Immagini via @ladygaga, artwork di @giorgia_imbrenda

lady gaga è l’ultima vera diva della nostra epoca?

Ha rivoluzionato il concetto stesso di diva, diventato l’unica degna di questo epiteto. Perché di star o famosi, ce ne sono a bizzeffe, ma quello è un altro discorso.

di Vincenzo Ligresti
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08 maggio 2019, 10:29am

Immagini via @ladygaga, artwork di @giorgia_imbrenda

Appena arrivata sul red carpet del Met Gala 2019, Lady Gaga si è tolta un gigantesco vestito fucsia fluo, sotto al quale erano nascosti in ordine: un vestito nero, un tubino fucsia fluo, intimo e calze a rete nere. L’abito matrioska è stato disegnato dallo stilista Brandon Maxwell appositamente per lei, la gioia dei fotografi presenti e dei media in generale, che hanno trasformato la graduale svestizione dell’artista in una news veloce veloce dal titolo discutibile.

Così, come succede spesso, Lady Gaga è diventata la notizia più discussa nella notizia più discussa: ha eclissato ancora una volta tutti i presenti, anche chi si era trasformata per l’occasione in un lampadario ambulante o dimostrato che ci si può travestire da contouring vivente.

Durante questa sorta di performance—che probabilmente l’amica Marina Abramović avrà molto apprezzato—Lady Gaga ha sfoggiato le sue pose ed espressioni più plastiche, ricordandomi così i primi anni dieci del Duemila, quando durante eventi ufficiali non era insolito vederla in abiti di carne pesanti oltre venticinque chilogrammi, nelle vesti del suo alter ego Joe Calderone o ancora inscenare il suo suicidio sul palcoscenico.

Negli anni, però, gli abiti che ha utilizzato tanto per le occasioni ufficiali quanto per i video delle sue canzoni sono diventati sempre più minimali. In questo senso, la svolta più “vistosa” è stato l’outfit per il tape di Perfect Illusion, primo singolo tratto dal suo quinto disco Joanne del 2016—la cantautrice si dimenava indossando dei semplici shorts, una maglia nera, un chiodo e Rayban a goccia. Anche gli abiti neri Alexander McQueen e Brandon Maxwell che ha indossato durante la cerimonia degli ultimi Oscar sono da considerarsi, nell’accezione positiva del termine, veramente sobri. Ma, ehi, lei può permettersi di contraddirsi o fare come le pare.

Non per nulla Lady Gaga è la seconda donna nella storia (dopo Mary J. Blige) ad aver ottenuto una doppia nomination agli Oscar per una categoria musicale e un'altra per le performance attoriali. Per il suo contributo in A Star Is Born ha ottenuto le nomination a miglior attrice protagonista e miglior canzone originale, vincendo l’Academy Award in quest’ultima categoria e rimpinguando così la sua lista di premi pressoché infinita. Per la precisione: Lady Gaga è stata la prima persona nella storia a vincere: Oscar, Grammy, Bafta e Golden Globe nello stesso anno (Ci era riuscita prima solo Audrey Hepburn, ma in più anni).

Di tutto questo periodo però non mi va tanto di ricordare la fissazione di mezzo mondo sulla sua possibile storia d’amore con Bradley Cooper culminata dopo la loro esibizione al Dolby Theater di Los Angeles, quanto piuttosto il periodo promozionale di A Star is Born, in cui a ogni intervista Lady Gaga ripeteva la medesima pantomima: "Ci possono essere 100 persone in una stanza e 99 di loro non crederanno in te, ma ne basta una per cambiarti la vita." In giro nell’internet ci sono un sacco di pregevoli meme al riguardo e montaggi che è sempre bello rivedere:

Ma questo è praticamente il massimo di quello che potrete trovare su di lei bazzicando sui social, che comunque è molto più di ciò che scoprireste sulla sua vita attraverso i profili gestiti palesemente dal suo entourage. Lady Gaga - a parte in qualche occasione speciale o davvero tristi come il suicidio di Zombie Boy - non si espone o si mostra in momenti quotidiani attraverso le stories di Instagram. Anche se è una millennial (ha 33 anni), anche se le piastrelle del suo bagno potrebbero interessare a milioni di persone. Perché se il destino ti ha plasmata a diva non hai bisogno di condividere ogni futile istante per dimostrarlo o continuare ad esserlo. Quella si chiama notorietà. Ma è un’altra cosa.

Con questo non sto dicendo che non esistano star di talento e relativamente giovani che evitano di mostrare chiaramente momenti privati (vedi: Emma Stone, Timothée Chalamet, etc.), o che i rotocalchi non riescano a riportare comunque quando Lady Gaga annulla il matrimonio con il fidanzato di turno. Piuttosto che l’aura di divismo che la contraddistingue—oltre a essere foraggiata da indubbio eclettismo e senso dello stile—trova ulteriore conferma in ciò che la cantautrice ha deciso di condividere più di chiunque altro: la sua vulnerabilità.

Uno dei mezzi con cui ha deciso di farlo, per esempio, è Gaga: Five Foot Two, documentario (disponibile su Netflix) diretto da Chris Moukarbel in cui vengono approfonditi diversi aspetti della sua vita privata. C’è per esempio una parte in cui una Lady Gaga in lacrime abbraccia la nonna, dopo averle fatto ascoltare in preda all’ansia una canzone che ha scritto sulla zia Joanne, venuta a mancare 40 anni prima; un’altra in cui è paralizzata a letto a causa degli spasmi dovuti alla fibromalgia, la sindrome di cui soffre e per cui si è vista costretta cancellare le ultime tappe del suo tour a settembre 2017; o ancora gli ultimi febbricitanti istanti in camerino, in compagnia di Donatella Versace, prima di esibirsi al Super Bowl. “Passo da gente che mi tocca tutto il giorno e mi parla tutto il giorno al silenzio completo. Quanto tutta questa gente se ne va, io resto sola,” dice a un certo punto.

Inoltre, Lady Gaga ha confessato in più interviste di essere stata vittima di bullismo a scuola, di molestie ed essere stata presa in giro per i suoi ‘denti da coniglio.’ “Non mi sentivo mai completamente a mio agio. Non mi sentivo abbastanza bella, intelligente o talentuosa. La cosa bella, però, è che ora non è più così, ora sto bene. Ora so quanto valgo,” confessa sempre nel documentario.

Tutto il suo vissuto lo ha poi catalizzato nei mille discorsi post-premio o pre-concerto che, puntualmente, sembrano in piena regola arringhe motivazionali per chi è all’ascolto. Sono, a dirla tutta, piuttosto melensi: “Non si tratta di vincere, si tratta di non mollare. Se avete un sogno, lottate!,” aveva detto l’artista dopo aver vinto l’Oscar; “Sono orgogliosa di far parte di un film che affronta problemi di salute mentale. Sono così importanti. Molti artisti li devono affrontare, dobbiamo prenderci cura uno dell’altro. Così se vedete qualcuno soffrire, non giratevi dall’altra parte,” aveva affermato agli ultimi Grammy. Ma, come le più grandi orazioni, le sue arringhe, un po’ come le sue canzoni, sono semplici e toccano le giuste corde—soprattutto per chi certe cose le ha vissute sulla propria pelle.

In questi casi la discriminazione e le tematiche LGBT—legate a filo rosso alla canzone Born this way, che leggenda vuole Lady Gaga abbia scritto in appena dieci minuti—sono spesso tirate in ballo. Nonostante abbia detto che preferisca evitare le etichette, la cantautrice è considerata infatti una delle icone gay più importanti del nostro tempo. Ha tenuto qualche anno fa un lungo discorso “per difendere l’amore” all’Europride di Roma [ Lady Gaga ha origini italiane, NdA], un altro durante la veglia per le vittime della strage di Orlando, sostenuto l’abrogazione della legge Don't ask, don't tell e rischiato di essere arrestata in Russia per aver detto che le leggi omofobe vigenti nel paese sono decise da un governo “criminale.”

Non so bene il motivo per cui noi comuni mortali ci affezioniamo a un personaggio piuttosto che a un altro, ma nel caso di Lady Gaga immagino un po’ di saperlo. Non credo semplicemente perché sia popolare nel senso più pregevole del termine, ma al contempo con l’aplomb degno di certe attrici della Golden Age di Hollywood misto alla pazzia di una performance artist. Nemmeno perché quando credi che potrebbe vestirsi “in maniera noiosa,” tira fuori outfit che nemmeno gli armadillo boots indossate in Bad Romance. Neppure per la sua scelta di rendere noti alcuni dettagli della sua vita, pur celandone altrettanti.

Certamente tutti questi aspetti sono stati fondamentali per plasmare la sua immagine, ma credo che ad aver contribuito definitivamente al forte transfert del suo pubblico siano state le contraddizioni alla Walt Whitman che convivono in lei, insieme alla narrazione a 360 gradi scelta per raccontarle: Lady Gaga, pur professando le sue insicurezze, è maturata e ha imparato a sbattersene il cazzo di tutto e di tutti. Dimostrandolo nelle sue performance, con ciò che indossa, nei discorsi che tiene, nella cause che porta avanti.

A me, per esempio, ricorda gli unici ricordi felici di un’estate nera in cui i disturbi alimentari, l’ansia, e i giudizi degli altri mi attanagliavano: io e mia cugina dentro una macchina a cantare a squarciagola Alejandro a tutto volume mentre il mare di Taormina ci passava davanti. È una reminiscenza semplice, e Lady Gaga non era ancora il personaggio irreplicabile di oggi.

Se mi chiedessero qual è l’ultima diva scesa sulla terra? Tralasciando quelle di altri tempi—Marlene Dietrich, Katharine Hepburn, Greta Garbo, Bette Davis—direi, ma proprio senza batter ciglio: Lady Gaga. Riesce in tutto ed è priva delle rigidità che il termine prevederebbe, ma del resto siamo già nel nuovo millennio.

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Crediti


Testo di Vincenzo Ligresti
Immagini via Instagram