Immagini via Instagram 

perché le coppie coreane si vestono nello stesso, identico modo?

Gemelli? No, fidanzati sudcoreani.

di Liam Hess; traduzione di Gaia Caccianiga
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11 aprile 2019, 2:50pm

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Vale la pena andare alla Seoul Fashion Week anche solo per vedere com'è vestita la gente fuori dalle sfilate. Ci sono bambini che ballano in total look Balenciaga, e tu pensi: "Che carini!” ma anche "chissà se mi arresteranno se li fotografo." Ci sono le K-pop star, circondate da urla e flash che sembra di essere sul tappeto rosso degli Oscar. Il fenomeno che proprio è impossibile non notare, però, è un altro.

Il twinning.

Questa espressione si può tradurre come "look di coppia," e consiste fondamentalmente nel vestirsi nello stesso, identico modo della tua dolce metà. Nessuno sa bene quando sia nata questa moda, qualcuno pensa che sia ispirata a famose serie tv coreane come Heirs e Secret Garden, ma quasi tutti concordano sul fatto che abbia iniziato a prendere piede nel 2012, soprattutto grazie a Instagram, come si può notare cercando l’hashtag #couplelook.

Si dice che chi fa sul serio indossi anche biancheria uguale.

Del resto, non esiste un’altra cultura così fissata con l’amore come quella sudcoreana. Gli anniversari di coppia qui si festeggiano ogni 100 giorni con regali e anelli, e c’è una sorta di San Valentino una volta al mese. E poi ad Aprile c’è il Giorno Nero, dove i single devono vestirsi totalmente di questo colore e sono obbligati a mangiare il jjajangmyun, un piatto di noodle con pasta di fagioli neri — un riferimento ai lori cuori scuri incapaci di amare, si presume.

Si può dire che questo “look di coppia” sia solo un altro sintomo dell’ossessione dei sudcoreani con l’apparenza: non c’è bisogno di dire che Seul è una delle capitali dello stile, ma la Corea del Sud è anche il paese con la percentuale più alta di interventi di chirurgia plastica al mondo. In una società in cui è obbligatorio indossare l’uniforme scolastica e in cui gli uomini hanno due anni di leva obbligatoria, non è difficile immaginare che ci sia una certa fissazione per le uniformi e per l’omogeneità.

E poi c’è una giovane generazione che cerca di trovare il proprio spazio nelle dinamiche delle famiglie conservatrici della società tradizionale coreana. Crystal Tai, una giornalista cino-canadese basata a Seul, parla della difficoltà che i sudcoreani provano nell’esprimere la propria intimità, sia a livello emozionale che sessuale. “Se guardi le macchinette accanto ai bagni pubblici delle stazioni della metro noterai che spesso vendono preservativi e altri accessori legati al sesso.” Senza entrare troppo nello specifico, dove pensi che li utilizzino? “Nei Love Hotel! Credo che, a parte le relazioni extraconiugali dovute al tabù del divorzio, le giovani coppie aiutino molto l’economia dei love hotel, visto che vivono ancora a casa con i genitori.”

Joie Reinstein, trend forecaster e antropologa della cultura coreana, ritiene che questa moda sia legata al bisogno delle coppie di trovare il proprio spazio. "Si vestono allo stesso modo e fanno tutte queste cose iper-romantiche in pubblico perché non hanno un posto dove andare, semplicemente." E conclude poi: "L’unico luogo in cui possono stare insieme è in pubblico, e penso che questo abbia contribuito al fatto che le relazioni siano così basate sulle apparenze. Non esiste Netflix and chill in Corea."

Ma questo fenomeno fa anche luce sui rigidi ruoli di genere che obbligano i giovani coreani a vestirsi secondo precise regole. Per gli occidentali, i ragazzi del K-pop sembrano effeminati con la loro pelle lucente e i capelli ossigenati, ma per le giovani fan in Corea rappresentano il paradigma della mascolinità. Nella zona dello shopping di Myeong-dong, sono rimasto colpito dai numerosi negozi con interi piani dedicati agli abiti unisex. Ma questa fluidità di genere non è necessariamente legata al concetto di inclusione della comunità LGBT+ , ma forse è un altro sintomo delle tendenza all’uniformarsi dei coreani.

“Essere dichiaratamente gay in Corea del Sud vuol dire essere disposti a subire discriminazioni e pregiudizi,” dice la coreana-americana Monica Kim, fashion news editor di Vogue US e esperta di cultura giovanile di Seul. “Non di natura violenta, come può accadere in altre culture, ma è comunque discriminazione.” Ma questo non vuol dire che le cose non stiano cambiando. “La situazione sta lentamente migliorando. Due anni fa sono andata al gay pride, e ho visto mamme e nonne partecipare per dare sostegno. Non sarebbe stato possibile 10 anni fa.”

Per le coppie LGBTQ la visibilità è intralciata sia dall’accettazione generale per l’androginia delle nuove generazioni (Reinstein ricorda che per la gente di Seul lo stile butch viene spesso visto semplicemente come un qualcosa di estetico), che dall’onnipresenza del contatto fisico tra persone dello stesso sesso che non hanno alcun tipo di relazione sentimentale.

“È un’arma a doppio taglio,” spiega Reinstein. “Come coppia LGBTQ puoi usarla a tuo favore. Puoi uscire con il tuo partner, essere affettuoso quanto ti pare e nessuno batterà ciglio, ma è ancora difficile fare coming out con i familiari. All’apparenza, proprio per l’innocenza dei coreani, nessuno sospetterà di niente, ma devi tenerti dentro questo segreto ed è frustrante. Molte di queste persone stanno vivendo una doppia vita.”

Nella mia ultima sera a Seul sono andato con un gruppo di amici nel quartiere gay per vedere uno spettacolo drag. Le drag queen ballavano sul palco e socializzavano con gente del posto dalla mente aperta, e per le strade comitive di amici andavano per bar e ballavano stupide canzoni pop occidentali. C’è una presenza queer a Seul: potrebbe succedere che presto l’orgoglio sudcoreano di apparire colpisca anche la comunità LGBTQ?

“Una delle cose più belle che ho visto a Seul è la scena dei gay club a Itaewon,” dice Kim. “Vedere donne e uomini gay sentirsi liberi di essere loro stessi in uno spazio in cui si sentono al sicuro, in cui stanno insieme, mi fa capire quanto questo paese sta progredendo. Ma allo stesso tempo ha ancora molta strada da fare. Quando le coppie LGBTQ si sentiranno libere di uscire in pubblico, di stare insieme, di esprimersi, di tenersi per mano, e sì, anche di vestirsi allo stesso modo se lo vogliono, allora quello sì che sarà progresso.”

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La Corea del Sud è un paese ricco di contraddizioni e dalla cultura spesso incomprensibile per gli occidentali, ma è anche fucina di menti creative e brand innovativi. Qui ve ne presentiamo uno che abbiamo amato negli ultimi tempi:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK