72 ore a barcellona con alice dellal

i-D ha incontrato la fotografa, modella e musa di Chanel Alice Dellal davanti a un aperitivo a Barcellona. In collaborazione con MARTINI.

di i-D Staff
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20 maggio 2016, 1:05pm

"72 Ore" è una nuova serie di interviste in cui i-D e Martini invitano i nostri volti preferiti del panorama culturale per fare due chiacchiere davanti a un aperitivo in alcuni tra i luoghi più spettacolari in Europa. Nella seconda puntata, Alice Dellal ci parla del suo nuovo ruolo di fotografa al Williams Martini Racing, della cultura punk contemporanea e di come ci si sente a seguire i piloti da un lato all'altro del globo e lavorare con Karl Lagerfeld. 

Al momento stai scattando le gare di Formula 1 per Martini a Barcellona. Come sta andando?
A dire il vero ritengo che tutto questo sia una benedizione perché fotografare è la mia passione e non riesco a considerarlo un lavoro. Sono pochi i momenti in cui non mi vedrete con una macchina fotografica in mano. Sono così fortunata ad aver avuto questa occasione: girare il mondo per immortalare ciò che vedo è una figata. È stupendo poter collaborare con Martini, uno dei brand italiani più iconici di sempre. Si tratta di un progetto molto interessante per me, perché di solito le persone si concentrano esclusivamente su ciò che accade sulla pista durante il weekend di gare, ma io devo andare oltre e catturare ciò che accade attorno. Non è per niente male come primo "lavoro" nell'ambito della fotografia.

È fantastico! Che cambiamento dai tempi di Tumblr.
Sì, un cambiamento enorme. Specialmente perché sto scattando foto a colori con una fotocamera digitale, quando invece l'ho sempre fatto in analogico e bianco e nero. Ci sono così tanti fotografi al mondo al giorno d'oggi. Tutti sono fotografi. Tutti hanno uno smartphone con la fotocamera. Mi fa un certo effetto. Le foto che postavo su Tumblr risalgono al mio periodo in Canada. Ho sviluppato una pellicola, ma qualcosa è andato storto. Non so cosa sia accaduto di preciso, ma mi è piaciuto ciò che ne è risultato.

Hai incontrato i piloti di F1?
Sì, ho incontrato Felipe Massa e Valtteri Bottas per la prima volta quando mi trovavo a Sochi in Russia. Sono due piloti della Williams Martini Racing. Ricordo che mi stavano presentando tantissime persone ed era un costante 'ciao, piacere, ciao, piacere'. Poi ho incontrato loro due e ho chiesto loro 'hey, come vi chiamate?' Si sono limitati a guardarmi e probabilmente avranno pensato 'ma chi è questa? Si è persa?' Esilarante.

 Di quali altri progetti ti stai occupando?
Sto archiviando i miei negativi perché vorrei raccoglierli in un libro. Nel frattempo produco piccole fanzine indipendenti, tutte pubblicate da me e dal mio ragazzo su Tarmac. Quando scatto per me stessa si tratta sempre di una cosa spontanea, mi piace esprimermi come meglio credo. Adoro anche cimentarmi in cose che hanno a che fare con la musica - suonare con la band, realizzare copertine di album, scattare foto ai concerti e cose del genere. È divertente, perché molti danno per scontato che mi occupi di fotografie di moda.

Facevi parte della band Thrush Metal - i video che si vedono su YouTube sono spettacolari. Al momento stai facendo musica?
Carini, no? Grazie. È un peccato perché verso la fine non abbiamo mai davvero registrato i pezzi. Abbiamo finito per avere un sacco di materiale quando siamo diventati bravi con gli strumenti. Era tutto un po' improvvisato, perché nessuno di noi sapeva suonare. Abbiamo imparato insieme e abbiamo registrato l'EP solo tre mesi dopo aver iniziato, lo giuro. Ecco perché è così 'autentico' in un certo senso.

State pensando di tornare a fare musica insieme?
Ne parliamo sempre. È stato il periodo più bello della mia vita. Prima di iniziare a suonare pensavo sempre che sarebbe stato troppo tardi per imparare a suonare uno strumento, come se, una volta passata l'adolescenza, non fosse più possibile imparare cose nuove. Ma non è così, no?

Posso chiederti della tua carriera da modella? Hai raggiunto l'apice del successo negli anni '90, com'è stato?
È stato strano perché anche questa volta si è trattato di un caso, non era una cosa pianificata. Non mi sarei mai aspettata di diventare una modella. A dire il vero mi sono avvicinata a questo lavoro perché ero curiosa di come fossero le cose dall'altro lato delle lenti della macchina fotografica e, ovviamente, mi intrigava l'idea di poter viaggiare per il mondo. Penso sia triste che a volte le modelle vengano considerate stupide, perché spesso lo sono, ma a volte no. L'altro giorno qualcuno mi ha chiesto, 'Pensi che le modelle abbiano smesso di essere dei semplici manichini? Ora fanno sentire la propria voce.' La mia risposta è stata 'Oh davvero? Ce l'abbiamo sempre avuta, la voce'. 

Com'è essere una musa di Chanel?Sono una modella di Chanel e un'ambasciatrice di Chanel, ma essere una musa in quanto fonte d'ispirazione? Stento a credere che sia ciò che Karl Lagerfeld ha visto in me.

E lavorare con Karl?
È fantastico. È un'icona. Odio usare questa parola, ma lo è davvero. Quando ho iniziato a lavorare con lui tutti pensavano che sarei stata perfetta per il suo Little Black Jacket book. Volevano qualcuno che, per usare le loro parole, fosse punk. Però con questo non sto dicendo di essere una punk! Così sono andata a lavorare con lui ed è stata la cosa più figa di sempre. Ha scattato un paio di fotografie e ha deciso di usare la prima. Ecco perché amo lavorare con lui: è così rapido. Ha ben chiaro in mente ciò che vuole e sa quando l'ha raggiunto. Lo stesso giorno mi hanno chiesto se fossi sotto contratto con qualcun altro. Lavoro con lui a partire da quel momento.

Abbiamo subito iniziato a darci dentro. È una persona davvero intelligente e parla un milione di lingue diverse. Davvero: usa quattro lingue diverse in una frase. Lavorare con Chanel è stato fantastico. Sono davvero il meglio del meglio, no? Ironico, ma quando ho iniziato non lo realizzavo ancora completamente. Lavoro nell'industria della moda, faccio la modella, ci sono cresciuta dentro ma ignoro assolutamente come funziona il mondo della moda: chi sono gli stilisti, quali sono i trend e così via. È imbarazzante. Ciò che non capisco è questa fissa per le varie stagioni. La mia filosofia è più o meno così: prendi qualcosa che ti sembri comodo e ti faccia sentire a tuo agio. Ottimo, ora indossalo e basta.

Cosa pensi della cultura punk contemporanea?
Potremmo discuterne per ore. Quando penso al punk, penso alla rabbia, l'anticonformismo e il rifiuto di tutto ciò che è mainstream. Il punk è nato come un'espressione d'individualità e ribellione e ora sembra quasi che non essere punk sia più punk di essere punk. Adoro la musica punk, sono cresciuta ascoltandola e ne sono sempre stata affascinata. Mi ricordo che un giorno, da piccola, stavo camminando per strada e ho incrociato questa coppia di punk con creste altissime e borchie, avrò avuto cinque anni. Li guardavo in adorazione e ricordo di aver pensato 'che belli, cosa sono?' Ma penso che al giorno d'oggi sia triste perché si vedono sempre più persone come Chris Brown che indossano giacche di pelle personalizzate con i loghi dei Municipal Waste e le toppe dei Cro-Mags. A quel punto mi dico 'non ha neanche la minima idea di chi siano'. Quindi a volte mi sento come se il punk fosse…

Non lo voglio dire…
Ah! Non credo davvero che il punk sia morto. Quando vedo cose del genere sì, mi sembra che il punk sia morto. Ma chi siamo noi per dirlo? Al mondo si possono ancora trovare degli artisti punk autentici, genuini. Poco fa ho letto la frase più azzeccata di sempre. Un ragazzo dice a un altro 'cos'è il punk?' l'altro prende a calci un cestino dei rifiuti e risponde 'Questo è punk.' Così il primo lo imita, prendendo a calci un altro cestino dei rifiuti e chiede 'quindi questo è punk?' e l'altro risponde 'No, questo è un trend.' 

Crediti


Foto scattate al W Hotel Barcelona.
For informazioni riguardanti l'hotel cliccate qui.
Trucco e capelli Estrella Elorduy for Dior , label.m , The Pink Peony , Balbcare

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