da kansas city all'alta moda, jeremy scott è lo stilista del popolo

Mentre un film documentario sul sogno americano del designer viene trasmesso nelle sale, facciamo una chiacchierata con Jeremy Scott per parlare dei suoi amici pop star, dell'eredità di Moschino e di quanto sia strano vedere la propria vita proiettata...

di Courtney DeWitt
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29 gennaio 2016, 11:00am

Image via ACMI

Le collezioni di Jeremy Scott sono note perché fortemente incentrate sui giganti dell'America corporativa. Dalle cover per cellulare di McDonald's ai vestiti da Barbie, fino ad arrivare alle felpe della Coca-cola. Lo stilista prende ispirazione da queste marche iconiche con una dose di ironia e una di serietà in un modo in cui ci sarebbe potuto riuscire solo un ragazzo del Missouri.

Scott ha fatto il suo debutto nell'industria della moda nel 1997 quando ha lanciato il suo marchio, attirando da subito l'attenzione del mondo della moda su di lui e Los Angeles.

Nonostante il suo successo, la storia della sua ascesa da Kansas City al mondo del pop preminente non ha ricevuto la dovuta attenzione...sino ad ora. Nel nuovo documentario Jeremy Scott: The People's Designer vediamo come il suo cammino verso il successo sia stato tutt'altro che un passeggiata.

Il film ci racconta della sua ossessione per la moda, dai suoi tentativi di fare breccia nel mondo notoriamente esclusivo dell'industria della moda parigina, fino alla conquista del suo lavoro dei sogni come creative director per Moschino e la fissazione hollywoodiana per i suoi capi vistosi. Noi di i-D abbiamo incontrato il designer per parlare della sua vita proiettata sul grande schermo.

Il documentario inizia in Kansas e ti segue fino ad oggi, da Moschino. Guardare la tua vita sul grande schermo è stata una esperienza particolarmente emozionante o catartica?
Non ho mai voluto che venisse prodotto un film sulla mia vita, pensavo si trattasse di una pellicola sul mio lavoro, così mi sono trovato particolarmente sorpreso quando ho visto che in realtà si occupa molto della mia infanzia, per arrivare all'adulto che sono ora. Poiché si tratta di un documentario e non di un film sceneggiato, penso che in alcune occasioni mi sarei potuto esprimere meglio. A volte inorridisco di fronte al mio aspetto sullo schermo, ma penso anche che vada bene così finché sento che il mio messaggio risuona nell'arco di tutto il film. Se lo spettatore ne è toccato, non avrei potuto aspettarmi un risultato migliore.

Nel film appaiono spesso delle star. E con 'star' intendiamo chiunque, da A$AP Rocky, Rihanna, Kanye e Suzy Menkes. Molte di queste icone sembrano essere persone con le quali hai un legame profondo. Le celebrità che fanno una comparse nel film sono anche tuoi amici?
Le star che vedete nel film sono lì perché fanno realmente parte della mia vita. Non sono solo persone con le quali lavoro, sono persone con le quali ho condiviso delusioni d'amore o tappe importanti della mia carriera. Una cosa a cui la gente non sembra prestare attenzione è il fatto che Rihanna, Katy, Miley, Kanye e Rocky hanno iniziato la loro carriera dopo che il mio nome era già conosciuto nell'industria. Con molti di loro collaboro dal principio, da quando non erano ancora grandi star.

A che limiti e parametri hai acconsentito prima che iniziassero le riprese?
Le telecamere mi hanno seguito per quasi due anni, ma non è che si appostassero nella mia camera da letto o me le trovassi in cucina ad aspettarmi ogni mattina. Erano più concentrati su di me quando lavoravo (quasi sempre) e mi trovavo in mezzo ad altra gente. Il momento più personale c'è stato quando mi hanno ripreso in compagnia della mia famiglia, ma sono talmente a mio agio con loro che non mi ha disturbato per nulla. Detto questo, sì, penso che il pensiero di essere sotto ai riflettori 24 ore su 24 faccia paura, ma davvero, ho iniziato a dimenticarmi della loro presenza e ho continuato a fare ciò che faccio normalmente mentre loro riprendevano tutto.

Jeremy Scott sulla cover di i-D di the 35th birthday issue.

In che misura hai contribuito a determinare la narrativa e il tono del film? Sei stato coinvolto nel processo di editing?
No, non direttamente. Mi sono solo assicurato che le foto del mio passato fossero utilizzate per illustrare i momenti corrispondenti della mia vita sulla pellicola. Dal momento in cui Vlad (il regista) mi ha detto di essere interessato a mostrare il mio lavoro, la mia creatività attraverso un film, gli ho lasciato completa libertà. Penso che se ti fidi di una persona tu debba avere il coraggio di affidarti completamente ad essa e lasciare che faccia ciò che deve fare!

Sei un pioniere delle collaborazioni tra brand. Cosa ne pensi della cultura dei marchi che producono fast fashion e seconde linee? Ti dedicherai anche alla moda a prezzi accessibili durante la tua era Moschino?
Ho fatto un sacco di collaborazioni, specialmente quella di vecchia data con Adidas. La differenza in ciò che ho fatto con marchi come Adidas, o anche il passeggino che ho recentemente ideato per Cybex, è che ho unito le forze con un brand che è specialista in un determinato campo. Ciò ha fatto sì che potessi esprimere la mia creatività in un altro settore. Da sneaker e tute ai passeggini, la qualità non è mai stata compromessa in nessuno dei miei prodotti. Questo è un fattore molto importante quando decido di collaborare con un marchio.


Riesci ad avere una vita al di fuori dal lavoro? Tra Moschino, Jeremy Scott, Adidas, i viaggi, i meeting e i fitting, non credo rimanga molto tempo per girarsi i pollici e andare in vacanza.
Beh, non mi è mai interessato molto star lì a rigirarmi i pollici! Amo il mio lavoro e sono grato di avere le opportunità che mi sono state concesse. Viaggio molto, sì. A Natale ho deciso di rimanere in California e muovermi nei paraggi. Sono andato alla Ayurvedic Spa per rilassarmi fisicamente e poter iniziare l'anno nuovo alla grande.

Ti immagini mai una vita senza moda?
Sinceramente no, fa parte della mia vita e dei miei interessi da così tanto. Il prossimo anno cadrà il ventesimo anniversario della mia prima linea e la creazione della mia prima collezione. C'è ancora così tanto che voglio fare e il mio lavoro mi piace ancora. Penso che sia questo il segreto della vita - amare ciò che fai. Il successo si misura in felicità.

Crediti


Testo Courtney DeWitt 

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