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fabio quaranta ci ha parlato di spazio, codalunga e di cosa significa essere giovani nella moda

Abbiamo chiacchierato con lui su Skype prima della sua serata da Codalunga per Nico Vascellari alla Casa delle Armi del Foro Italico di Roma.

di Marta Stella
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07 dicembre 2014, 11:30pm

Foto Alessio Costantino

Fabio Quaranta è nato a Roma nel 1977 e da sempre si considera "più un creativo che uno stilista". Questa è forse la più semplice ma anche la migliore espressione per riassumere il suo lavoro multi-contaminato, quello di un laureato in economia aziendale che pensava di finire a lavorare in finanza e invece si è ritrovato a diventare uno dei nuovi nomi più interessanti della moda italiana. Era il 2011 e a Firenze, con una sfilata su un manto erboso sulle note di David Tibet accompagnato al pianoforte da Baby Dee, Fabio presentava la sua prima collezione a Pitti 79 dopo aver vinto il Who's On Next, un premio che "ha formalizzato un pensiero che fino ad allora custodiva e nutriva segretamente".

Quel premio però è stato solo uno dei tanti tasselli di una visione che ancora oggi può dare speranza a chi ha scelto di non omologarsi, continuando a fare una profonda ricerca e a creare connessioni tra moda, arte e musica oltre il solo prodotto. Ora, quando non è a Roma impegnato anche con Motelsalieri, lo potete trovare allo IUAV in veste di docente e ricercatore di design della moda. Lo abbiamo raggiunto via Skype a Treviso, dall'aula dove insegna, per chiacchierare con lui prima del suo evento alla Casa delle Armi del Foro Italico di Roma dove presenterà anche le nuove divise realizzate per Codalunga e Nico Vascellari. 

Sei italiano, nato nel 1977. Cosa pensi della tua generazione?
Oggi la mia generazione in Italia soffre. È la prima che comincia a lottare veramente con l'omologazione. Ho molti coetanei che in qualche modo ce l'hanno fatta, ma anche molti altri che non sono sopravvissuti. In fatto di omologazione sarà sempre peggio. Anche se penso comunque che noi abbiamo degli anticorpi ereditati dai nostri genitori, la 'vecchia' generazione. Le nuove invece in questo senso sono e saranno sempre più in difficoltà.

Cosa avresti fatto se non fossi diventato un designer?
Al tempo pensavo che avrei lavorato in finanza. Oggi, se dovessi pensare ad un'alternativa, ti dico che mi sarebbe piaciuto fare il medico. Sono comunque molto contento del lavoro che faccio.

Finanza…infatti sei laureato in economia aziendale. Come e perché sei diventato un designer?
Durante gli anni universitari ciò che mi ha cambiato è stato uscire con persone che non frequentavano la mia facoltà, persone che avevo conosciuto per caso. È così che iniziai a capire che le mie passioni potevano diventare una professione. Mi ricordo molto bene di un docente che un giorno disse che un imprenditore deve "massimizzare il profitto a scapito di qualsiasi altro fattore ". Ecco, quel giorno ho capito che la cosa mi irritava parecchio.

Quanto è cambiato della tua visione, ma anche di te, da quando hai vinto il Who's On Next nel 2010?
Quel premio è stato importante sopratutto personalmente, ha formalizzato un pensiero che fino ad allora custodivo e nutrivo segretamente. Iniziai a realizzare di essere capace a fare un determinato mestiere. Non sono mai stato uno stilista tout court, mi sono sempre considerato più un creativo che uno stilista. Quel premio ha ufficializzato un posizione che intimamente coltivavo ma che neanche mia madre sapeva facessi. Capii a quel punto che poteva diventare il mio lavoro.

Oggi insegni anche allo IUAV di Venezia. Qual è il consiglio che un docente non dovrebbe mai dare a uno studente di moda?
Che si tratti di una passeggiata. Non direi mai a un ragazzo che questo lavoro sia cosa semplice perché glam, o perché bisogna inseguire le proprie passioni. Il fatto che uno abbia passione per qualcosa non vuol dire che tutto sia più facile, anzi. È molto dura, è un lavoro e come ogni lavoro è quindi sacrificio. È molto bello poter scegliere un lavoro per passione, ma non bisogna commettere l'errore di pensare che sia semplice e banale. Sono stufo di sentire che la moda è cosa effimera e superficiale, vorrei far capire ai ragazzi che è qualcosa di davvero impegnativo.

Se dovessi pensare a una rosa di cinque giovani italiani sui quali si dovrebbe puntare ora, chi sarebbero? 
Ne dico solo uno, Giorgio Orbi.

A proposito di "giovani". Che significato ha oggi per te questa parola, a volte abusata da tutti, soprattutto nel sistema della moda?
Guarda, io ora ho quasi quarant'anni e mi sento dare ancora del giovane. Forse semplicemente perché sono uno "sfigato", non sono famoso come i veri stilisti "famosi". Spesso i ragazzi mi dicono "faccio questo capo in questo modo per renderlo più 'giovane'". Sì, su questo termine c'è una grande confusione, soprattutto nel campo della moda. Nell'abbigliamento la parola 'giovane' viene sempre associata a qualcosa di 'estroverso' o 'bizzarro', ciò che è ritenuto 'giovane' non può mai avere un taglio raffinato. Errore a mio avviso. Per me 'giovane' vuol dire 'libero'. Quando un artista o un creativo è giovane, è libero. Ed è in quel momento in cui si può davvero permettere di dire quello che vuole.

Chi è il tuo mentore, se ne hai uno?
Un amico, si chiama Daniele. Nella vita studia. È una delle poche persone dalla quale vado quando ho veramente bisogno di parlare.

Parlaci del tuo progetto Motelsalieri a Roma...
Moltelsalieri nasce a Roma nel 2006 come studio creativo, ma ha cambiato aspetto e pelle molteplici volte. Negozio, galleria d'arte. Tutto temporaneo. Tanti 'ospiti' sono passati dalle stanze di Via Giovanni Lanza 162 a Monti. Tutti hanno lasciato il loro segno personale nella storia del progetto. Da poco ha chiuso la sede storica e a pochi metri da questa, al 158, c'è il mio studio nello stesso spazio che ha ospitato sino alla fine del 2013 le creazioni di Carol Christian Poell. Lui è sicuramente uno tra i più virtuosi designer del nostro tempo, nonostante purtroppo pochi sanno chi sia. Sono molto lusingato del fatto che anche lui abbia dato fiducia e sia stato un 'ospite' di Motelsalieri.

Roma ti piace molto, e si sente. Chi inviteresti per una passeggiata sottobraccio a Monti?
Josef Brodsky. Per passeggiare con lui, la cornice di Monti andrebbe molto bene.

Hai avuto sempre una direzione ben precisa per i casting delle tue presentazioni e sfilate, scegliendo quasi sempre modelli-non-modelli, soprattutto uomini maturi. Cosa che tra l'altro è diventato poi un trend…
È vero, e proprio per questo per la mia ultima sfilata ho invertito la rotta. Abbiamo scelto tutti ragazzi giovani, tra i 18 e i 24 anni. Era inevitabile. Quella di far sfilare modelli maturi è diventata una tendenza, e per me è un po' come sentire una bella canzone. La senti e la risenti, e poi finisce che ti annoi. Con la mia ultima sfilata era il momento di cambiare. Certo è più dura, ma anche a 24 anni puoi essere bello e avere qualcosa da dire. Ad ogni modo mentre lavoravo alla collezione, i miei riferimenti erano sempre orientati verso un uomo adulto. Mi interessava vedere come dei giovani avrebbero interpretato un capo pensato per un uomo molto più grande.

Se dovessi spiegare la tua moda a un diciottenne?
Essenziale e una manipolazione del passato.

Come hai conosciuto Nico Vascellari e come siete finiti a lavorare assieme?
Mi ha chiamato al telefono e mi ha detto: "Sono Nico Vascellari, sono a Roma e ti volevo parlare di un progetto". Ci siamo incontrati ed è andata bene. Ho realizzato le divise per lui e per tutto lo staff di Codalunga.

Anticipaci cosa succederà a Roma da Codalunga…
Alla "Casa delle Armi" (ex Aula Bunker) faremo tanto rumore romano con i ROTADEFERO -ex Concrete-, Michele Manfellotto, Cristiano Luciani e Giorgio Orbi.

Qual è l'ultima chiamata che hai fatto su Skype?
Ho chiamato Federico, un mio amico che abita a Città del Messico.

La chiamata via Skype che faresti se potessi chiamare chiunque e in qualsiasi parte del mondo?
Gino De Dominicis.

L'ultima cosa che hai fatto ieri sera prima di addormentarti?
Far addormentare mia figlia.

Se potessi spedire qualsiasi cosa nello spazio cosa manderesti?
Enzo Cucchi.

E se dovessi spedire solo un tuo capo?
Non penso che lassù abbiano bisogno di vestiti. :D

fabioquaranta.it

Crediti


Testo Marta Stella
Foto Alessio Costantino