la mente creativa della central saint martins raccontata da sarah mower

“A chi dice che la St Martins è un’ottima università io rispondo che Louise è un’ottima università”.

|
mag 19 2017, 11:30am

La scorsa settimana più di mille studenti, amici e colleghi dell'industria si sono riuniti alla St. Paul's Cathedral per celebrare l'OBE (Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico) della Professoressa Louise Wilson. Celebrare questo momento nel primo giorno della London Fashion Week è appropriato, perché dubito ci sarebbe una London Fashion Week se Louise Wilson non fosse esistita: i suoi anni d'insegnamento alla Central Saint Martins hanno forgiato l'originalità e la professionalità di una generazione che è la prima nella storia della moda britannica ad aver dimostrato di poter competere a livello internazionale.

Era una mia amica. E la nostra amicizia è cresciuta grazie alla nostra passione comune nel vedere idee sbalorditive e rivoluzionarie prendere forma tra le pareti del suo ufficio. Mi sono sempre sentita una privilegiata—e in uno stato di perenne adorazione—da quando iniziò a farmi entrare per osservare. Grazie alle ore passate in sua compagnia ho conosciuto Christopher Kane, Mary Katrantzou, Michael van der Ham, Marques'Almeida, Jackie Lee, Faustine Steinmetz, Sadie Williams e molti altri stilisti ancor prima che si laureassero. Quando lo scorso maggio Louise ci ha improvvisamente lasciato, ho riletto tutte le lettere che ci siamo scritte in oltre dieci anni di amicizia.

E tra queste ho trovato un articolo che ho scritto su Louise per il Telegraph Magazine. Come ogni studente che abbia avuto la fortuna d'incontrare Louise, anche io sento ancora la sua voce. La vedo che osserva la collezione di un debuttante fatta di collant dai colori sgargianti. Era Christopher Kane. Vorrei ringraziare il Telegraph Magazine per avermi dato il permesso di condividere su i-D la mia lettera per Louise Wilson, una donna che ha scritto la storia della moda britannica.

L'intervista è apparsa per la prima volta sul Telegraph Magazine nel 2006.

Un consiglio per chiunque varcherà l'ingresso della Central Saint Martins, non importa se in veste di visitatore o di futuro studente: lasciate le vostre aspettative di lusso e glamour fuori dalla porta. L'istituto di moda più prestigioso del mondo è un edificio grigio e poco appariscente in stile anni '30 che si affaccia sul traffico di Charing Cross Road. Oltre le porte girevoli si apre una deludente vista sul grunge istituzionalizzato, uguale a sé stesso da decenni. Deludente, sì, finché l'occhio non cade sulla targa accanto alla portineria. "I SEX PISTOLS HANNO SUONATO QUI PER LA PRIMA VOLTA NEL 1976," si legge. Ecco, in quell'attimo da pelle d'oca si inizia a percepire quanto alti siano gli standard di stile e creatività richiesti ai pochi prescelti per far parte di questo luogo.

Per scoprire perché questo luogo è incontestabilmente la Scuola d'eccellenza per chi vuole studiare moda, dobbiamo incontrare la donna che ogni anno seleziona tra migliaia di candidati i giovani di talento che faranno avranno l'onore di frequentare un corso alla CSM, la crème de la crème del futuro della moda. Questa donna è Louise Wilson, direttore del Master of Arts in Fashion and Textiles e probabilmente Professore più temuto e ammirato di sempre per i suoi metodi estremi nel far crescere le sue creature. Una stilista 43enne famosa per i suoi rimproveri, la sua lingua tagliente e una nuova malattia cardiaca, Wilson spaventa tanto quanto strabilia in tutti e sei i continenti, in tutti gli atelier e studi di stilisti, in tutte le maison che vale la pena menzionare. Il 90 percento dei giovani adulti che finiscono il suo corso ottengono un lavoro più che soddisfacente, o se ne creano uno da zero, entro un anno dalla laurea. Senza di loro, le grandi case di moda sparse tra Parigi, Milano e New York ( tra cui Chloe, Lanvin, Gucci, Prada, Marc Jacobs, Dolce & Gabbana e Donna Karan) cadrebbero in una crisi di mancanza di personale—e la London Fashion Week, senza Jonathan Saunders, Emma Cook, Peter Jensen, Roksanda Ilincic, Sinha-Stanic e i nuovi arrivati Marios Schwab e Richard Nicoll, collasserebbe.

"Se la gente dice che la St Martins è un'ottima scuola, io rispondo che Louise è un'ottima scuola," esclama Alber Elbaz al telefono durante un fitting per Landin. "Trasuda talento, emozione, intuizione e gentilezza. Insegna come solo un militante può fare." (E a dirlo è uno che ha esperienza nell'esercito israeliano.) Landin è una delle maison che ha selezionato uno stagista direttamente dalla sfilata dei laureandi dello scorso anno, insieme a Chloe, Ghost e diversi altri marchi di prestigio europei e statunitensi. Jane Rapley, Preside della facoltà di Moda e attualmente Direttore ad interim dell'Università, nel 1999 ha assunto la Wilson perché "era di gran lunga il candidato più determinato e impegnato. È ossessiva, una maniaca del controllo. Si lascia assorbire completamente a livello intellettuale e mentale dal soggetto che sta studiando." Altra sua caratteristica, cerca di spiegare la Rapley con parole diplomatiche, sarebbe "una forma d'insegnamento a cui si guarda con sospetto nel mondo dell'istruzione contemporaneo. Non appena gli studenti arrivano si sentono pesci grandi in una piccola boccia e lei li decostruisce totalmente. Poi inizia la fase di ricostruzione. Non è un metodo che tutti accettano, ma i risultati che ottiene sono impareggiabili." Da quando la Wilson è al timone del corso—nel quale gli studenti possono scegliere di specializzarsi in moda uomo, moda donna o tessuti—la scuola è stata inondata da richieste d'iscrizione da tutto il mondo di studenti che muoiono dal desiderio di camminare attraverso il suo fuoco.

L'ufficio della Professoressa è al secondo piano, al fondo di un luminoso corridoio dalle pareti bianche a cui sono appesi i ritratti degli studenti che hanno avuto più successo dopo gli anni alla CSM, in una sorta di wall of fame dell'alta moda. La zona attorno alla porta della Wilson fa da sfondo a numerose carneficine, attorno alle quali si sprecano le leggende metropolitane. Non è così per me, perché dopo anni di amicizia ho compreso come l'elemento essenziale nei rapporti con Louise sia ascoltare e osservare. Ascoltare, osservare e imparare, nonostante i suoi frequenti rimproveri e le sue scenate da manuale.

La verità è che la Professoressa Wilson è una massa ingarbugliata di dinamiche contraddizioni; un tesoro nazionale dalla rilevanza internazionale la cui dedizione le ha fatto ottenere, più che meritatamente, un OBE per i servigi resi nel mondo della moda. Ma più di tutto, il merito più grande che le va attribuito è quello di aver portato all'interno della CSM una rinnovata stima per i giovani, "anche se loro credono che io abbia 60 anni e non li capisca." Ma chiunque abbia provato a farle i complimenti per i suoi traguardi, per il successo dei suoi studenti o per la maturità delle sfilate di fine corso si trova immediatamente su un terreno pericolosamente scivoloso. Il benché minimo segno d'adulazione innesca in lei una reazione di sdegno. "Mi chiedo," risponde lei a tono a tali complimenti "non è troppo maturo? È questo quello che dovremmo fare qui? Vent'anni fa John Galliano ha fatto la sua sfilata di fine corso qui nell'atrio dell'università. Non sarebbe un bene essere più impavidi? Non abbiamo bisogno di questo, ora?" Mentre esco dal suo ufficio continua a porsi domande, una dopo l'altra e una sull'altra. Lo fa apposta? Non è felice? Cosa cercherà dopo? Nessuno ha saputo definire questo suo aspetto meglio di Alber Elbaz: "non è snob, è sempre nonchalant e affabile," dice con ammirazione, "Non si prende troppo sul serio, ma allo stesso tempo Louise Wilson è la persona più seria che io conosca."

Crediti


Testo Sarah Mower
Un ringraziamento speciale a Tamsin Blanchard, Olivia Lidbury e Sarah Mower MBE.