i migliori peggiori brand disegnati dalle star

Nascono grandi, grandissimi capolavori quando le celebrità si reinventano stiliste.

di Mahoro Seward; traduzione di Gaia Caccianiga
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01 febbraio 2019, 12:22pm

La notizia che Rihanna starebbe per lanciare un suo brand di moda con l’aiuto di LVMH è ormai sulla bocca di tutti. Se fosse vero, si tratterebbe della prima donna di colore a capo di uno dei marchi del colosso del lusso. Ma Riri non è certo la prima star che abbandona il red carpet per entrare a far parte di un atelier. Quel che è certo, però, è che da lei ci aspettiamo una collezione degna di questo nome, mentre in passato i risultati non sono sempre stati dei migliori.

Abbiamo fatto un po' di ricerca, e qui trovate alcune delle linee di moda dei nostri cari vecchi vip preferiti. Quelle che non vogliamo dimenticare mai più.

Kanye West, Pastelle

Starete tutti pensando “Ma le pastelle non sono dei dolci?!” e non avete tutti i torti, ma per i fan dello streetwear che passano ore in coda fuori dai negozi di Supreme, Pastelle è un un breve fenomeno che si è materializzato in video musicali e cataloghi tra l’estate del 2007 e la fine del 2009.

Con l’aiuto di un team di collaboratori eccellenti, fra i quali Virgil Abloh e Kim Jones, e un vistoso logo che sembrava uscito da una locandina del Re Leone ma realizzato da KAWS, il brand era pronto per le luci della ribalta, ma venne inspiegabilmente smantellato prima ancora di arrivare nei negozi.

Poteva quindi essere uno dei più grandi marchi realizzati da celebrities di sempre? I capi presentati in anteprima non erano niente di che, ma dopotutto non ci aspetta molto dai vip che si trasformano in designer. E se non fosse stato per Pastelle, chi lo sa se Virgil sarebbe riuscito a vendere costosi portachiavi ad adolescenti viziati.

Lindsay Lohan, 6126

Lindsay Lohan è l’artista eclettica per eccellenza: attrice, discotecara, agente impegnato a sconfiggere il traffico di minori e così via. Siamo tutti colpevoli nell’ignorare il suo più che rispettabile curriculum.

Comunque, anche se ci piace prenderla in giro per la sua vita spericolata, chiederemmo sicuramente consiglio a lei per aprire un nostro locale a Mykonos. Nel periodo in cui Alexander Wang era il re dei leggings, Lindsay si è battuta per il titolo di icona del design. La maggior parte di voi starà pensando all’anno in cui ha inspiegabilmente rivestito il ruolo di “Creative Director” da Ungaro, che ha portato il brand a un livello di irrilevanza paragonabile a quello di Lanvin ai giorni nostri.

Ma io invece voglio parlare di 6126, data di nascita del suo idolo Marilyn Monroe e nome scelto da Lindsay per il suo brand personale. Sicuramente pensava di raggiungere i livelli di risonanza della sua icona con questo marchio, e se devo dire la mia, ci è riuscita. Con uno "styling contemporaneo" e "prezzi giovani", 6126 ha scandalizzato tutti grazie agli originalissimi nomi per le sue collezioni: Lust, Star e Fame. I guanti leopardati per caviglie? Contemporanei! I jeggins con tasche in pelle? Stracontemporanei! Lindsay ha reso i leggings così cool che, tra il 2008 e il 2013, un’intera generazione di ragazzine li ha indossati con fierezza per fare un giro al centro commerciale. Se questo non è indice di successo, allora ditemi: cosa lo é?

Gwen Stefani, L.A.M.B.

La reputazione di Gwen Stefani in fatto di appropriazione culturale non è delle migliori. Ha iniziato indossando un bindi come se fosse un accessorio alla moda, invece che un simbolo sacro, ma basta ascoltare con attenzione Rich Girl per sentire il racconto di lei che acquista quattro ragazze dal "ghetto giapponese" con il solo scopo di "vestirle fighe" per "andare a salvare" una Gwen vestita Galliano da testa a piedi. Un po' inquietante, che dite?

Queste quattro ragazze sono diventate famose come le Harajuku Girls, e anche se sembrano essere sparite dalla circolazione, la loro eredità problematica continua a vivere grazie al brand che porta i loro nomi: L.A.M.B., o Love, Angel, Music, Baby. Il marchio, nato nel 2003, ha avuto subito successo e riscontrato anche consenso della critica, apparendo persino sul calendario della NYFW per un brevissimo momento. Ma anche se Gwen prova a convincerci che sia un omaggio alla cultura “guatemalteca, giapponese, indiana e jamaicana”, L.A.M.B. è solo un mix di frammenti rubati dai patrimoni di altre culture, cuciti insieme e venduti ai fighetti bianchi con i rasta. STUPENDO.

Mary-Kate e Ashley Olsen, The Row

É veramente impossibile affrontare l’argomento celebrità-che-si-riciclano-designer senza citare le gemelle Olsen, perché sono praticamente le uniche ad avercela fatta davvero. Sì, Kanye ha YEEZY, Victoria Beckham la sua omonima linea, e il brand di Jessica Simpson a quanto pare ha un fatturato pari al miliardo di dollari, ma non c’è un brand rappresentato da un vip così impeccabile sia dal punto di vista creativo che commerciale come quello di Mary-Kate e Ashley, The Row.

I loro meriti non nascono e finiscono con maglioni dai prezzi esorbitanti. L’esordio delle gemelle nel mondo della moda è stato con una collaborazione con i grandi magazzini Wal-Mart. Ad essere sinceri non era neanche così male: si proclamava Real Fashion for Real Girls, con i suoi eleganti pigiami a righe e gonne a tubino "disegnati" dalle bambine prodigio. Un accenno all’eleganza discreta che il loro futuro aveva in serbo.

Le Kardashian per Dorothy Perkins

Mi ricordo ancora quel giorno. Era il 6 ottobre 2012 e stavo facendo largo tra la folla in Oxford Street, quando a un certo punto mi sono fermata, incredula. Sopra di me un’insegna raffigurante tre statuarie gorgoni, avvolte da lycra aderente e stampe leopardate: The Kardashian Kollection, annunciava a caratteri cubitali il cartellone, e sotto… for Dorothy Perkins. So che è probabilmente l’esatto contrario di ciò che Riri e Monsieur Arnault hanno in mente, ma comunque la trovo la migliore collaborazione che questa crudele industria abbia mai visto, anche solo per il fatto che Kim si sia dovuta piegare al volere di Dorothy Perkins per accedere al vero mondo della moda. E poi ci sono gli abiti della collezione. Ogni capo sembrava uscito da una capsula del tempo, sepolto da un concorrente del Grande Fratello. E poi non dimentichiamoci dell’evento promozionale tenutosi nell’elegantissimo Westfield di Shepherd’s Bush! Davvero, il fatto che nel 2012 Dorothy Perkins ha portato le tre regine di Calabasas su un palco improvvisato di fronte a un fast food ancora mi sembra troppo bello per essere vero.

Ogni volta che penso alla Kardashian Kollection verso una silenziosa lacrima nostalgica. Ma non tutto è perduto, perché i primi anni '00 stanno tornando di moda. E quando arriverà il giorno, dando fine a questa triste fissazione che hanno gli adolescenti per i vestiti brutti, io sarò qui gongolare, ripetendo fino allo sfinimento "ve l'avevo detto."

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK