come orange is the new black promuove la diversità

Abbiamo incontrato tre delle attrici della serie rivoluzionaria che sta cambiando il modo in cui la televisione rappresenta la diversità.

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lug 5 2016, 2:35pm

In un mondo in cui la discriminazione razziale e la disparità di genere sono ancora un problema, Orange is the New Black è una boccata d'aria fresca. Si tratta della serie originale Netflix che vanta il maggior numero di visualizzazioni sulla piattaforma e che sta aprendo la strada a quello che dovrebbe essere il futuro della televisione: personaggi diversissimi tra loro per razza, fisico, età e sessualità, oltre ad offrire una onesta e incensurata rappresentazione delle donne. Questa considerazione vale sia per ciò che vediamo sui nostri schermi che per ciò che accade dietro le quinte. Come afferma la regista di OITNB Jenji Kohan, "Il talento con qualsiasi persona, indipendentemente dai suoi genitali, può dar vita a serie TV e film di successo." Nonostante possa sembrare una cosa ovvia, si tratta di una dichiarazione che merita di essere ripetuta a gran voce. Dopo tre stagioni che ci hanno tenuti incollate allo schermo è stata la volta dell'attesissima quarta stagione, uscita a metà dello scorso mese. Abbiamo incontrato tre delle attrici di talento della serie: Yael Stone, che interpreta Lorna Morello, Dascha Polanco, che recita il ruolo di Dayanara Diaz e Lea DeLaria, conosciuta come Big Boo. Ci hanno parlato dell'impatto culturale che ha avuto e continua ad avere OITNB e di cosa dobbiamo aspettarci dalla quarta stagione.

Parlateci un po' della quarta stagione…
Dascha: La quarta stagione si concentra soprattutto sulle nuove detenute che arrivano a Litchfield. Ci sono molti conflitti, molti cuori infranti e credo che la maggior parte del tempo sia dedicata all'evoluzione delle storie principali.
Lea: Credo che questa serie si distingua dalle altre per i suoi toni cupi. Ho usato spesso la parola straziante. La quarta stagione di Orange Is The New Black è straziante. I toni sono cupi, il che rende tutto difficile per me visto che sono principalmente un'attrice di commedie. Ci si aspetta più emozioni da parte mia.

Pensate sia stato difficile mantenere l'ironia della serie pur affrontando tematiche tanto delicate?
D: Penso che Jenji Kohan sappia usare la commedia drammatica in modo geniale. Jenji sta davvero cercando di cambiare le cose con questa serie e utilizza la comicità per addolcire la pillola. Le persone tendono ad apprendere di più se le si fa ridere. È vero che questa stagione è cupa, ma la componente comica rimane, perché serve a far arrivare il messaggio al pubblico.
L: Quella che separa la tragedia dalla commedia è una linea incredibilmente sottile e nella mia vita mi sono trovata in delle situazioni in cui le cose vanno talmente male che puoi solo scegliere se ridere o piangere. Gli ex detenuti dicono spesso che l'umorismo è importante perché la situazione in cui ci si trova in prigione è tragica. Riuscire a portare alla luce questi momenti di comicità illumina la tragedia. Basti pensare a grandi scrittori come Chekhov: far danzare la commedia e la tragedia è una vera e propria tradizione nella narrativa.

Cosa pensate dell'impatto culturale che ha avuto la serie?
Y: Beh è un grande privilegio e una grande responsabilità. Finalmente le giovani donne si possono identificare nei personaggi che vedono in televisione e hanno a disposizione una gamma di esempi di donne ai quali ispirarsi. Vorremmo vedere un maggior grado di diversità nell'industria e più donne dietro e davanti alle telecamere. Siamo esaltate al pensiero che forse il cambiamento è iniziato proprio con noi.
L: Penso che sia una delle ragioni per le quali le persone amano la serie. La gente vuole riuscire a riconoscersi in ciò che vede in televisione, quando è stata abituata alla versione univoca di donna e di uomo che Hollywood è abituata a rappresentare. Noi siamo reali ed è questo che fa sì che le persone siano intrigate dalla serie.
Dascha: Quando scrive Jenji accade qualcosa di magico, credo sia una sorta di sensitiva. Ci sono molti aspetti della quarta stagione che riflettono ciò che sta realmente accadendo negli Stati Uniti e molte persone possono identificarsi con ciò che accade nella serie.

Come vi relazionate al vostro personaggio? Com'è stato seguire l'evoluzione dei vostri personaggi nel corso delle quattro stagioni?
D: Io amo Dayanara. Provo compassione nei suoi confronti perché sono consapevole del fatto che è solo vittima dell'ambiente in cui è cresciuta. Sta cercando di trovare se stessa e non credo che le sue intenzioni siano cattive. Le dinamiche sono coinvolgenti, c'è qualcosa di magico, emozionante e profondamente triste allo stesso tempo.
L: Big Boo sono io, io sono Big Boo. Mi fa ridere che abbia vinto tanti premi per aver recitato questo ruolo, quando in realtà è la volta in cui ho dovuto recitare di meno in tutta la mia fottuta vita! Ho recitato ruoli in cui ero irriconoscibile, con una voce completamente diversa e trucco. Questa volta sono semplicemente me stessa.. 

Yael, con il tuo personaggio, Lorna Morello, si accenna al tema della salute mentale. Come ti relazioni a Lorna e come hai fatto a calarti nel ruolo? Pensi che abbia aiutato il pubblico a comprendere questa realtà?
Y: Certamente, e di certo non si tratta dell'unico personaggio tramite il quale si fa riferimento al tema della salute mentale. Credo che molti siano dell'opinione che il sistema penitenziario americano non si occupi delle persone con problemi mentali come dovrebbe. Ci sono persone che hanno bisogno di molto aiuto, di supporto, e si trovano imprigionate in un sistema dal quale risulta poi difficile uscire. Penso che si tratti di una problematica che merita l'attenzione pubblica. Credo che Morello sia vittima di questa mania che a volte sfocia in violenza, a volte no. Penso che molti riescano ad identificarsi con lei.

Trovo sia fantastico che la serie sia diretta e scritta da donne, pensate che abbia fatto la differenza anche durante le riprese?
D: Penso che l'idea di avere una regista donna non dovrebbe più essere visto come qualcosa di anomalo, ma piuttosto come la normalità. Non ci dovrebbe essere ragione per il quale a donne di diverse etnie, fisicità e colori dovrebbe essere privato il diritto di raccontare una storia. Possiamo contare su di un pubblico tanto ampio perché non importa se ti trovi a Berlino, a Singapore, in Sud America o negli Stati Uniti: tutti possono ritrovarsi nei personaggi e nelle loro vicende. 
L: Sono sempre la prima che specifica che non c'è solo il cast. Ci sono le scrittrici, le registe, le costumiste e così via. Questa serie vanta molte donne che lavorano dietro le quinte e si tratta di un cambiamento che si sta lentamente diffondendo in tutta l'industria. Vediamo sempre più donne ricoprire ruoli che fino a poco fa venivano considerati una prerogativa maschile. È una figata, cazzo. Non sono la prima a dirlo e non sarò neanche l'ultima: è un'epoca fantastica per essere donna in questa industria. 

C'è molto spirito di sorellanza tra voi e le altre donne che collaborano alla serie?
L: Sì, già a partire dall'inizio. Penso che sia possibile vederlo anche sui social media. Usciamo sempre insieme, festeggiamo insieme i compleanni, facciamo festa insieme. Non è sempre così nelle altre serie. Dobbiamo ringraziare anche Jenji per questo, perché lei è stata chiara sin dal principio: niente teste di cazzo. Non ha mai voluto delle dive, non vuole nessuna di queste stronzate. Non le vuole nelle sue vicinanze, né nelle vicinanze del team, né sul set. 

Che impatto ha avuto la serie su di voi in quanto persone?
D: Beh, a me ha dato un lavoro, un lavoro che ho portato avanti per anni. Inoltre mi ha dato l'opportunità di rappresentare una serie straordinaria di cui vado molto fiera. Siamo una famiglia e ogni giorno ho l'occasione di lavorare con persone tanto creative e brillanti che non posso non sentirmi ispirata a dare del mio meglio.  
L: Mi ha dato un sacco di figa in più! Questa serie ha fatto in modo che accadessero delle cose straordinarie. Vivo in un ghetto ispanico di New York e sono una delle poche persone queer dell'ambiente, oltre ad essere probabilmente l'unica a non avere origini latinoamericane. Le nonne spingono le ragazzine quattordicenni a farsi la foto con me, le stesse nonne che prima avrebbero cambiato strada alla mia vista. La gente sta iniziando a conoscerci e a rispettarci in quanto esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle, dal fisico e dall'età. È fantastico. 

La quarta stagione di Orange Is the New Black è visibile su Netflix.

Crediti


Testo Lula Ososki