Pubblicità

queste illustrazioni raccontano perfettamente la "crisi dei vent'anni"

QUANDO. TUTTO. CAMBIA.

di Kasumi Borczyk
|
17 maggio 2017, 4:05pm

via @filthyratbag

Se seguite il popolare account Instagram dell'artista australiana Celeste Mountjoy vi sarete fatti un'idea di chi si cela dietro quelle immagini così pungenti. Sicuramente avrete immaginato una donna tra i 25 e i 30 anni a cui piace bere, divertirsi e lasciarsi prendere la mano dall'autodistruzione. Ma Celeste ha 17 anni e la crisi del quarto di secolo non è che una remota eventualità futura per lei.

Grazie alla sua capacità di ironizzare su situazioni in cui tutti possiamo riconoscerci, con lo pseudonimo @filthyratbag l'artista ha aperto un profilo che ad oggi ha più di 200k seguaci e in cui prende in giro aspettative sociali, convenzioni e insicurezze. I suoi disegni sono di una cruda semplicità che vuole rispecchiare il mondo incasinato ma comunque divertente in cui vivono i giovani d'oggi.

Quando e come hai iniziato a disegnare?
Avevo quattro anni, credo. Il primo album da disegno che ho riempito è del 2005, ma erano quasi solo scarabocchi. Mia mamma si sedeva accanto a me e scriveva una storia che accompagnasse i miei disegni, perché io ancora non sapevo scrivere. Riportava sul foglio quasi tutto quello che le dicevo, quindi si tratta di disegni accompagnati da brevi frasi, che è praticamente quello che faccio ancora adesso.

È incredibile pensare che nel 2005 avevi quattro anni. Cosa disegnavi?
Mi piaceva scrivere storie che raccontassero travagliate relazioni d'amore, tipo principesse bellissime costrette a sposare uomini orribili. Però mi divertivo molto a disegnare ragazze "belle", mentre adesso non è più così.

Nei tuoi disegni affronti temi importanti, nonostante tu abbia solo 17 anni. Ti ispiri alle vite degli altri o alle tue quando rifletti su questi argomenti?
Le mie più grandi fonti d'ispirazione sono Michael Leunig e David Bowie, ma in generale mi ispiro sia a quello che mi capita, sia a quello che mi raccontano i miei amici. Ho sempre lottato con problemi d'ansia e depressione, quindi mi viene spontaneo parlarne nei miei disegni.

Raccontami qualcosa del modo in cui unisci commedia e dramma, perché molti dei tuoi disegni hanno uno sguardo divertente su momenti abbastanza devastanti.
Essere troppo seri terrorizza la gente. Penso sia più facile parlare di qualcosa quando lo si fa con ironia. Alcuni potrebbero dire che quello che faccio è prendere in giro chi soffre di un disturbo mentale, ma io credo semplicemente di dare un tocco di leggerezza a problemi estremamente gravi, così chi mi legge si sentirà meno a disagio se e quando vorrà parlarne con qualcuno.

Affronti anche temi prettamente politici, perché?
Quando ho iniziato a disegnare cose collegate alla politica non ero completamente consapevole di quello che stavo facendo. Più che altro, era un tema importante per me, quindi ho deciso di inserirlo nei miei disegni. Però provo a non condividere tutte le mie opinioni, provo a lasciare fuori ciò che non conosco con precisione perché non mi piace parlare di qualcosa che non ho vissuto in prima persona.

È interessante notare la cura con cui selezioni le opinioni e i lavori che condividi sui social media: gli haters possono essere crudeli.
Sì, l'ho capito non appena i followers hanno iniziato a essere sostanziosi. Le opinioni di tutti quegli sconosciuti hanno iniziato ad ammassarsi sotto ai miei post e stavo iniziando a spaventarmi. La cosa interessante è che non ho mai pensato che i miei lavori potessero essere controversi o di parte prima di pubblicarli sui social media.

Parliamo delle reazioni che hai dovuto affrontare.
Quando ho iniziato a condividere i miei disegni avevo 13 o 14 anni, ma ripensandoci credo che le reazioni allora mi sembrassero più dure di adesso perché ero davvero giovane e tutti erano sconvolti nel sapere che io disegnavo ragazze non depilate o con una bottiglia di vino in mano. Adesso che il mio pubblico si è allargato sono aumentati anche i commenti positivi di chi si trova in situazioni simili a quelle che rappresento nei miei lavori. Certo, c'è anche il lato inquietante dei social media da tenere in considerazione, come gli uomini di una certa età che mi chiedono di mandargli foto dei miei piedi e tutto quel genere di cose, ma non me ne preoccupo troppo.

Cosa ti ha spinto a parlare così apertamente di salute mentale?
Le malattie mentali e un certo tipo di pensieri sono generalmente cose che sin dalla tenera età ci viene insegnato a tenere il più possibile nascoste perché imbarazzanti o strane. Ma parlarne apertamente dicendo "ehi, siamo tutti sulla stessa barca" ci rende più forti e consapevoli. In più, per me ha un effetto benefico potermi aprire e comunicare, invece che tenermi tutto dentro.

Molti altri artisti negli ultimi anni hanno scelto una strada simile alla tua, credi che questo sia indice di una tendenza della tua generazione?
Credo che molti parlino male della nostra generazione perché siamo emozionali, sovraespressivi e ci lasciamo toccare dagli eventi che ci circondano. Ma i social media ci hanno dato una piattaforma per condividere il modo in cui tutti ci sentiamo, cosa che le generazioni precedenti non potevano fare anche se probabilmente vivevano le stesse cose che stiamo vivendo noi adesso.

Assolutamente, non siamo fuori di testa, semplicemente ci mettiamo in gioco. Ma come l'hai capito a 17 anni?
Devo molto a mia mamma e a tutte le altre donne che mi hanno accompagnato nella crescita. Mia madre ha sempre fatto quello che voleva e non ha mai fatto affidamento sulle altre persone. Mi ha insegnato che, in quanto giovane ragazza, posso essere io stessa il mio modello di riferimento, e questo rende tutto un po' più facile.

Questa è un'idea davvero interessante, essere il tuo stesso modello.
Come ho detto prima, mi piaceva disegnare ragazze bellissime con tutte enormi e vitini da vespa. Ero completamente dentro l'idea di bellezza ideale della ragazza sexy e perfetta. Ma quando sono arrivata alla pubertà ho capito che non assomigliavo per niente alle ragazze che disegnavo. Quindi ho deciso di iniziare a renderle più simili a me, con seni non troppo sodi, ascelle non depilate e qualche rotolino di ciccia qua e là. Mi faceva stare meglio con me stessa.

@filthyratbag

Crediti


Testo Kasumi Borczyk 
Immagini di @filthyratbag