Illustrazione di Francesca Morini

a volte sei gay, e poi appare un fantasma—intervista a carmen maria machado

Carmen scrive (bellissimi) libri su persone queer, per persone queer che vivono serenamente la loro vita, lontane da cliché e luoghi comuni.

di Marta Magni; illustrazioni di Francesca Morini
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24 luglio 2019, 11:24am

Illustrazione di Francesca Morini

Se non avete mai letto un libro o visto un film a tematica LGBTQ sappiate che generalmente va così: il/la protagonista capisce di essere diverso/a dagli altri in quanto gay, ci rimugina un po’ sopra, fa coming out, e poi la storia può prendere due strade. Strada uno va tutto bene, lieto fine, strada due non va tanto bene, non va bene per niente, fine disastrosa. Sipario.

È un percorso confortante e conosciuto quanto la pastina in brodo d'inverno, ma non molto esaltante. Quello che invece è tremendamente esaltante e parla di tematiche LGBTQ è, invece, Il suo corpo e altre feste, il romanzo d’esordio di Carmen Maria Machado—pubblicato in Italia da Codice Edizioni e breve sui vostri schermi in forma di serie tv. Composto da otto racconti, il libro in "sole" 259 pagine fa tabula rasa di tutte le convinzioni e i topos queer per delineare un mondo sì inquietante, ma anche estremamente vivido, denso ed eccitante.

Ho contattato Carmen per parlare dei suoi racconti, le liste che stila in continuazione e cosa significa essere una persona queer in questo caotico 2019.

La prima volta che ho letto il tuo libro è stato come se fosse esploso un universo, e le cose che pensavo di conoscere acquistassero un nuovo significato. Mi ha ricordato la prima volta che ho visto il Rocky Horror Picture Show: avevo 13 anni, non avevo ancora fatto coming out, ed è stata una rivelazione capire che per certi versi quel film era stato fatto (anche) per me. Perciò mi chiedevo se c’è stato un film, o un libro, che ti ha fatto sentire in questo quel modo?
Che paragone lusinghiero questo! Grazie, è davvero gentile. Penso di essermi sentita così la prima volta che ho letto Ladra, di Sarah Waters. L’ho letto quando ero piccola e mi ha cambiato la mia vita, era così sorprendente, sexy e perfetto.

Questo è l’anno che segna il 50esimo anniversario dai moti di Stonewall, e quindi: che cos’è per te il Pride?
Ho dei sentimenti contrastanti nei confronti del Pride, perché negli Stati Uniti è stato ormai preso e stravolto dalle aziende, dalla polizia e dagli eterosessuali. Per certo versi ha perso quello che era il suo significato, per diventare una cosa molto letterale - siamo orgogliosi! Ma orgogliosi di cosa? Per me, Pride è incasinare le cose, è mettere gli eterosessuali, le aziende e la polizia e in una posizione scomoda. È una rivoluzione.

In un’intervista con Autostraddle hai dichiarato: "Io non scrivo per gli eterosessuali. Se gli piace quello che faccio ottimo, ma io non lo faccio per loro." Da persona queer, effettivamente, non riesco ad immaginare qualcuno che sia eterosessuale al 100 percento leggere il tuo libro e capirlo, afferrarne tutte le sfumature. Questo stile così queer ti è naturale o ti sei “allenata” a scrivere in un modo che potesse riflettere direttamente certe (le tue) esperienze?
È un processo naturalmente queer! È così che nascono le mie storie, in modo naturale.

Leggendo il tuo libro ho avuto l’impressione che la maggior parte dei tuoi personaggi femminili riescano a essere felici—o quantomeno un po' meno tristi—quando hanno delle relazioni con altre donne. Sembra che tu intenzionalmente stravolga il topos “bury your gays, secondo il quale l'omosessualità finisce per essere spesso un percorso mezzo verso l’infelicità, la disperazione e la morte. È una scelta intenzionale, uno sviluppo “naturale” dei personaggi o la volontà di rendere la queerness uno spazio sicuro per loro?
Penso che sia sempre il modo in cui immagino le storie, non credo che siano ottimiste in un modo innaturale, solo non ho nessun interesse nelle storie legate ai coming out e nelle storie dove l’omosessualità è legata e drammi e perdite. Voglio solo che i miei siano dei personaggi queer che vivono la loro vita. Una volta un lettore mi ha detto: "A volte sei gay, e poi appare un fantasma. Le due cose non sono collegate."

Ed è così! A volte sei gay, e poi appare un fantasma.

Molti tuoi personaggi fanno liste, e il tuo libro è pieno di liste: liste sul cibo, liste sul sesso, liste di case e appartamenti. Sei una persona "da liste"? E se sì, penna o computer?
Sì! Sono decisamente una persona da liste. Le trovo molto rilassanti, e uso sia il computer che carta e penna per farle, ma trovo che una lista scritta dove puoi depennare ogni punto con la sia la più soddisfacente.

Hai un profilo Twitter molto attivo, tramite il quale mi è spesso capitato di scoprire parecchie cose interessanti, sia sul lato più felice del mondo che su quello meno gaudioso. Su questo punto: come restare sani in un mondo che spesso, sempre più spesso, è un disastro?
Faccio quello che posso, e poi faccio un passo indietro. Cerco di concentrarmi sulle cose che mi piacciono, combatto le battaglie che posso combattere, e mi riposo quando è necessario.

Che tu sappia, c'è mai stato qualcuno che ha usato il tuo libro come ispirazione per un tatuaggio? Perché penso che qualcuno dovrebbe.
Credo di aver visto una volta qualcuno su Twitter con un tatuaggio del nastro verde e mi pare di ricordare che avessero dichiarato di essersi ispirati al mio libro. È stato fantastico. Se ce ne sono altri, mandatemeli!

Se potessi scegliere quale messaggio è il messaggio che resta con i tuoi lettori quando hanno finito il tuo libro, quale sarebbe?
Vivi la vita che ti rende felice, e do no harm, but take no shit [Letteralmente: Non fare del male, ma non farti neanche prendere per il culo, NdA].

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Anche il mondo del tatuaggio può essere squisitamente queer, come dimostra questa artista:

Crediti


Intervista di Marta Magni
Illustrazione di Francesca Morini

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