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i-Q: mirta trastulli

Abbiamo chiesto alla stylist Mirta Trastulli di raccontarci l’evoluzione e l’essenza dello stile milanese.

di Mattia Ruffolo
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21 febbraio 2017, 3:30pm

Milano cresce, sempre più. Continua ad evolversi e registrare i cambiamenti della nuova generazione. La moda, l'arte e il design rimangono determinanti; designers, editori indipendenti, stylists e musicisti stanno rivoluzionando questa città. Abbiamo chiesto alla stylist Mirta Trastulli di raccontarci l'evoluzione e l'essenza dello stile milanese. 

Chi sei, cosa fai e per chi lo fai?
Mirta, 26 anni e vivo a Milano da 7 anni. Lavoro al coordinamento moda per gli shooting di Vogue Italia e anche come stylist freelance.

Milano è il posto giusto per te? Cosa te lo fa pensare?
Milano mi ha fatto crescere personalmente e professionalmente; mi ha dato tanto e le sono molto legata. Ma tralasciando il legame emotivo, credo che si stia aprendo sempre di più alla contemporaneità. È un luogo di grande scambio professionale per chi sceglie di lavorare in questo settore.

In che zona vivi e quali sono i posti che frequenti di più?
Vivo in Piazza V Giornate, ed è una zona di Milano che mi piace molto, poco caotica ma in continua crescita. Tuttavia non c'è un posto in particolare in cui mi ritrovo, passo il mio tempo in redazione o a casa con il mio compagno.

Cosa pensi sia necessario portare a Milano che al momento manca?
Quello che mi piacerebbe vedere a Milano, come in Italia, è più fiducia nei nuovi progetti. Vorrei che ci fosse più attenzione verso le realtà editoriali emergenti e che le grandi aziende decidessero di investire nei giovani. Mi piacerebbe anche che l'industria della moda venisse percepita con molta più serietà culturale da parte di tutti.

C'è un brand che secondo te sta interpretando al meglio questo luogo e questo periodo?
Pensando alla settimana della moda di Milano, Marco de Vincenzo è uno dei giovani creativi che più mi interessa. Un mix perfetto di modernità, eleganza ed estrema ricerca dei materiali. Le sue collezioni non sono solo da guardare distrattamente ma anche da toccare e osservare da vicino. E parlando di serietà culturale, credo che sia l'esempio perfetto.

Secondo te sta veramente cambiando qualcosa a Milano? stiamo entrando in un periodo con un'estetica meno borghese?
Sicuramente sì, ma un'estetica di questo tipo c'è già da diversi anni ormai, soprattutto nella moda donna, sia dal punto di vista editoriale che commerciale. Meno immagini patinate, meno lusso ostentato ed uno sguardo più verso il quotidiano. Tutto questo ha creato un nuovo filone estetico, che se inizialmente era rivoluzionario ora é una nuova normalità (interessante a questo proposito la zine Contemporary Photography di Paul Paper). Quello che mi piacerebbe vedere è questo tipo di estetica portata nel menswear, cosa che in Italia stenta un po' ad accadere. Siamo abituati per tradizione a vivere il menswear italiano esclusivamente come una celebrazione del classico, quando in realtà può essere raccontato in tanti modi diversi. Il mercato della moda uomo sta raggiungendo mai come nell'ultimo periodo una forte crescita e sarebbe bello che anche in Italia ci fosse una proposta diversa e appunto "meno borghese''. E se la moda riflette sempre il tempo in cui vive è giusto che trovi la sua espressione anche al maschile tra modernità e tradizione.

Tu come stai contribuendo a cambiare le cose?
Per cambiare davvero le cose c'è bisogno che i grandi nomi decidano di mettersi in gioco e di puntare su un'estetica più moderna. Nel mio piccolo e nel mio lavoro cerco di esplicitare questo cambiamento e guardare al menswear con un occhio diverso.

Crediti


Testo Mattia Ruffolo / Irene Tamagnone
Foto Dave Masotti