Ami, il brand parigino che porta la strada sulle passerelle

La collezione F/W 21 del marchio di Alexandre Mattiussi evoca lo stile grintoso degli anni '90, celebrando i primi amori del designer. Per saperne di più, i-D France lo ha intervistato, ripercorrendo insieme la storia del brand.

di Creato in collaborazione con Ami
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07 settembre 2021, 3:18pm

Alexandre Mattiussi forse sta vivendo la sua ultima vita. È stato un amico a dirgli che questa sarebbe stata la volta giusta, in cui avrebbe spaccato tutto. "Mi piace l'idea che forse sto vivendo la parte migliore della mia vita. E voglio godermela al massimo,” ci confessa. Siamo su un terrazzo, a due passi dalla Bastiglia. Sono passate alcune settimane dalla riapertura dei bar, la vita ha ripreso il suo corso e stiamo tornando ad ambientarci.

A un certo punto, durante quest'anno diverso da tutti gli altri, tra mesi in uffici vuoti e coprifuochi senza fine, Alexandre ha compiuto 40 anni. E nonostante lo smarrimento delle prime settimane di pandemia, l'incertezza e le domande, non poteva che renderlo un grande anno.

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Ami, invece, ha appena festeggiato il suo decimo compleanno. Nonostante preferisca il numero 9—suo feticcio da sempre che si è pure tatuato sul polso—, Alexandre ammette che il brand sta vivendo una svolta emblematica. Proprio mentre parliamo, il suo logo Ami de Coeur, un grande cuore rosso sopra a una “A" maiuscola, campeggia in versione gigante sotto la cupola delle Gallerie Lafayette, al posto dell'albero di Natale. A breve Alexandre aprirà uno store a New York, nel cuore di Soho—il nono dopo Parigi, Londra, Cina e Giappone. Secondo quanto ci dice, quest’anno il marchio ha battuto i suoi record di vendita, grazie soprattutto a una forte ripresa in Asia all'indomani dei primi lockdown.

“Certo, ci siamo posti molte domande a quel punto. In un periodo in cui il consumo era demonizzato, è diventato di primaria importanza riflettere su ciò che è essenziale: il libraio, il fornaio, il parrucchiere… ma il ragazzo che fa i vestiti, è essenziale? Beh, abbiamo pensato di sì. Non vivremo certo nudi!” Alexandre Mattiussi ha sempre avuto un atteggiamento leggero e divertente, ma ha smesso di nascondersi dietro all’ironia. Si affida al suo istinto, a una certa flessibilità e alla sua buona stella—e quando capita che brilli un po' meno, aspetta semplicemente. che passi la tempesta.

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La sua collezione F/W 2021 è super grintosa: tailleur aderenti, minigonne plissettate, lunghi cappotti di pelle e grandi abiti con frange, monocromatici in bianco, nero, blu cobalto o cammello. Una ripresa del design minimalisti degli anni '90, rivisitato attraverso il tocco cool di Ami. La presentazione della collezione, infatti, è stata una sfilata filmata proprio come si faceva una volta nei servizi di Fashion TV, con le top model iconiche, le schiere di fotografi e il logo tone su tone sulla passerella, illuminato dai flash.

Un omaggio ai primi ricordi che il designer ha della moda: "È così che ho iniziato a interessarmi alla moda, a 10 anni. Sono cresciuto in Normandia, ed è un mondo che ho percepito come lontano, ma allo stesso tempo aveva un lato un po’ teatrale che mi attirava.” Qualche anno dopo, anche lui è riuscito a drammatizzare la realtà, portando in passerella Monsieur (e d’ora in poi anche Madame) in abiti pratici e ben confezionati, che includono uomini e donne di tutte le generazioni, in tutto il mondo.

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“Ho lavorato passo dopo passo, senza fretta. Quando si va troppo veloci e con foga, è difficile reinventarsi. Oggi, che il brand ha compiuto 10 anni, siamo prossimi a raggiungere l’apice del climax, ma il percorso è stato graduale.” Alexandre ora si concede progetti più in grande: campagne poetiche firmate da Paolo Roversi o Michael Bailey Gates; un video pubblicitario ambientato nella Parigi popolare, diretto da Jean-Paul Goude; scenografie sempre più narrative, come quella della collezione S/S 2022, ambientata in un luna park abbandonato. E, soprattutto, Ami disegna una linea femminile sempre più precisa e decisa, che ha smesso di essere semplicemente l’adattamento dei capi da uomo per la donna.

“Come uomo, covi un complesso di illegittimità, e allora ti nascondi dietro maschere. Una donna vestita da un uomo ha i suoi limiti. Io volevo realizzare abiti con strass e tacchi. Ma l'ho fatto ascoltando i consigli dei miei amici e del mio team.” In parallelo, Alexandre ha lavorato duramente su se stesso, per capire meglio i suoi desideri e assimilarli. “Bisogna materializzare le proprie visioni. Mandarle nell'universo, che è poi in grado di rispedirteli indietro centuplicate. Consenti a te stesso di essere libero, per dispiegare la giusta energia. Sembra un po' folle, detta così, ma alla fine è molto semplice."

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Quando Alexandre ha fondato Ami nel 2010, l’industria era a un punto di svolta. Gli hipster inondavano Parigi, Instagram stava per spopolare e i legami tra moda e realtà si stavano stringendo. Le sue prime collezioni sono arrivate al momento giusto: abiti veri, per persone vere, nella vita reale, incarnate da uomini di tutte le età e di tutte le origini. La strada arrivava sulle passerelle, con un pizzico di sublimazione. "Una volta mi è stato detto che quando reciti a teatro, per farti sentire, devi parlare molto forte. Lo stesso vale oggi: viviamo in un'era di realtà aumentata, è solo questione di alzare un po' l’asticella." Certo, senza esagerare, perché, prima di essere una questione di moda, l'abbigliamento è una questione di sentimento, di vestire un corpo, di libertà, di movimento.

Alexandre Mattiussi ha imparato a non gettare negli occhi dei suoi clienti quella polverina effimera che rappresenta l’hype di un marchio, che rischierebbe di privarlo della sua sostanza. E infatti Ami è sempre nei posti giusti, ma senza strafare. La sua galassia ora spazia da Eddy de Pretto a Kris Jenner, fino a Honey Dijon e Camelia Jordana. Ami si regge su un proprio equilibrio, con i piedi ben saldi sulla terra e un guardaroba senza artifici, che dà le giuste vibe. "Quando ascolti una canzone, non ti interessa se è pubblicizzata. Ciò che conta è che, quando l’artista canta, ti entri dentro e ti dia i brividi. Non vorrei mai dover manomettere quell'emozione, che sia nella mia moda, nel mio rapporto con gli altri o con me stesso."

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Nel momento in cui parliamo con Alexandre, le misure sanitarie si stanno allentando nella maggior parte dei paesi del mondo. E la moda, che procede caparbia nonostante i suoi (pochi) esami di coscienza, è ripartita, consapevole di fare parte di un sistema che solo le nuove generazioni potranno reinventare. Alexandre non nasconde il suo orgoglio per aver contribuito a rimescolare le carte, indirizzando il settore verso un design più empatico, rispettoso dei clienti e dei lavoratori.

Il mito dell’artista visionario chiuso nella sua torre d'avorio non ha niente a che vedere con Alexandre Mattiussi, che tiene invece gli occhi bene aperti sul mondo e su chi lo porta avanti. "Non mi interessa essere il designer isolato sopraffatto dalla sua stessa storia. Oggi ho 200 persone che lavorano con me, e ho la responsabilità di stare bene, di mantenere un certo stato d'animo. Non immaginavo che Ami sarebbe arrivato così lontano, ma questo marchio l'ho voluto io, vive al ritmo del mio battito cardiaco e non andrà mai dove sento che non va bene andare. Un bel percorso da fare, per un'ultima vita.

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Crediti

Fotografie: Thibaut Grevet
Art Direction e Stylist: Claire Thomson-Jonville
Casting Direction: Nicolas Bianciotto @Ikki Casting
Capelli: Pierre Saint Sever per Art Board
MUA: Hélène Vasnier per Bomba
Talent: Aivita Muse per Viva Management e Ysham Avdulahi per Bananas Models
Assistente foto: Pete Hawke
Assistante stylist: Tiffany Pehaut
Assistante MUA: Yin Liu
Produzione: Kitten

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