The VICEChannels

      arte i-D Staff 5 aprile 2016

      cool kids can dye

      Sorseggiando Pepto Bismol in conversazione con Athena Papadopoulos ed EMALIN, verso MiArt.

      Athena Papadopoulos, Return of the Thoia Thoing Pigeons, (Saturnaia Homecoming Feast), 2015, dettaglio

      "Di recente, ho pensato molto a qualcosa che Louise Bourgeois disse in un'intervista, e sul perché facesse arte lei rispose all'incirca così: 'per sbarazzarsi o emanciparsi dal proprio passato, cosicché l'opera diventi un ricettacolo di quelle memorie, e poi l'artista possa andarsene oltre liberamente.' Non sono così interessata nel potenziale terapeutico di un tale sentimento, quanto in quello che potrebbe succedere se questo fosse solo un punto di partenza - dal quale l'opera diventa un mondo a sé stante, che cresce e che muta, trasformandosi in qualcosa di molto più grande, molto più ricco."

      Il lavoro dell'artista canadese Athena Papadopoulos, dopo tutto, comincia sempre con qualcosa di decisamente autobiografico per trasformarlo attraverso un senso di urgenza creativa, che non solo emancipa e afferma, ma crea qualcosa di nuovo, attraverso la distruzione di uno status quo. Il suo lavoro trascende la dimensione soggettiva, utilizzando la particolarità per stimolare reazioni universali, che mettano alla prova le fantasie dello spettatore. I lavori di Athena sono impregnati di sostanze che la aiutano nella formazione del suo linguaggio artistico, unico e inventivo. Nel tentativo fallito di grattare via con l'ammoniaca tracce di vita, vino, tintura per capelli, medicine per lo stomaco - da quelle lenzuola in cui i suoi 'festini' avvengono - mentre zampe di rettili dalle unghie laccate e catene dorate dondolano appese precariamente, l'artista ingloba una cornucopia di disegni più reali che surreali e di immagini provenienti da un archivio personale unico, in costante evoluzione. Nella sua palette si trova poi ogni possibile sfumatura di magenta, rosso e rosa, colori che assumono un'identità nuova e liberata dalla loro tradizionale o iniziale associazione, proponendo un'investigazione che esplora contesti di politica domestica così come il sesso o la delicata organicità del corpo, così come le sue dipendenze e perversioni: forse i suoi lavori ci aiutano a vedere tutto questo in una luce nuova e più positiva? Tutti questi aspetti emergono al tempo stesso come componenti di una dimensione onirica e affascinante.

      In vista di MiArt, ho intervistato Athena Papadopoulos assieme a EMALIN, la sua giovane galleria nomadica (ma a breve accasata), incarnata nelle persone di Leopold Thun e Angelina Volk. Abbiamo chiacchierato di materiali inusiti e innovativi, di come guardiamo al mercato dell'arte contemporanea e al ruolo della nostra generazione in esso, oltre che di ispirazioni, di stanze d'albergo e di pellicce. E abbiamo smaltito gli effetti del troppo vino grazie al Pepto Bismol.

      Athena, iniziamo dal titolo. Puoi spiegare cos'è il Pepto Bismol e la valenza simbolica che ha come materiale nei tuoi lavori? Con il suo intenso colore rosa, lo definirei ormai un tuo trademark..
      L'uso del Pepto Bismol è iniziato circa tre anni fa, quando decisi che usare materiali che possiedono significati sociali preconcetti avrebbe potuto risultare piuttosto utile nel dare una direzione all'attitudine e alla tematica del mio lavoro. Il Pepto Bismol è una medicina che viene usata per l'indigestione, prima o dopo mangiato, per coprire lo stomaco. Il punto è che tinge anche l'interno del corpo. Ho cominciato a guardare ai miei lavori come a dei festini che prendevano vita nello stomaco, o più ampiamente a fare riferimento all'idea che queste scene di narrazione fossero nate da qualcosa di più interno per poi diventare esterne. Il Pepto Bismol cerca di aiutare nel sublimare tutte queste immagini e stimoli ma alla fine uno esplode o vomita e tutto diventa esterno.

      The Great Revel of Hairy Harry Who Who: Orgy at the Onion Cellar, a cura di Samuel Leuenberger, Les Urbaines, Lausanne, Switzerland, dicembre 2015

      Pepto Bismol ma non solo: anche vino, rossetto, Berocca, autoabbronzante, senape.. una nobilitazione del macchiarsi?
      Come dicevo, una volta iniziato ad utilizzare sostituti per la pittura come il Pepto Bismol, ho poi cominciato ad allargare lo spettro di ciò di cui potevo fare uso, anche se certamente dovevano esserci delle limitazioni. Così ho cominciato a ricercare materiali con determinate connotazioni sociali, che avrebbero al tempo stesso macchiato il corpo dentro e fuori. Volevo immaginare il lavoro come una pelle che fosse stata bruciata e presa a botte, poi aggiustata e ricucita, incipriata e sprimacciata - l'assalto furioso dello stimolo senza che nulla mai venisse ripulito del tutto, solo ricostruito sopra - rimpolpato così da divenire superbamente strutturato. Uno vuole sapere cosa c'è dietro, cosa c'è nascosto, ma al tempo stesso viene ipnotizzato o distratto dall'immagine che è più prossima alla superficie, quella che è più esplicita, benchè sia solo una volta superata quest'ultima che si cominciano a vedere davvero gli altri dettagli, forse quelli che sono meno gradevoli, che emergono dalla polvere.

      Quali sono le figure intellettuali e non, che ti ispirano?
      Ci sono così tante figure attraverso la storia e da un punto di vista più contemporaneo il cui lavoro è diventato molto importante per me, e poi qualcuna che è diventata più distante mano a mano che cresco al di fuori di essa. In termini artistici e letterari, i primi nomi che mi vengono in mente sono Niki de Saint Phalle, Chris Kraus, Cookie Mueller e David Wojnarowicz, Louise Bourgeois.

      Leopold, Emalin è nata come galleria nomadica da una visione tua e di Jasmine Picot-Chapman,ed è ora diretta da te e Angelina Volk. Potete darmi un'ulteriore introduzione a parole vostre?
      Emalin è nato dal desiderio di portare assieme un circolo di persone a noi care, i quali lavori ammiriamo, e di portare entrambi in situazioni e contesti nuovi, spesso al di fuori dalla norma. Non sono soltanto gli artisti che esibiamo che si spostano con le nostre mostre, ma un intero gruppo che ci circonda, che cresce volta per volta. Gli incontri e le conversazioni che nascono da queste mostre arricchiscono i lavori esposti in una maniera che non è sempre possibile in una galleria tradizionale. Aggiungono una patina sociale ai lavori, la quale pur essendo invisibile, è percepibile anche dopo la chiusura della mostra. Lo spazio fisso che apriremo a Settembre a Londra sarà come una casa, una base da cui vogliamo continuare a fare mostre itineranti, come stiamo facendo adesso.

      Considerando altre 'specie' (gallerie online, gallerie gestite da artisti, ecc.), come vedete l'evoluzione della galleria emergente nei prossimi anni?
      Crediamo che l'idea di doversi stabilire soltanto su una città sia sorpassata. Certo, tramite internet possiamo accedere a immagini di mostre in tutto il mondo, ma l'elemento sociale, il tempo fisico che si trascorre assieme ad una opera, non potrà mai essere sostituito da una esperienza online. Dobbiamo imparare a usufruire della situazione in cui ci troviamo, in cui viaggiare costa così poco, come non mai, e la nostra capacità di sviluppare rapporti e network in tutto il mondo ci dà la possibilità di creare progetti interessanti in un modo efficiente ed economico. Allo stesso tempo questa idea non deve essere confusa con un'accelerazione, ma con l'esatto opposto, la decelerazione in cui viviamo l'arte. Dobbiamo creare situazioni in cui è possibile passare il più tempo possibile con le opere, dove l'elemento umano e il dialogo sono di nuovo al centro di quello che facciamo come gallerie.

      Prima ancora di avere una sede fissa (Emalin aprirà i suoi primi battenti stabili a Londra, a settembre 2016 n.d.r.), state già partecipando alla vostra prima fiera. Perchè MiArt? In che modo credete che sia 'sexy' per le giovani gallerie?
      Siamo stati invitati dalla curatrice della sezione Emergent, Nikola Dietrich, con la quale abbiamo un continuo dialogo da quando Emalin è stato inaugurato come progetto nomadico. Non posso dire ancora se MiArt sia sexy o no. Athena e i suoi lavori sono molto sexy. Milano come città può essere sexy. Ho avuto il mio primo bacio a Milano quando avevo 13 anni. Quello è stato sexy. 

      Athena Papadopoulos con uno dei suoi lavori per MiArt

      Perchè avete scelto Athena Papadopoulos per la prima partecipazione di Emalin a MiArt?
      Athena non è mai stata esibita in Italia e crediamo che Milano stia diventando sempre più un palcoscenico per l'arte contemporanea in Italia - quindi una buona "prima" sia per lei che per noi. Poi è stata con noi a Milano in occasione della mostra di Nicholas Cheveldave che abbiamo curato esattamente un anno fa ed ad entrambi MiArt è piaciuta molto.

      Athena Papadopoulos, The Grapevine, (Dear Stalker), 2016 Uno dei lavori che verrà esibito da EMALIN a MiArt

      Athena, puoi darci un'anteprima di cosa hai preparato per MiArt?
      Per MiArt, dal momento che Emalin rappresenta un'idea piuttosto giovane e dinamica, volevo riprendere degli elementi del nostro primo progetto, Honeymoon in Pickle Paradise, fondendoli però con nuove scoperte che ho realizzato nel mentre. Ho voluto anche cambiare stagione (dal momento che per Honeymoon in Pickle Paradise la mia idea era di immaginare che la suite venisse occupata da una coppia impegnata in una sorta di vacanza tropicale, anche se la mostra era ad ottobre a Londra - l'hotel aveva degli alberi di palma e quindi sembrava già piuttosto incongruente), per promuovere invece un elemento frizzante, di capanna di caccia o di club per gentiluomini, come ambiente ideale nel quale immaginare l'esistenza di questi lavori.

      Athena Papadopoulos, Life and Times of the Box Step Butcher, 2016

      Per Honeymoon in Pickle Paradise avevi anche creato una collezione di pigiami giusto?
      I pigiami erano un'inclusione alla stanza d'albergo, che avevo appeso nel guardaroba assieme agli accappatoi già provvisti. Erano pigiami comprati da Victoria's Secret (per la donna) e da Derek Rose (per l'uomo) e alterati con toppe (con immagini di) carne in putrefazione, teste fluttuanti, i miei stessi disegni resi transfer per t-shirt e via dicendo, tutto cucito a mano. Abbiamo invitato vari amici, tra i quali delle coppie, a pernottare nella stanza durante determinate sere, una coppia degna di nota ci ha persino inviato delle foto di loro che indossavano i pigiami, diventando così parte dell'installazione, mescolandosi con i lavori, in un certo senso. Nell'introdurre elementi che avevano un senso nella stanza, questi venivano in qualche modo camuffati, mentre al tempo stesso, subivano un'alterazione a carico del mio linguaggio personale. Ho anche cercato di corrompere l'aspettativa di un determinato ambiente sterilizzato, e quasi domestico. Il contesto in cui il lavoro sarebbe stato esposto ha stimolato questa idea.

      Honeymoon in Pickle Paradise, a cura di EMALIN, The Landmark, London, UK, 2014

      E adori le pellicce..
      Ho una predisposizione per amare la pelliccia dal momento che mio padre è nel business delle pellicce. Letteralmente, sono nata e invece che essere avvolta in un asciugamano (o in qualsiasi cosa gli ospedali mettono i neonati quando se ne escono), sono stata infilata direttamente in un mini cappotto di pelliccia fatto su misura. La pelliccia mi ha tenuta calda da quel momento in poi - essendo cresciuta nella costa orientale del Nord America era davvero una necessità, e dal momento che potevo averne così facilmente e mi stavano così bene, non ero mai senza. Penso anche che la pelliccia possa essere molto eco-friendly, in opposizione all'indossare capi fatti di petrolio e plastiche, provenienti da un'industria così massiccia che sta danneggiando l'ambiente e provocando uno sconvolgimento climatico. Ma certo nemmeno io posso dirmi non colpevole dell'uso della plastica, che sia attraverso i materiali che uso nel mio lavoro o per altre attività. Cerco semplicemente di controbilanciare questo comportamento con l'essere discretamente conscia delle risorse energetiche, e sono anche altamente nevrotica ed esigente rispetto al riciclaggio.

      Leopold cosa rende l'Italia speciale per te?
      L'Italia è e sarà sempre la mia casa "sentimentale", un punto di ritorno, un paesaggio culturale che prendo spesso come riferimento. Poi l'Italia è Morandi, Giorgione, la Sicilia, Mollino, Diabolik, Leopardi e Francesco Totti.

      Athena, oltre che da Emalin tu sei rappresentata anche dalla galleria italo-berlinese Supportico Lopez. La tua connessione con l'Italia sembra piuttosto consolidata, e so anche che ti piacerebbe imparare l'italiano! Ma parlando di linguaggi.. da dove trai l'ispirazione per i tuoi titoli? Ad esempio, giusto ora me ne vengono in mente ora un paio, come The Great Revel of Hairy Harry Who Who: Orgy at the Onion Cellar o Return of the Thoia Thoing Pigeons, (Saturnaia Homecoming Feast)..
      La letteratura gioca un ruolo molto cruciale nel mio lavoro, e la circostanza più ovvia dove il pubblico è in grado di vederlo è nei miei titoli, che sono sempre concepiti per essere sullo stesso piano dell'esperienza visiva. Spero certamente che non siano in competizione, che si complementino piuttosto che innalzarsi uno al di sopra dell'altro. Mi piace che tutto sia distribuito in maniera relativamente democratica, che è il motivo per cui rendo tutto ciò che è basato sull'immagine un image transfer, in quel modo nessun elemento ottiene più significanza o importanza dell'altro. I titoli si ispirano a molte referenze (cultura pop, letteratura, musica, scienze vegetali e animali) girandole dentro a nuove composizioni per adattarle al tono o all'attitudine di ciascun lavoro. Non sono certamente intesi al fine di provvedere alcun tipo di risposta, rispetto a quello che si suppone lo spettatore stia pensando riguardo ad un'opera; danno certamente più informazioni ma non necessariamente spiegazioni, sebbene io non stia nemmeno cercando di confondere il lettore... mi piace l'idea che siano come i titoli di un capitolo.

      Entrambi. Dove vorreste vedervi tra un anno?
      AP Viva e con le necessità di base soddisfatte per continuare a fare ciò che mi mantiene viva. Oh, e se non è chiedere troppo, anche con il classico bicchierino di prosecco, qua e là.

      EMALIN Speriamo che Emalin si evolverà in un modo naturale, dettato dalle esigenze dei nostri artisti ma anche dalle visioni che ci poniamo.

      Quali invece i vostri prossimi progetti?
      AP Prossimamente, avrò una presentazione personale del mio lavoro a Frieze New York con Supportico Lopez, a maggio; poi una mostra collettiva per l'estate con Peres Projects a Berlino (WILD STYLE: Exhibition of Figurative Art), che aprirà a giugno, e un'altra mostra collettiva a settembre presso David Roberts Art Foundation a Londra, che si intitolerà Streams of Warm Impermanence. Per novembre invece sto sviluppando un progetto individuale da Shoot The Lobster a New York.

      EMALIN Stiamo organizzando una mostra a Napoli durante l'estate, pianificando il primo anno di programmazione per la galleria a Londra e tra un progetto e l'altro stiamo finendo i nostri master in storia dell'arte.

      athenapapadopoulos.com

      emalin.co.uk

      Crediti

      Testo Matilde Cerruti Quara

      Ritratto di Athena Papadopoulos, foto dei lavori The Grapevine, (Dear Stalker) e Life and Times of the Box Step Butcher e foto dell’installazione di Honeymoon in Pickle Paradise di Oskar Proctor, per gentile concessione di EMALIN

      Foto del dettaglio dell’opera Return of the Thoia Thoing Pigeons, (Saturnaia Homecoming Feast) di Elliot Kennedy per gentile concessione di Supportico Lopez, Berlino

      Foto dell’installazione di The Great Revel of Hairy Harry Who Who: Orgy at the Onion Cellar per gentile concessione dell’artista e di Supportico Lopez, Berlino

      Connettiti al mondo di i-D! Seguici su Facebook, Twitter e Instagram.

      Tematiche:oskar proctor, emalin, miart, milano, fiera, arte, intervista, cultura, athena papadopoulos

      comments powered by Disqus

      Oggi su i-D

      Altro

      featured on i-D

      Consigliati