Fotografia di Rosario Rex Di Salvo

come nascono i nuovi trend nell'industria della moda?

DiAmanda Margiaria foto diRosario Rex Di Salvo

L'abbiamo chiesto ad Alfredo Canducci, che per Tomorrow scopre e promuove i brand emergenti quando sono ancora sconosciuti.

Fotografia di Rosario Rex Di Salvo

Tutto inizia quando ci chiediamo quale sia il meccanismo che governa l'industria della moda oggi: scoprire il mercato è un trend? Oppure è il mercato stesso a richiedere costantemente nuovi trend? Difficile trovare la risposta, forse perché la risposta non esiste.

Esistono però in questo settore alcune figure che hanno una conoscenza diretta del modo in cui il mercato funziona, ed è a loro che abbiamo voluto porre questa domanda. Così abbiamo deciso di intervistare Alfredo Canducci, Executive Director of Strategy and Development di Tomorrow London Holdings Ltd che da dietro le quinte dell'industria gira il mondo senza freni per trovare talenti, dà vita a nuovi progetti creativi e offre spazio di crescita ai giovani designer emergenti.

Raccontaci il tuo percorso… Quando, dove e come hai iniziato?
Tutto é iniziato all’età di 18 anni. Vivevo a Roma, volevo viaggiare ed ero alla ricerca del modo migliore per seguire il mio istinto e riuscire a esprimermi. Sicuramente avevo bisogno di comunicare, ma non in modo convenzionale: non ero un ragazzo diligente, gli esercizi "scolastici" mi annoiavano. Passavo ore e ore davanti al mio primo iMac a montare i video che facevo in giro con la mia telecamera. Un pomeriggio stavo facendo degli esercizi di inglese, dovevo scrivere una lettera per un brand. Indossavo un pantalone comprato a Los Angeles, così ho pensato di indirizzarla a un brand californiano. Una volta finita mi sono chiesto "perché non mandarla davvero, anche se era solo un modo per allenare il mio inglese?"

Quel pomeriggio si è rivelato l’inizio di tutto, perché il brand mi ha risposto inviandomi un campionario da vendere in Italia. Non sapevo da dove iniziare, così ho preso la macchina di mio fratello maggiore e sono partito per promuovere il brand. Dormivo a casa di amici e portavo la collezione direttamente nei negozi, cercando di intrattenere i retailer con aneddoti e racconti personali. I risultati sono stati ottimi, così ho deciso di aprire un mio show-room, insieme a un magazine per buyer.

Il successo è stato tanto inaspettato quanto sostanzioso, così in meno di un anno ho aperto la mia prima società. Nel corso del tempo quella prima avventura mi ha permesso di conoscere diverse persone di talento, tra cui chi oggi fa parte di Tomorrow London Holdings Ltd.

Come capisci quando un brand agli esordi avrà successo? C’è una ricetta speciale, una formula che funziona sempre? Oppure si tratta di un mix di fortuna e intuizione?
Spesso il primo incontro con un designer è un momento magico, perché c’è uno scambio di idee, pensieri e riflessioni. È un po' come se fossi a un primo appuntamento; cerco di eliminare filtri e pregiudizi, facendo prima molta attenzione alla persona e solo successivamente concentrandomi sul prodotto. Non esiste una formula sempre valida, spesso ci sono buone probabilità di sbagliarsi.

Il segreto è non tralasciare i dettagli e proiettarsi verso il futuro, immaginando il brand nei vari canali di vendita. La mia ricerca gravita attorno a ciò che mi dà l'impressione di essere nuovo e unico, perché un brand non è solo prodotto; quello che conta davvero sono il messaggio che si vuole trasmettere, le influenze che arrivano da altri settori come arte, media e fotografia, e il modo di comunicare con il consumatore finale.

Quali sono i requisiti che un designer deve possedere per avere successo sia dal punto di vista mediatico che commerciale?
Essere se stesso e saper comunicare con i suoi consumatori. Purtroppo oggi la figura del designer richiede non solo un talento creativo, ma anche sociale e mediatico. Essere un designer non significa solamente disegnare un abito, ma saper esprimere un universo e rappresentare un mondo. Gli elementi in gioco sono tantissimi: ci sono ideali e correnti di pensiero, c'è lo studio di materiali, forme e proporzioni, ma soprattutto c'è la comunicazione e il modo in cui si deve interagire. Non solo valori estetici, ma anche morali.

Se dovessi scegliere una sola città in cui lavorare, quale sarebbe?
Londra, dove già vivo! Mi piace molto la dinamicità e la velocità in cui cambiano le cose qui. Quello che mi entusiasma di più è proprio la continua evoluzione della città, amo poter cambiare sempre strada e trovare sempre posti nuovi in cui passare il mio tempo libero. Londra ospita molti designer, artisti e creativi, che è poi il mix perfetto per essere sempre aggiornati. Nella zona di East London ci sono un sacco di graffiti interessanti, mi diverte trovare sempre nuovi artisti, come le mattonelle pixelate di invader, gli omini bianchi di Stick e le figure colorate di Thierry Noir, ma anche personaggi più affermati come Shepard Fairey, Ron English e Banksy.

Quanto conta la ricerca nel tuo lavoro? E il sesto senso?
Fare ricerca è la mia vita! Mi emoziona, mi rende felice e, soprattutto, mi avvicina alle persone. Spesso è stancante, perché entrare in contatto con tutti non è facile, ma è un po' la mia missione. Sono alla costante ricerca di informazioni, notizie e immagini. È questo che mi fa stare bene.

Un brand istituzionale che continui a scegliere e uno emergente che speri sfonderà nell’industria della moda?
È molto difficile per me scegliere un brand istituzionale, perché ormai sono veramente pochi quelli che riescono a rimanere fedeli alla loro anima. I grandi designer passano da una azienda all’altra, facendosi portatori di grandi cambiamenti. La cosa più interessante in questi casi è osservare come lo stilista riesce, in alcuni casi, a far riemergere il brand.

Per quanto riguarda gli emergenti da tenere d'occhio, i nomi che adesso come adesso mi sembra abbiano un ottimo potenziale sono, ad esempio, Ader Error, Advisory board Crystal, Perks and Mini, Afterhomework, Facetasm e Cav Empt.

Tre caratteristiche che un capo o accessorio deve avere per funzionare? Cosa interessa di più a livello commerciale?
Deve avere una forte connotazione ed essere caratterizzato da unicità ed esclusività, altre che avere uno storytelling interessante. Altri elementi fondamentali sono versatilità e possibilità di essere usato in diversi contesti. Poi c'è il cosiddetto essere "social oriented" che oggi non può mancare.

Insieme a Daniela Battistini, tua collega in Tomorrow London Holdings Ltd, da poco avete iniziato anche a promuovere una serata a Londra – e non solo – che si chiama Esco. Come è nata questa idea?
Esco nasce perché a Londra la necessità di aggregazione è impellente in tutti i contesti. Daniela segue da sempre la scena musicale in Italia, e anch'io sono sempre stato attratto dalle realtà notturne, che esploro tra una città e l’altra muovendomi per lavoro. Insomma, siamo entrambi curiosi, dei veri animali sociali, ed è così che è nata l'idea di far incontrare artisti italiani e internazionali sul territorio inglese (e non solo).

Lo definirei come una sorta di friendly battle in cui musicisti, producer, digger musicali, designer e pionieri della musica sperimentale possono dare sfogo alla loro voglia di mettere tracce ballabili, trasformando così il dancefloor in un momento d'aggregazione sana e felice. Vogliamo che il legame tra Esco e la moda sia sempre più forte, ma non vogliamo che perda la sua spontaneità, quindi continueremo a proporci con appuntamenti random, senza regolarità. È una serata che deve avvenire solo quando ci sono le condizioni e il desiderio, e così andrà avanti, continuando a mutare.

E poi Londra ti offre tutto, specialmente in aree come Dalston, Peckham, Hackney o Shoreditch, quindi cercare il modo di far parte del clubbing e della nightlife londinese. Qui c'à un'apertura incredibile a nuove idee e proposte, quindi anche questo ha anche agevolato il processo. East e South London sono l’emblema della multiculturalità che contraddistingue questa metropoli e ogni community porta una parte di storia arricchendone il sottosuolo.

Oltre alle serate, quali sono le attività che una realtà come Tomorrow London Holdings Ltd deve promuovere per avere successo?
Mi sto concentrando nella strategia direct to consumer. Inoltre, lavoriamo da tempo su un nuovo format che cambierà il modo di acquisto dei consumatori hyperengaged, ovvero quella fascia del target estremamente legata all’experience, che ha quindi una visione culturale della moda. L'idea prevede diverse tappe europee, dando così la possibilità ai consumatori di avere sempre contenuti nuovi e diventare parte della community, interagendo direttamente con designer e creativi.

Crediti


Intervista di Amanda Margiaria
Fotografia di Rosario Rex Di Salvo