la nuova mostra della fondazione prada è un meraviglioso incubo a occhi aperti

Questa mostra include rappresentazioni di situazioni violente che potrebbero urtare la sensibilità di alcuni visitatori. È sconsigliata la visita ai minori, per i quali è comunque obbligatorio l’accompagnamento da parte di un adulto.

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mag 20 2016, 10:21am

La "bellezza" di un'opera può anche scaturire da un pugno nello stomaco. In effetti, questo metodo maieutico di portare a galla i profondi significati di un lavoro artistico può suscitare forti reazioni. Un esempio è "Kienholz: Five Car Stud", la nuova esposizione della Fondazione Prada che occuperà le sale della sede milanese dal 19 maggio al prossimo 31 dicembre.

Prima di raggiungere il cuore nevralgico rappresentato dalla stessa "Five Car Stud" (realizzata tra il 1969 e il 1972 ed esposta per la prima volta a "Documenta 5" a Kassel e poi rimasta in un deposito per quasi cinquant'anni), è necessario attraversare il lato Sud della Fondazione, il Deposito e lo Spazio esterno: quasi come se lo spettatore si trovasse ad affrontare un percorso di formazione fatto di momenti scioccanti, attimi di riflessione e potenti esorcismi della nostra modernità.

Come sostiene Germano Celant, curatore dell'esposizione, il protagonista delle opere di Kienholz è quasi sempre "una figura umana a dimensione reale risultato di una combinazione di avanzi di manichini, di orologi, di schermi televisivi, di vestiti dimessi e consunti o costituita da calchi in gesso di persone reali. L'assemblage acquista quindi l'ambiguità metaforica di una situazione terribile dell'esistere. Lo spettatore che lo avvicina può certamente rifiutarla, ma il suo aspetto realistico lo mette in una condizione di voyeurismo che ne provoca la partecipazione simpatetica o repulsiva, ma sempre attiva e condivisa: l'estraneo si fa personale".

"The Nativity" del 1961 è una paradossale rappresentazione della Natività. Nel tableau infatti Cristo è rappresentato da una luce lampeggiante per i lavori in corso a cui sono incollati i piedi di una bambola. Il corpo di Maria è un contenitore, mentre Giuseppe siede sulla testa di un cavallo a dondolo. Sotto il segno della commercializzazione del Natale si apre la visione critica e potente dell'"arte della repulsione" di Kienholz, cognome che identifica la collaborazione artistica tra Edward (1927-1994) e la moglie Nancy Reddin (n. 1943).

Il tutto prosegue poi con la condanna all'istituzionalizzazione della Chiesa priva di spiritualità tramite "Led the Big Charade" del 1993-94, con la denuncia della mercificazione della figura femminile e del ruolo della donna diventata vittima della società attraverso "The Bronze Pinball Machine with Woman Affixed Also" del 1980 e arriva fino alla riflessione sulle violenze fisiche e psicologiche perpetuate nell'ambito famigliare.

Questo e non solo "Five Car Stud" era allora il "peso di essere un americano", e oggi ne viviamo l'eredità, un incubo a occhi aperti.

All'improvviso è stato come ritrovarsi in una sorta di straniante video-gioco, in cui si gira la ruota della fortuna e si assiste alle giostre che, anziché far vivere ludici momenti di condivisione, rivelano e criticano gli stereotipi del mondo occidentale e i problemi della società del XX e XXI secolo... fino a quando i piedi non percepiscono la sabbia una volta entrati nel buio della sala di "Five Car Stud". Qui veniamo catapultati in una scena di violenza razziale in cui tutto si svolge sotto i nostri occhi inermi alla luce dei fari di quattro automobili e di un pick-up: al centro della scena un afroamericano steso a terra è circondato da cinque uomini bianchi che indossano delle maschere di Halloween. Gli aggressori lo immobilizzano afferrandogli braccia e gambe, mentre uno di loro lo sta per evirare. Inoltre è presente un sesto uomo mascherato che, armato di un fucile, sorveglia la scena, mentre una donna bianca che si era appartata con la vittima, è obbligata ad assistere sconvolta e impotente alla punizione inflitta dagli aggressori bianchi. Un ragazzo impaurito, il giovane figlio di uno dei criminali, è testimone dei fatti dall'interno dell'auto del padre. Il ragazzo nero ha un doppio volto: uno interno in cera tristemente rassegnato, mentre quello esterno, trasparente, è segnato da una smorfia mostruosa di terrore e rabbia. Il busto è costituito da un contenitore di benzina all'interno della quale galleggiano sei lettere che possono formare la parola "nigger".

Se vi ritenete persone impressionabili e troppo sensibili, sappiate che a mio avviso la mostra fa anche e soprattutto per voi.

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi
Immagine su gentile concessione di Fondazione Prada