le quattro stagioni: abbiamo intervistato ryan mcginley alla gamec di bergamo

Abbiamo intervistato il Vivaldi della fotografia e una volta rotto il ghiaccio la conversazione è stata veloce e precisa.

di Fabrizio Meris
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22 febbraio 2016, 12:15pm

Alla GAMEC di Bergamo vanno in scena Le Quattro Stagioni, non quelle del compositore Vivaldi ma quelle del fotografo americano Ryan McGinley, uno dei più importanti e influenti artisti contemporanei. Classe 1977, Ryan viene catapultato nel firmamento dei fotografi d'arte con The Kids Are Alright, un libro auto-prodotto nel 1999 poi divenuto una mostra, che si può sicuramente definire generazionale, per la lunga eco di interesse che ha generato. The Four Seasons raccoglie scatti di nudi immersi in una natura di struggente bellezza e raggruppati per associazioni estetiche ed emotive. Inverno, autunno, estate e primavera si rincorrono in una danza evocativa unificati dal punto di vista del giovane maestro. Alto, carismatico ma pieno di entusiasmo, Ryan McGinley indossa una t-shirt scura con le maniche lunghe, con la stampa di un gorilla dagli occhi infuocati che mi guarda dritto negli occhi e una una collana d'argento che sembra contenere un qualche amuleto dei nativi d'America. Una volta rotto il ghiaccio la conversazione è veloce e precisa. Questo è quello che ci siamo detti.

Hai raggiunto il successo nel 2003 quando eri ancora molto giovane con una personale al museo Whitney di New York: il culto del successo precoce è un male per i giovani?
Nella mia esperienza quando sei giovane e hai successo non pensi molto alle implicazioni, sei solo così eccitato per tutta l'attenzione che si genera attorno a te. Poi però la gente inizia a dirti di fare attenzione, a non bruciarti troppo presto, che è poi quello che spesso succede. Come risposta ho solo continuato a fare quello che facevo, a lavorare, a produrre progetti e scattare fotografie. Avere tutte quelle opportunità era cosi stimolante, talmente tante porte si stavano aprendo di fronte a me e io volevo esplorarle tutte.

E cosa mi puoi dire invece delle porte che si sono chiuse alle tue spalle?
Quando ho iniziato a lavorare nel 1998 scattavo solo a Manhattan, in special modo a Downton - il centro pulsante della cultura giovanile in quegli anni - poi dopo la mia mostra al Whitney all'improvviso tutti in città sapevano chi ero. Sono apparso sulla cover del New York Magazine e di fatto non godevo più di quell'anonimato di cui avevo beneficiato prima, quando potevo andare dove volevo in città, scattare foto indisturbato. Poi all'improvviso non era più così e in quel momento ho deciso di lascarmi alle spalle la città e di iniziare a viaggiare, sopratutto attraverso gli Stati Uniti e fare del paesaggio americano un segno distintivo del mio lavoro.

I tuoi tre luoghi favoriti dove hai scattato per raccogliere le meravigliose immagini di questa mostra?
Sicuramente le zone paludose del Sud degli Stati Uniti, come la Georgia, la Louisiana o il Mississippi, dove aggrovigliate a enormi cipressi crescono piante aeree dal fascino incredibile, le chiamiamo Spanish Moss. Poi Upstate New York che per me, che sono cresciuto in New Jersey, è un po' come il cortile dietro casa. È cosi bella lì la natura, con cosi tante possibilità. In quei luoghi rivedo poi i paesaggi romantici della scuola di pittura di metà '800 dell'Hudson River. La California tuttavia rimane la mia location favorita dove scattare: ha talmente tante opzioni ed una biodiversità di clima e paesaggio fra Nord e Sud così elevata da renderla il paradiso per il mio lavoro.

Se dovessi scegliere tra montagna e mare?
Non ho dubbi, la montagna.

È vero che gli artisti sono i migliori soggetti da fotografare?
Sì è vero e credo dipenda dal fatto che ti concedono così tanto del loro tempo e che sono veramente disposti a fare sacrifici fino in fondo per creare lavori interessanti. Una delle modelle con cui ho lavorato per la serie dell'inverno, una ballerina professionista, ha subito un incidente durante le riprese e scivolando sul ghiaccio si è malamente abrasa la pelle. Mi sono offerto di portarla immediatamente al pronto soccorso più vicino ma lei ha detto che era un'opportunità unica, che non si sarebbe mai più ripetuta, tanto valeva aspettare qualche minuto ed immortalare il momento.

Chi sono i "cool kids" della scena artistica a New York?
Mi viene in mente il nome di Petra Collins, una giovane fotografa piena di talento, poi - fammi pensare - c'è un pittore astratto fantastico che si chiama Torey Thornton, e un'altra fotografa che mi piace molto, Sandy Kim, una ragazza coreana che fa bellissimi scatti.

Come si rimane giovani dentro?
Ogni artista - chi più chi meno - penso abbia una mentalità da bambino e penso che sia un bene abbracciare fino in fondo questo dono perché crescendo la società tende a fare enormi pressioni per farci sottostare ad una struttura organizzata e alle regole, ma se si cerca di rimanere ancorati a quel ragazzino che è potenzialmente in ognuno di noi si dischiude un mondo di creativi senza limiti.

Pensi che sarebbe una società migliore se tutti andassimo in giro nudi come nei tuoi scatti?
No - ride - sicuramente no, ma sarebbe interessante. Visivamente sarebbe molto bello. Le persone hanno una fissazione per il corpo nudo e anche durante l'intimità fra due persone c è chi preferisce spegnere la luce. Molti uomini e donne non vogliono confrontarsi con il loro corpo, sono insicuri e nervosi su questo tema soprattutto in America. Anche nei giornali di moda e nella stampa non si può mai pubblicare la fotografia di un pene, è una specie di tabù. Il pene è la parte del corpo più carica di connotazione, è un'immagine dall'enorme potere evocativo e la gente ne ha paura.

Sei un artista, ma anche un grande fotografo di moda: ciò che rende rilevante la moda di oggi?
La moda è così creativa, e ci sono così tante persone fantastiche coinvolte, dai designer a tutti quelli che lavorano per le case di moda. Un nome che mi viene in mento è J.W. Anderson ad esempio, ma potrei fare una lunga lista. Tutte queste persone fanno cose meravigliose e rendono la moda una vera forma d'arte. Siamo in Italia baby, dovresti saperlo!

Ti piace l'Italia?
Amo venire in Italia, ovunque vai passeggiando vedi come la gente prenda la moda in maniera seria, mi piace guardare le donne e le ragazze italiane e osservare come sono curate, sembrano così meravigliose, mentre in America appena si esce da New York, beh è tutta un'altra cosa…. C è qualcosa che mi affascina nelle persona che amano la moda e la prendono sul serio.

Cosa ricordi del tuo primo viaggio in Italia?
La mia prima volta in Italia è stata a Milano e facevo il modello in una sfilata di BLESS, un brand di moda tedesco... Ricordo il Duomo ovviamente e come i ragazzi andassero a ballare al ritmo di musica techno.

Qual è la tua personale definizione di bellezza?
C'è tanta bellezza nella natura basterebbe anche solo guardare la varietà delle piante o i differenti colori delle foglie. Il paesaggio e così ricco di variazioni, ne sono assolutamente sedotto. Cosi come penso sia bellissimo un corpo nudo di fronte alla camera, puro nella sua immediatezza. Ma anche una posa, un movimento ha molta grazia. C'è bellezza nel modo in cui si può muovere una mano, un piede, una caviglia, in tutto ciò c'è un gran potere di seduzione.

La bellezza ha a che fare con l'essere romantico?
No, non la penso così. Ci sono tante cose che sono romantiche, ma nascono dalla bruttezza e poi si trasfigurano in qualcosa di stupendo.

Ogni stagione è speciale a modo suo, ma qual è quella che ti piace di più?
Amo l'autunno! I colori delle foglie in autunno sono i fuochi d'artificio della natura! I rossi, i gialli, tutti qui colori brillanti che esplodono sugli alberi sono meravigliosi. 

gamec.it

Crediti


Testo Fabrizio Meris
Foto su cortese concessione di Ryan McGinely

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