5 libri di fotografia che esplorano con classe l'erotismo femminile

Sfogliamo alcuni libri di fotografia che, come i fotografi Helmut Newton e Daido Moriyama, hanno investigato con naturalezza la nudità e la sessualità femminile.

di Giorgia Baschirotto
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11 maggio 2016, 10:50am

Mark Borthwick, Synthetic Voices
Mark Borthwick iniziò la sua carriera scattando coreografie. "È un qualcosa che si evolve di continuo, prende vita di sua spontanea volontà," ha raccontato in un'intervista ad Artforum, paragonando quella prima esperienza al comporre musica, un gesto carico di significato proprio perché spontaneo, poetico, quasi involontario. Questa sensazione di freschezza e di autenticità è ciò che permea ancora oggi, molti anni dopo, la sua fotografia: prese le distanze da quella fetta dell'industria della moda che sembra voler sottostare solo alle logiche della pubblicità, Borthwick negli ultimi anni ha dedicato molto del suo tempo alla realizzazione di libri, dove racconta le sue storie personali attraverso immagini, schizzi e pensieri. In Synthetic Voices, pubblicato nel 1997, l'artista dà voce al suo stile personale e anti-glamour affiancando scatti sbiaditi di una allora sconosciuta Chloë Sevigny a modelle seminude, ritratti di Stella Tennant e Angela Lindvall realizzati per Maison Margiela e Comme des Garçons, incorporando frasi e poesie scritte a mano. Spogliate delle collezioni prêt-à-porter e d'alta moda che Borthwick durante la sua carriera ha abilmente decostruito, le donne dei suoi scatti risultano sempre naturali, spontanee, quasi inconsapevoli del loro fascino - ballerine in movimento tanto ordinarie quanto eteree ed incorporee.

Foto via sobooks.jp

Helmut Newton, Polaroids
Come scrive Catalina Ouyang in Small Girl, Big Nudes: Helmut Newton and the Voyeur, "Ho sempre avuto la sensazione che Newton credesse seriamente di celebrare le donne che scattava, e forse le donne stesse lo percepivano." Fiere, altere, statuarie e incredibilmente erotiche, le donne dell'iconico fotografo di moda non appaiono mai oggettivate, quanto piuttosto fiere della propria sessualità e pronte a sfidare il male gaze con la loro nudità mai volgare.
In Polaroids, una raccolta di scatti preparatori che Newton realizzava prima dei suoi shooting, possiamo osservare l'evoluzione della donna newtoniana dagli anni '70 ai primi anni 2000 e constatare che l'immaginario erotico nostro e del fotografo in fondo non è mutato: dagli scatti di nudo per Vogue Francia negli anni '80, a quelli della modella di Playboy Yvonne Honsa nella sua casa di Montecarlo del '98, fino ai close-up di tacchi vertiginosi e unghie laccate di rosso, Newton si muove sul filo sottile che divide arte e pornografia. Introducendo pratiche sadomaso, accessori fetish e nudo integrale nella fotografia di moda, il fotografo ha dato vita a un ampio dibattito circa la percezione della figura della donna e della sessualità femminile, venendo accusato spesso di misoginia, pornografia e mero voyeurismo. Qualunque sia la vostra percezione a riguardo, a Newton forse non importerebbe poi molto. Come riporta un articolo del 2000 di American Photo, Newton sembra infatti aver affermato: "Il termine 'politicamente corretto' mi ha sempre affascinato, mi ricorda la 'polizia del pensiero' di Orwell e i regimi fascisti." 

Foto via sobooks.jp

Henrik Purienne, Purienne
Quando in un'intervista gli è stato chiesto se sia possibile amare due donne allo stesso tempo, il fotografo sudafricano Henrik Purienne ha affermato, "Certo, se una delle due è tua madre." Difficile credere alla sua risposta se si conoscono i soggetti a cui ci ha abituato l'editor di Mirage: giovani lolite dalle labbra carnose adagiate languidamente al sole, teenager bionde au naturel sulle spiagge di Los Angeles, modelle dai fisici scolpiti - le donne di Purienne sono le assolute protagoniste del suo immaginario edonista, racchiuso nel suo primo libro di fotografia, Purienne, una raccolta di scatti che emanano una sensualità candida e provocante allo stesso tempo, ingenua e seduttiva, racchiudendo l'essenza di una giovinezza spensierata. Resistere al fascino femminile di fronte ai suoi scatti risulta doppiamente difficile e, per rispondere con le parole di Humbert Humbert del capolavoro di Nabokov, "se qualcuno ci riesce, allora la vita è una farsa."

Foto via The Lovers and Drifters Club

Richard Kern, New York Girls
Disadorne, dimesse e decisamente poco vestite, le ragazze del fotografo e regista americano Richard Kern hanno contribuito a dare vita a quell'immaginario femminile onesto e anti-glamour tanto apprezzato dalla nuova generazione di fotografi, prima tra tutti l'artista femminista Petra Collins, che ha nominato Kern suo mentore. All'inizio degli anni '80 il fotografo iniziò a scattare alcune ragazze nel suo squallido appartamento newyorkese, girando parallelamente dei video con la sua Super8 e contribuendo alla nascita del movimento No Wave, abbracciato anche dall'artista Lydia Lunch e Kim Gordon dei Sonic Youth, entrambe donne con cui ha collaborato. Un'intervista con Gordon è il testo che accompagna la raccolta di foto di New York Girls, quello che molti ritengono il testamento fotografico di Kern. Pubblicato nel 1997, il libro getta uno sguardo, attraverso le sue protagoniste disinvolte e provocatorie, sulla New York underground dell'epoca. "In quel periodo molte ragazza facevano le stripper," ha raccontato Kern a Bedford + Bowery. "Era una scena prolifica a quel tempo. L'idea era: ripulisciti dalle droghe, tatuati e vai a lavorare in un sex club - era vista come una cosa figa. Forse ancora oggi è così, non ne ho idea". Che lo sia o meno, di sicuro la fotografia di Kern ha contribuito a sovvertire gli ideali estetici di bellezza femminile e a favorire l'accettazione del proprio corpo, assieme a quelli che la società ci continua a far percepire come punti deboli o difetti.

Foto via Pinterest

Daido Moriyama, Mirage
Conosciuto soprattutto per le sue foto in bianco e nero, scattate in ogni angolo del Giappone durante i suoi numerosi viaggi on the road, con Mirage il fotografo di Osaka mette assieme una raccolta di immagini a colori risalenti agli anni '70, consegnandoci un tenero sguardo sul mondo femminile senza filtri e censure. "Per me le foto si scattano con gli occhi prima ancora di concepirne il significato. È la realtà che mi interessa catturare," aveva dichiarato Moriyama, il quale alla fine degli anni '60 abbracciò l'estetica dell'are-bure-boke, nata con la rivista d'avanguardia Provoke con lo scopo di mettere in discussione l'essenza stessa della fotografia e creare un linguaggio visivo totalmente nuovo. Il risultato furono gli scatti granulosi, fuori fuoco e altamente contrastati che hanno reso il fotografo tanto celebre e che divergono totalmente dalle immagini scolorite dalle tonalità calde e dalle ambientazioni di Mirage: allo squallore urbano si contrappongono prati e interni ordinati, agli scatti desaturati le luci soffuse e il colorito roseo della pelle, agli accessori sensuali di serie come Tights and Lips gambe e seni nudi. Alla sua visione drammatica ed introspettiva Moriyama contrappone con classe la bellezza del quotidiano, senza mettere da parte la sua sensibilità onesta e indagatrice. 

Foto via Pinterest

Crediti


Testo Giorgia Baschirotto
Foto di copertina Purienne

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