Fotografia di Lou Escobar

l’inquietante, sordida bellezza dei motel americani in foto

"Motel loschi, squallidi diner e arredamento in tipico stile americano, questi sono gli scenari che ho in mente da quando sono bambina."

di Laura Pitcher
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26 marzo 2019, 12:36pm

Fotografia di Lou Escobar

Lou Escobar è nata e cresciuta a Parigi. Quando si è trasferita negli Stati Uniti si annoiava molto: non aveva un visto di lavoro, e prima di ottenerlo avrebbe dovuto aspettare per mesi. È in quel periodo che ha iniziato a fotografare. “Andavo in giro e scattavo i senzatetto di San Francisco in analogica, poi facevo sviluppare le foto e le regalavo loro," racconta. Poco dopo un amico l'ha chiamata; voleva utilizzare le sue immagini per una campagna pubblicitaria a Parigi.

Da quella telefonata sono passati quattro anni, e oggi Lou è totalmente presa dal suo lavoro di fotografa e regista. “Dopo quell'esperienza ho capito che quello che stavo facendo aveva un senso, e che avrei dovuto continuare a tutti i costi lungo questa strada," ci spiega.

La trentaduenne ha sempre sentito il bisogno di viaggiare. Cresciuta a Saclas, un piccolo paesino nei dintorni di Parigi, Lou ha passato l’infanzia girando per l'Europa accanto al padre spagnolo e alla madre franco-algerina.

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Photo by Lou Escobar.

“Mi ricordo che da piccola ho sempre fantasticato sui viaggi e sullo scoprire il mondo,” dice. “Era l’unica fantasia che avevo sul mio futuro.” Dice che gli anni del liceo sono stati “normali, niente di speciale insomma,” e descrive Saclas come un posto “un po’ inquietante.” Oggi vive in pianta stabile a Parigi, ma molte delle sue foto sono state scattate negli USA e in Francia, dove ha fatto avanti e indietro per due anni.

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Photo by Lou Escobar.

Il suo immaginario è sensuale e cinematografico, fortemente ispirato ai film made in USA che guardava da piccola. “Ho sempre avuto quegli scenari impressi in mente. Motel loschi, diner e arredamento in tipico stile americano,” dice. “Per me è stato naturale usare questi scenari per raccontare le mie storie.”

Le sue opere hanno un chiaro riferimento sessuale, tra orge e motel in tarda notte, ma Lou non è tanto interessata nell’esplorare la sessualità attraverso la fotografia, quanto a incoraggiare i suoi personaggi a essere “più forti.” E continua poi: “Non voglio avere limiti quando creo le mie storie.”

Anche se non fotografa da decenni, Lou ha già un certo seguito sui suoi social media. Ci racconta però che su Instagram non condividerà mai la sua sua vita privata. “Per me pubblicare selfie e cercare di fare vedere a tutti che ti stai godendo la vita è un atteggiamento un po’ malato,” dice. “Se fai così puoi impazzire, e io sono già pazza.”

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Quando ha aperto il suo profilo, Lou ha notato che molti pensavano che fosse un fotografo uomo, e si congratulavano con lei dicendo cose come “sei forte ragazzo!” Per questo, ha deciso di aggiungere alla sua bio che è una “ girl photographer.”

“Era importante che la gente sapesse che sono una donna,” ci spiega. “Mi ha fatto sentire meglio, era come lottare contro un cliché. Ero orgogliosa di dire ai miei seguaci che sono una ragazza.”

Anche da regista, attività a cui si vuole dedicare sempre di più, i suoi lavori sono incentrati sui personaggi. È meticolosa nello scegliere location, styling e casting. Il suo complimento preferito è sentirsi dire che le sue foto “sembrano uscite da un film.”

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Photo by Lou Escobar.

Ma appena ha scattato la foto, per lei “è finita.” Cosa intende? “Dopo [le mie foto, NdA] non mi piacciono più. Credo sempre di poter fare di meglio e penso subito ai miei progetti futuri. Forse sono un po’ troppo perfezionista.”

A quanto pare, questi progetti futuri saranno soprattutto basati in Giappone, un posto dove racconta di provare le stesse sensazioni che ha provato nei primi mesi passati negli Stati Uniti.

“Voglio solo fare di più,” ci spiega. “Voglio spingermi oltre, esplorare nuove idee, viaggiare di più e fare sognare le persone che guardano le mie foto.”

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Photo by Lou Escobar.

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Un’altra fotografa da conoscere è Yumna Al-Arashi. Per saperne di più leggete qui:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D US

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