chiacchiere tra ragazze con jemima kirke

Jemima Kirke è una ragazza delle Ragazze. E questo non è solo un gioco di parole sul programma televisivo che l’ha resa così famosa. Jemima ama davvero le donne, e va così d'accordo con loro da dipingerle sempre.

di Rory Satran
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19 novembre 2014, 10:50pm

Durante una di quelle tipiche colazioni a Brooklyn da Court Street Grocers, Jemima ci ha parlato orgogliosa del suo lavoro giornaliero ("lo show" come lo chiama lei), del suo lavoro notturno (pitturare, per lo più nudi femminili), e del suo eterno lavoro (ovvero fare la mamma). Siccome se siete fan di Girls vi starete chiedendo quanto Jemima assomigli a Jessa, vi dirò questo: ha un'agenda Smythson di pelle con una lunga lista di cose da fare scritta come un perfetto copione. È bella, spontanea e diretta. Mangia, fuma e beve ma non commette errori: a differenza delle ventenni un po' sconnesse di Girls, Jemima infatti sembra avere la sua vita in pugno. Così in una soffocante giornata estiva a New York, due ragazze hanno parlato di come si faccia a crescere una donna forte e del tenersi tutto dentro.

Da newyorkese, sei giovane per avere una casa e due bambini.
Lo sono. Però mi piace. Ci sono momenti in cui vorrei rimanere sveglia fino alle quattro e non tornare a casa fino a quando esce il sole. A volte la domenica vorrei rimanere tutto il giorno sul divano e guardare un film, quello che i miei amici possono fare quando vogliono. Io non posso davvero farlo. 

Qual è la differenza tra crescere un maschio e una femmina?
Non lo so perché sono ancora molto piccoli. Richiedetemelo quando mio figlio avrà 15 anni, quando sarà un teenager e parleremo di rispetto. Perché lo so, sarà insopportabile. Credo che le femmine siano molto più vulnerabili. Le femmine possono attrarre predatori.

Come si cresce una donna forte oggi?
Quello che voglio davvero insegnare a mia figlia è di avere una forte autostima, in modo che lei non soccomba ai bulli a scuola o a qualcuno per strada che vuole che lei faccia qualcosa. Sto cercando di capire cosa avrei voluto che mi dicessero quando avevo la sua età. Cerco consapevolmente di insegnare a mia figlia che siamo in grado di fare le cose da sole e che possiamo essere delle ragazze forti e indipendenti, forti. Ma non so come si faccia. Quindi se qualcuno è alla ricerca di consigli, non deve chiedere a me.

Sono iniziate da poco le riprese della quarta stagione di Girls. Hai dichiarato di aver iniziato a recitare per caso. Cosa ti senti oggi riguardo alla serie?
All'inizio ho opposto resistenza perché ho sentito che dovevo farlo. Sentivo che se avessi mai voluto essere presa seriamente come pittrice, non avrei solo dovuto mostrare di essere seria ma avrei dovuto dirlo ripetutamente, come un trapano nella testa delle persone. Penso che fosse una sorta di ribellione davvero immatura. Poi mi sono resa conto che si può recitare e continuare a dipingere. Essere un'adulta, andare a lavorare come chiunque altro e usare quei soldi per mantenere ciò che amo. Sono molto fortunata perché non ho dovuto fare un lavoro d'ufficio, ma ci sono lo stesso alcune cose che non mi piacciono di quello che faccio. Non mi piace essere riconosciuta. Mi piaci tu, ma non mi piacciono le interviste. Pensavo che fosse lo show televisivo che mi impedisse di fare certe cose, e invece sono i miei figli. Io poi sono davvero solo un personaggio secondario e non lavoro così tanto. Ho imparato, ho scoperto i trucchi. All'inizio non sapevo davvero cosa cavolo stessi facendo. Anche adesso non lo so, ma ora ho gli strumenti per farlo. Ora so quello che sto cercando. C'è un momento in cui stai girando una scena con qualcuno in cui inizi a sentirti davvero bene, e tutto inizia ad avere senso.

Da quanto tempo dipingi?
Da quando dovevo pitturare all'asilo. Da lì in poi non ho mai smesso.

Ti ricordi il primo dipinto che hai fatto di cui sei rimasta soddisfatta?
Sì, in realtà ce l'ho ancora. Era una coppia: un piccolo vaso rosa e un vaso di un verde profondo su uno sfondo blu scuro. Sono dipinti ad olio molto piatti. Avevo solo otto anni, ma ho pensato che i colori scuri stessero molto bene insieme. È stata anche la prima volta in cui ho fatto qualcosa che sembrasse tridimensionale.

Quando hai capito che avresti voluto fare la pittrice?
Non l'ho mai realmente saputo. Mia madre voleva che facessi la pittrice, quindi mi ha dato una sorta di spinta in questo senso. Ma non so se ci sarei arrivata da sola. Di recente ho riletto delle mie pagelle scolastiche, perché mia madre me le ha date. Tutte dicono che questo è sempre stato il mio punto forte: il mio lato visivo. Non è una brutta cosa verso cui essere incoraggiati. Oggi è quello che faccio e non so se potrei fare altro. Ho troppa paura di provare a fare qualcosa di diverso.

Cos'altro dicono le tue pagelle?
Gli insegnanti mi apprezzavano veramente ma hanno sempre detto tutti la stessa cosa, cioè che sarei potuta essere davvero brava in quel campo se fossi sempre andata a lezione. Perché poi ero impressionante quando ero presente in classe. Dicono anche che fossi poco sicura di me, che ero in grado di fare le cose ma che non pensavo di esserlo. Non ho mai saputo se fosse una cosa che era evidente a scuola, ma mi ricordo che da bambina non pensavo mai di essere all'altezza. È questo il motivo per cui cerco in tutti i modi di insegnare ai miei figli che sono fantastici e che possono fare le cose da soli.

Sei stata in analisi?
Sono in analisi da quando ho 5 anni. Essere in analisi è bellissimo. Amo essere in analisi. Voglio dire, i giorni in cui non hai nulla di cui parlare si rivelano poi quelli in cui dieci minuti prima della fine della seduta finisci a parlare di qualcosa di davvero interessante. Tu sei in analisi?

No, ma mi incuriosisce.
È un bene, chiunque può farlo. Non solo le persone che hanno problemi. Voglio dire, tutti hanno dei problemi. Nessun terapeuta ti dà consigli o ti dice cosa fare. Guida solo la conversazione in modo che tu possa arrivare alla soluzione da solo.

Dipingi ancora quasi esclusivamente donne?
Sì. Penso che sia perché sono più a mio agio con le ragazze, è nella mia natura. In realtà ho più amici maschi, ma amo le donne.

Come riesci a farle spogliare?
Lo chiedo semplicemente. Di solito dicono di sì perché sono una donna. Una ragazza mi ha detto di no e io gli ho risposto una cosa del tipo "Sei patetica." Lei sa di chi sto parlando e lo sai anche tu, ma non dirò il suo nome. Lei sa che ero infastidita. Credo che le persone facciano l'errore di pensare di essere rappresentate nel dipinto. Si, ti assomiglia, ma io ti sto solo usando per il mio quadro. 

Sei la voce narrante di un bel film per la Tate Modern sulle artiste donne. Quali sono le artiste che ammiri?
Ce ne sono alcune, ma non c'è nessuna che ho intenzione di emulare perché tutte hanno avuto i loro casini. C'è una parte di me alla quale mi piacerebbe dire: "Non vengo a casa stasera, vado in studio." Avrei preferito avere un gran numero di opere quest'anno o tornare a casa a mettere i bambini a letto ogni sera? Onestamente non lo so. Sono propensa a prendermi cura dei miei bambini, è un bisogno biologico per me. Credo però che non ci sia un modo per bilanciare l'essere artista e l'essere madre. Una andrà sempre a scapito dell'altra. Di sicuro se non avessi avuto figli sarei stato una pittrice migliore. Sarei più prolifica. Per quanto riguarda le artiste donne le cui carriere mi hanno influenzata, la più ovvia da dirti è Alice Neel. È stata una pittrice estremamente tenace e diligente, ma a scapito di essere una buona madre. Elizabeth Murray è un pittrice che ha avuto figli, ed era un'ottima madre. Poi c'è Louise Bourgeois che ha avuto alcuni bambini e credo fosse giovane come me. Ha dipinto quando poteva, con materiali non tossici sul tavolo della cucina. Poi però ha prodotto davvero tanto dopo, da adulta. Quindi c'è speranza anche per me.

Crediti


Foto Frances Tulk Hart
Styling Michelle Cameron
Capelli Romina Manenti da See Management con prodotti Oribe Hair Care
Make-up Mariko Hirano per NARS
Digital technician Rob Northway
Assistente stylist Marianne Dabir 

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