Budapest Hotel di Wes Anderson - che il suo lavoro ha ricevuto l'attenzione che meritava. Dalla mappa di M. Gustave alla scatola di dolci di Mendl che hanno concorso a creare l'immaginario mondo del Grand Budapest Hotel collocato in una remota zona della Germania, il film ha richiesto un'incredibile attenzione al dettaglio che la designer ha abilmente soddisfatto…

È stato un grande salto passare dal tuo primo impiego a lavorare in un film? 
Quando ho lasciato il mondo della pubblicità ho pensato che stessi lasciando anche l'aspetto dell'ideazione grafica - verso cui avevo perso interesse nel corso degli anni. Ho cominciato a pensare solo alla scrittura, alla fotografia e alle riprese, ma quando sono andata a scuola di cinema mi si è aperto un nuovo mondo sulla progettazione e me ne sono nuovamente innamorata.

Che cosa è cambiato da quando hai lavorato per Grand Budapest Hotel?
Tutto! È da anni che progetto scenografie per spettacoli, ma nessuno aveva mai mostrato così tanto interesse nei miei lavori. Li chiamavo "cose che le persone guardano ma alle quali nessuno presta vera attenzione." Ora improvvisamente tutto questo è come se fosse stato illuminato. Il mondo in cui Wes si è servito del graphic design nella sua narrazione credo abbia aiutato le persone a capire come i film abbiano al loro interno un elemento grafico-artistico, è solo che non se n'erano mai accorti prima. Ora ricevo inviti da tutto il mondo per raccontare del mio lavoro - è pazzesco! 

Com'è stato lavorare con Wes Anderson?
Fantastico. Stare col suo cast e il gruppo di scrittori è stato come vivere dentro a uno dei suoi film. Ha portato tutti in questa piccola città, Gorlitz, sul confine tedesco-polacco. Potevamo passeggiare in Germania e pranzare in Polonia.

Per lavorare al mondo inventato del film hai dovuto ricreare tutto, dalle banconote ai francobolli. Questo ti ha dato una libertà creativa maggiore rispetto ad altri lavori che stavi seguendo in quel periodo? 
Sì, è un mondo immaginario quindi è stato divertente, ma abbiamo cominciato a realizzare ogni elemento osservando il periodo storico a cui si riferiva la storia. Le banconote sono un ottimo esempio - mi ricordo che quando lavoravo a una serie televisiva ambientata nel XIX secolo dovevo far realizzare banconote molto grandi (tre volte quelle di oggi), ma il regista non voleva riprenderle perché le riteneva eccessivamente grandi anche se si basavano su una perfetta ricostruzione storica. Per Grand Budapest Hotel, Wes ha colto ogni singola differenza. Studiavamo i modi in cui dovevano essere riprodotti questi oggetti, e alcune volte ci dovevamo inventare tutto. Questo mi ha profondamente affascinato. Ho lavorato per così tanti spettacoli ambientati in così tanti diversi periodi, ma la prima cosa che mi sentivo sempre dire era che tutto dovesse essere adattato. È un delitto, perché lo stile dell'ultimo secolo era estremamente colorato e brillante e stavamo scrivendo una storia che avesse dei toni realistici per il tempo e non omologati a un filtro seppia soltanto perché gli spettatori hanno sempre visto così le foto di quel periodo. Questo è uno dei motivi per cui ho adorato così tanto lavorare con Wes e con Adam Stockhausen - è stato colorato e divertente, ma sempre reale.

Il fatto di lavorare in una location isolata rende il tuo lavoro più difficile?
Gorlitz è un posto abbastanza isolato, ma c'era un meraviglioso gruppo di persone del luogo che hanno collaborato con noi. Il rilegatore locale, per esempio, e il pittore del vetro, e il negoziante di francobolli sono stati fondamentali per ricreare gli elementi di quel determinato periodo storico. 

Ti è mai capitato di essere felice di un elemento che hai creato per il set, e poi di vedere che non rende bene sullo schermo?
Ci sono dei trucchi che ho imparato in questi anni per non far apparire troppo le cose sullo schermo. Cerco di usare sempre colori chiari e tendenti al crema così che non riflettano la luce eccessivamente. La soluzione migliore è quella di assicurarsi che ogni cosa sia sotto il controllo degli attori: gli oggetti devono aprirsi e chiudersi nel modo in cui questi sanno che devono funzionare, e cosa da non sottovalutare, devi sempre avere degli oggetti di scorta nel caso succeda qualcosa sul set. Alcuni caratteri sono facili da leggere più degli altri - la scrittura gotica tedesca può essere letta dalla camera, se si tratta di particolari punti della trama. Si impara sempre dall'esperienza. 

Quali sono le insidie che hai dovuto affrontare nella tua carriera?
Oh, combino sempre qualche errore. Ho messo le lettere sbagliate sul box di Mendl, cosa estremamente imbarazzante, specialmente per una che ha vinto sempre le sue gare nerd di spelling. L'abbiamo corretto in post-produzione, così non potrete vedere il mio sbaglio nel film, ma comunque non è stato l'unico. Per quando mi riguarda, penso che l'insidia più grande della mia carriera sia il fatto che l'industria cinematografica ti consuma totalmente. Non ho mai avuto una vita sociale. Vorrei riuscire a rivedere presto la mia famiglia. 

C'è un periodo storico particolare su cui ti piace lavorare? 
Il periodo della Londra Vittoriana è forse il mio preferito. Tutta quella folle attenzione alla tipografia, lo adoro.

Gli oggetti sono spesso fatti per aiutare gli attori a entrare nel personaggio, soffri se uno di questi non viene notato?
Penso che le persone credano che ogni oggetto che tu fai sia creato per il pubblico, altrimenti perché lo fai? Ma non vanno così le cose. Noi creiamo un mondo per gli attori e il regista in cui questi devono lavorare. Potrei azzardare che solo il 10% delle cose che faccio venga percepito al di là dell'obiettivo.

Qual è stato l'oggetto che si è rivelato essere la tua più grande sfida? 
Creare la stampa nazionale per la Repubblica di Zubrowka è stata una vera sfida. Wes sul copione scrisse Trans-Alpine Yodel, che era il giornale locale che riportava tutte le notizie storiche, ma anche aggiunto The Continental Drift, e The Daily Fact, e una lunga lista di altre riviste per la lettura da camera nella versione del 1960. 

Qual è il tuo oggetto preferito e perché? 
Amo il box di Mendl. Le persone mi scrivono chiedendomi se posso mandargliene uno, purtroppo devo rispondere di no. È il pezzo più prezioso della mia collezione. Puoi comprare un'imitazione meno costosa in un mercatino ma so perfettamente che non si tratta di modelli originali... non hanno l'errore di spelling, tanto per cominciare... 

A che nuovo progetto stai lavorando? 
Ho preso parte al nuovo thriller di Spielberg all'inizio di quest'anno, Bridge of Spies, che sarà la prossima cosa a uscire - a ottobre. Al momento sto progettando le strutture per il nuovo film di Ang Lee Billy Lynn's Long Halftime Walk, e sto anche lavorando al già annunciato gioco per la Playstation 4. 

annieatkins.com

Crediti


Testo Rebecca Boyd-Wallis
Immagini per concessione di Annie Atkins

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