Avavav

La nuova collezione di Avavav è impertinente, radicale e sostenibile (per davvero)

Esce oggi Avavav x F*ndi x B*rberry x J*qcuemus, provocatoria fin dal nome e nata da scarti rubati (letteralmente) ai colossi della moda. Ce ne parla Beate Karlsson, la direttrice creativa del brand.

di Anna Maria Giano
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09 aprile 2021, 4:00pm

Avavav

Troppo spesso ci si riempie la bocca con la parola sostenibilità, quasi fosse un boccone così amaro da digerire che si continua a masticarlo fino alla nausea. Tutto è green, ecologico, amico dell’ambiente, appropriandosi indebitamente di una filosofia che non viene mai capita per davvero. Il campo di cotone organico fa la fine delle coltivazioni intensive di avena, il packaging in cartone riciclato è sempre troppo grande per il suo contenuto, il prodotto con ingredienti naturali è venduto in ampolle di plastica.

Ma Avavav, che più che un brand è una realtà a 360°, cambia le regole del gioco, infischiandosene totalmente e irridendo i marchi mainstream in favore di un approccio aggressivo, barbarico e volontariamente provocatorio. È il 2017 quando gli svedesi Linda e Adam Friberg scelgono Firenze come sede di un nuovo progetto, una missione artistico-concettuale nascosta dietro il pretesto di un marchio d’abbigliamento che unisce il minimalismo scandinavo con la qualità artigianale italiana. Lo scopo (effettivo) di Avavav è quello di proporre un’alternativa coerente rispetto alle proposte di tutti quei brand che vantano tessuti riciclati di ogni tipo—leggi: fibre ottenute riconvertendo reti da pesca. Se si parla di moda, che si resti nell’ambito senza vagabondare in pretese attiviste, sembrano volerci dire Linda e Adam Friberg.

“Quando ho visto questi scampoli di tessuto, ho sentito il bisogno di includerli nel nostro drop. C'erano in palio tessuti registrati dai marchi più lussuosi del settore, quindi ho deciso di inserirli nella collezione. Non da ultimo, li utilizzo perché penso che ciò sollevi la questione di cosa accadrebbe di questi materiali se non ci fosse permesso di usarli” —Beate Karlsson.

Avavav, infatti, non si veste da alchimista trasformando la spazzatura in abito, ma parte dalle montagne di stoffa che i colossi del settore scartano nella fase di post-produzione e destinano al macero. Una materia di qualità altissima che alla fine diventa polvere sottile, strozzando noi, i pesci e le nostre illusioni di vestirci in modo etico.

Vestito patchwork e Finger Feet della collezione Avavav x F*ndi x B*rberry x J*qcuemus
Beate Karlsson indossa vestito e stivali Avavav

Con la guida creativa di Beate Karlsson, Stoccolma, classe 1995 e una formazione targata Parsons School of Design, Avavav è salito alla ribalta dell’industria con i suoi Bloody Feet. Stivali iperrealisti realizzati sul calco gore degli horror anni ‘70, fanno un po’ cartoon un po’ Tabi di Maison Margiela, e sono l’incarnazione dell’ideologia del marchio. Dietro l’estetica mastodontica degli stivali c’è infatti un ready-to-wear versatile, intelligente, con abiti lunghi in patchwork di stampe e twin-set effetto pitone per un revival anni ‘90. E non manca la proposta più leggera, in tonalità pastello che indulgono in quel romanticismo molto italiano.

Proprio oggi, il brand presenta la collezione Avavav x Fndi x Brberry x Jqcuemus, provocatoria fin dal nome. Capi e accessori mixano infatti iconici pattern dei marchi (semi)citati, una logomania di doppie F, di gabardine tartan e di motivi floreali che sfociano nella composizione, svelata in etichetta, ‘Fndi 20%, Brberry 20%, Jqcuemus 25%, Other 35%: 100% Avavav’. 

Abbiamo fatto due chiacchiere con la direttrice creativa Beate Karlsson, che ci ha spiegato come nasce il mondo weird e sostenibile di Avavav.

Finger Feet collezione Avavav x F*ndi x B*rberry x J*qcuemus

L'utilizzo di materiali di scarto sottolinea la solida base etica su cui poggia Avavav. Come coniugate la vostra ricerca estetica con un approccio sostenibile?
Per me come creativa e designer la missione più grande è sempre stata quella di trovare l'originalità. Quando ho iniziato a lavorare con Avavav il mio approccio si è mescolato al loro processo di produzione sostenibile, unendo i due principi in quello che è oggi: un teatro creativo che considera i limiti del nostro mondo.

Le vostre creazioni derivano da scarti tessili di case di moda come Burberry, Fendi e Jacquemus, caratterizzate da un'estetica marcata anche nella scelta del materiale. Qual è il principio di conversione che usi per fare vostri questi materiali e imprimere su di loro la vostra visione?
È molto importante per noi che i progetti che realizziamo siano al 100% Avavav, ma parte integrante della nostra premessa consiste nell’utilizzare tessuto di scarto e quindi dobbiamo adattarci a ciò che troviamo. Penso che un design forte nel concetto non necessiti un tessuto realizzato su misura. Per esempio, se creiamo una silhouette unica, il tessuto è un dettaglio interessante su cui soffermarsi, più che uno strumento per "modellare" il design. Quando utilizziamo tessuti di marchi di moda iconici è ancora più importante che il design originale sia abbastanza forte da leggervi Avavav e non Fendi, ad esempio.

due pezzi e scarpe collezione Avavav x F*ndi x B*rberry x J*qcuemus di Avavav

La nuova collezione è stata creata "senza chiedere il permesso", recuperando i resti direttamente dalla spazzatura. Una scelta coraggiosa, un gesto di rivolta o una protesta ambientalista?
Pensiamo che sia fondamentale “osare” nell’utilizzare questi scampoli di tessuto, così che il gesto diventi più netto e chiaro—quando vedi un tessuto Burberry su una scarpa che chiaramente non è disegnata da Burberry la comunicazione di deadstock è molto evidente. Speriamo solo di ispirare altri progetti ad adottare procedure sostenibili.

C'è una differenza sostanziale tra la versatilità degli abiti e la spettacolarità dell'accessorio, che sembra parte di un costume di scena. Come si combinano queste differenze con un ideale unico di abbigliamento?
Ho sempre amato vestirmi con abiti dal taglio street e casual mescolati a scarpe e accessori stravaganti. Essenzialmente sto realizzando pezzi che vorrei indossare io stessa. Detto questo, voglio espandermi a capi di abbigliamento più all'avanguardia man mano che cresceremo.

cappotto arancione e scarpe arancione della collezione Avavav x F*ndi x B*rberry x J*qcuemus

Il marchio ha sede a Firenze, dove la maggior parte delle aziende di moda italiane hanno la sede produttiva. Come si distingue il vero Made in Italy dall'aspra concorrenza del Made in France?
Oh, non ci ho mai pensato, a essere onesta. Sono solo felice di essere in un luogo dove le nostre fabbriche sono i nostri vicini!

L'immagine gore e macabra, con un retrogusto anni '90, delle scarpe Feet è una scelta nostalgica rivolta all'epoca d'oro della provocazione o una tendenza nata dall'incontro tra moda e arte, cartoon e pop?
Penso che sia l’esito di entrambi, anche se forse più di quest'ultimo. È davvero un momento forte per noi: molte persone vogliono indossare i Finger Feet e non solo per Halloween.

Scarpe e pantaloni arancioni della collezione Avavav x F*ndi x B*rberry x J*qcuemus
felpa, scarpe e pantaloni della collezione Avavav x F*ndi x B*rberry x J*qcuemus
felpa, pantaloni e scarpe della collezione Avavav x F*ndi x B*rberry x J*qcuemus
Felpa azzurra e occhiali sportivi della collezione Avavav x F*ndi x B*rberry x J*qcuemus
stivali patchwork della collezione Avavav x F*ndi x B*rberry x J*qcuemus
Felpa e leggings con fantasia floreali della collezione Avavav x

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Crediti

Testo di Anna Maria Giano
Immagini courtesy di Avavav

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