2014, l'anno in cui la moda ha incontrato l'arte

Mentre ci avviciniamo al 2015, i-D ripercorre l'anno passato e analizza le cose che l’hanno definito. Greg French riflette sull'anno in cui la moda e l'arte sono state sempre più connesse, e come questo influisce su chi sta sulla sottile linea che...

di Greg French
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19 dicembre 2014, 9:40pm

Questo è un rapporto che va avanti da parecchi anni. Coinvolto in affari loschi, obiettivi commerciali e alcuni colpi di scena indimenticabili nel suo passato, il corteggiamento tra moda e arte non è mai stato così importante come oggi. Con le collaborazioni più importanti degli ultimi 12 mesi e alcune sfilate da record, il 2014 è stato decisamente l'anno in cui la moda ha incontrato l'arte. Mentre però questo due discipline diventano sempre più intrecciate tra loro, quali sono le implicazioni nella nostra società e per chi sta sulla sottile linea che intercorre tra questo corteggiamento?

La risposta più semplice è ovviamente la volontà di pubblicizzarlo. Sarebbe sciocco ignorare che la maggior parte delle collaborazioni siano solo una scusa per vendere più prodotti e attirare un nuovo consumatore verso un mondo del quale non è necessariamente a conoscenza. Prendiamo ad esempio Jeremy Scott, che ha usato tecniche warholiane per la sua collezione autunno/inverno 14 alterando nella sua collezione il popolare logo di McDonald's e Spongebob. Naturalmente ha utilizzato la componente del gioco, sinonimo dell'estetica di Moschino, il che vuol dire che migliaia di persone in più hanno potuto vedere i suoi prodotti sui vari magazine di tutto il mondo. 

Un altro esempio è la collezione primavera/estate 14 di Chanel, che ha debuttato l'anno scorso al Grand Palais di Parigi. In quell'occasione Lagerfeld ha reso molto chiaro il ruolo dell'arte nei suoi disegni. Con riferimenti a Duchamp, Kandinsky e Pollock e con l'assistenza di Jeff Koons, questo statement è stato uno dei più forti di Karl. La moda è arte, o almeno nel caso di Chanel. La qualità visuale di una bottiglia di N° 5, una perla gigante o una giacca di tweed bouclé è associabile a Chanel così come i lavori degli artisti prima menzionati nella sua collezione. 

I confini però diventano un po' più indistinti quando ci muoviamo oltre gli espedienti sgargianti delle case di moda più popolari. Quest'anno ad esempio abbiamo visto anche l'accoppiamento di Raf Simons e Sterling Ruby con una collezione che ha infiammato la discussione su moda e arte, presentando entrambe le parti in egual misura e giocando con la duratura amicizia del duo lunga 9 anni. Questo è ciò che ha dato vita a collezione coesa, che ha fatto emergere di nuovo un vecchio dibattito. L'estetica incompleta delle opere di Ruby e la decostruzione di Simons si sposano in perfetta armonia. È il genere di cose per le quali ci vuole tempo e un sacco di lavoro sodo, e per fare qualcosa che solo l'arte e la moda possono fare fianco a fianco: creare un cult. E non intendo il tipo di cult al quale siamo abituati, come un romanzo di Dan Brown. Dev'essere un momento che cattura lo spirito di una generazione, prendendo una forma tangibile.

Come l'arte è salita sulle passerelle delle capitali della moda, allo stesso modo la moda è entrata nelle gallerie di tutto il mondo. Prendete la fantastica mostra Isabella Blow: Fashion Galore! organizzata alla Somerset House all'inizio di quest'anno. I disegni della grande ed eccentrica Isabella sono stati esposti su manichini accanto a film, fotografie e varie opere d'arte. Il risultato è stato una gioia per i nostri sensi, visto che hanno persino utilizzato il profumo preferito della Blow in una delle tante stanze dell'esposizione. 

Quindi, perché l'interesse della moda nelle gallerie continua a crescere? Stiamo per vederlo nel 2015, con la mostra Alexander McQueen: Savage Beauty del Metropolitan Museum che finalmente arriverà anche Londra al V&A a marzo. Ha battuto il record del sold out di biglietti più veloce nella storia delle mostre, superando di molto quella del Turner Prize e altre simili.

Anche la fotografia di moda si trova su in un equilibrio ambiguo, come si è visto quest'anno per Guy Bourdin: Image Maker, la più grande mostra sul fotografo mai realizzata nel Regno Unito che ha portando le sue immagini dalla loro casa naturale  - le riviste di moda - alle pareti della Somerset House.

Ora bisogna riflettere su cosa renda ugualmente grandi la moda e l'arte per cominciare a capire perché vadano così tanto d'accordo. La risposta è che la  moda è in grado di fare ciò che l'arte fa, e viceversa. Cioè comunicare qualcosa della nostra vita, oppure della nostra morte. Pensate al termine "essere alla moda", applicabile con la stessa facilità ad un'opera d'arte così come a un indumento. Forse è per questo che, sulla matrice digitale infinita di oggi, la fusione tra arte e moda è diventata così importante, mentre arranchiamo cercando di dare un senso ai cambiamenti del nostro tempo e di trovare stili di vita sempre più nuovi ed entusiasmanti.  

Crediti


Testo Greg French
Foto Martin Zähringer

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