la creatrice del burkini parla del divieto messo in atto sulle spiagge francesi

La stilista australiana dice la sua sulle shoccanti immagini in cui viene mostrata la polizia di Nizza che costringe una donna a togliersi i vestiti in spiaggia.

di Charlotte Gush
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25 agosto 2016, 9:48am

In aperto contrasto con ciò che accade in Paesi come l'Arabia Saudita (dove la polizia ordina alle donne di coprirsi), le forze dell'ordine francesi ordinano alle donne di svestirsi applicando il controverso divieto di indossare il burkini.

In rete sta circolando una serie di immagini shoccanti in cui una donna è circondata da poliziotti armati su una spiaggia francese. Nei fotogrammi che seguono si vede la donna che si toglie quella che sembra essere una tuta che le copre fino a tre quarti delle braccia. Non è chiaro se si tratti di un burkini o meno: il look sembra essere composto da leggings neri e una maglia azzurra che richiama il colore del velo.

Il Sindaco di Cannes, un'altra zona balneare francese che applica il divieto, ha dichiarato che, "L'accesso alle spiagge è vietato a ogni persona che indossi capi inadatti, che non sono rispettosi nei confronti della morale comune e del secolarismo," aggiungendo che "Capi che ostentano un'affiliazione religiosa, proprio quando la Francia e i luoghi di culto rappresentano il target principale di attacchi terroristici, potrebbe avere serie conseguenze sull'ordine pubblico," riporta la BBC

La creatrice del burkini, Aheda Zanetti, una stilista australiana originaria del Libano, ha detto la sua in un'intervista per WWD. "Credo che sia tutto frutto di un grande malinteso," spiega. "Mi dispiace per le persone che ne dovranno subire le conseguenze. Il burkini è stato creato per l'integrazione, per unire le persone, per dar loro la libertà di indossare qualcosa che sia discreto e riservato, indipendentemente dalla ragione per cui lo facciano. Dovrebbe essere un qualcosa di positivo, ma, da un capo che è nato per dare alle donne la libertà di partecipare a uno stile di vita salutare, è arrivato ad essere una cosa negativa."

Zanetti osserva che, anche se il 60% delle sue clienti sono musulmane, molte altre donne sentono il desiderio di coprirsi per ragioni che esulano il loro credo. "A mio parere i francesi devono capire cos'è un burkini e a cosa serve," afferma. "Non possono privare una donna musulmana del proprio stile di vita. Non hanno il diritto di farlo con nessuna donna. I malati di cancro, per esempio: vuoi toglier loro il diritto di proteggere la propria pelle dal sole? Cosa vuoi ottenere? Costringerli a segregarsi in casa?"

Parlando del nome che ha scelto per la propria creazione Zanetti spiega: "Ho sempre visto questo costume da bagno come un burqa e un due pezzi al tempo stesso. Ma comunque è solo una parola. Non deve rappresentare l'Islam o la donna musulmana e sicuramente non deve rappresentare il terrorismo. Per me è sinonimo di libertà, flessibilità, comfort, salute e fitness. Questo è ciò per cui dovrebbe venir giudicato".

Il divieto non ha avuto conseguenze negative sul lavoro di Zanetti. La stilista ha raccontato alla BBC che le sue vendite online hanno addirittura visto un incremento del 200%.

Crediti


Testo Charlotte Gush

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