"Agarthi" di Sem&Stenn ci porta in un paradiso dove il contatto tra corpi è ancora legale

Abbiamo parlato con il duo del nuovo album, di quanto ci manca piangere in discoteca e di come sarà quando potremo tornare a ballare senza limitazioni.

di Benedetta Borioni
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17 marzo 2021, 10:29am

Quella terrazza di Segrate dove avevamo girato lo shooting un anno e mezzo fa con Stefano e Salvatore sembra appartenere a una dimensione parallela lontana anni luce. Rileggendo oggi quell’articolo, fa così strano non imbattersi in tamponi e quarantene, e pensare che le mascherine erano pertinenza giusto di germofobi o fissati con i trend asiatici. Il duo queer electro pop si era aperto al team di i-D Italy con una disinvoltura invidiabile, rispondendo schiettamente alle nostre domande sul down che li ha colti quando le luci del Forum di Assago si sono spente, su come fossero riusciti a riemergere producendo il loro primo album e sugli alti e bassi che l’industria discografica italiana ha portato nella loro vita.

Nel frattempo, dribblando tra pandemia, lockdown e chiusure a tappeto, Sem&Sténn si sono rimboccati le maniche e hanno lavorato a un album nuovo, Agarthi, uscito il 19 febbraio per Believe Digital. Il disco ci spedisce in una dimensione parallela, quella dei rave annullati, dei Pride negati, delle casse dritte, del vicino molesto che ti sta addosso, delle mani in aria drink alla mano—o rovesciati addosso. Un paradiso dove il contatto tra i corpi è ancora legale.

Dopo un anno e mezzo da quell’incontro irl, li abbiamo risentiti per capire meglio com’è nato l’LP, cos’è cambiato nelle loro vite artistiche e se ci sono dei modi per riuscire a stare a galla in questo periodo sempre più faticoso.

Ciao! Partiamo subito con Agarthi. Com’è nato e come mai avete deciso di inciderlo in italiano e non in inglese come il precedente?
È iniziato tutto due anni fa: ci sentivamo così male che pensavamo di essere al capolinea, di aver toccato il fondo. Anziché cercare appigli per risalire, abbiamo deciso di scavare in profondità e vedere cosa potevamo trovarci. In quel momento ci siamo accorti di quanta forza c’è nell’istinto di sopravvivenza, e creare Agarthi ha dato un senso ai nostri sforzi. Avevamo un grande bisogno di comunicare in modo molto diretto ciò che abbiamo scoperto, e cambiare lingua ci ha anche permesso di sperimentare cose diverse, di tracciare una nuova via nella musica italiana.

L’immaginario dell’artwork dell’album sembra portarci in paradiso, in un luogo idilliaco come Agarthi appunto: qual è il messaggio che vorreste trasmettere con queste immagini?
Un desiderio di elevare il proprio spirito, di pace interiore. Il mondo che ci circonda è incredibilmente duro, noi dobbiamo avere la capacità di essere divinità in un mondo di mortali infelici.

Intervista a Sem&Stenn per l'uscita dell'album

Il disco è uscito già da un po’. Come sta andando?
Ne hanno parlato molto bene in giro, ci fa piacere. È un disco che viaggia con le proprie forze, senza endorsement né playlist. Si conquista gli spazi da solo. Siamo fieri di questo.

Rispetto a Offbeat si sente un grosso cambiamento nel sound, pur nella fedeltà al vostro stile. A cosa vi siete ispirati per la creazione di questo album?
Ci siamo ispirati all’electropop nordeuropeo e alla nuova scena dell’est Europa, oltre ad attingere a canti sacri e preghiere di meditazione. Il buddismo, le leggende induiste, l’astrologia e le fasi lunari, la Sicilia, la Svezia sono stati elementi fondamentali per costruire Agarthi.

C’è appena stata la Luna in Pesci. Raccontateci l’ultimo sogno che avete fatto.
Di recente abbiamo sognato i nostri nonni che non ci sono più. La Luna in Pesci ci aiuta e danneggia allo stesso tempo, forse perché ci distacca un po’ troppo dalla realtà. 

Intervista a Sem&Stenn per l'uscita dell'album

Uscire con un disco elettronico in piena pandemia potrebbe essere considerato un azzardo. Questo pensiero ha determinato alcune delle vostre scelte?
Quello che facciamo non dipende da ciò che succede ma ne trae ispirazione. Il viaggio verso Agarthi è stato influenzato dal momento che stiamo vivendo, ci ha spinti oltre i nostri limiti. Si può fare musica di qualunque tipo in piena pandemia, dischi come quelli di Dua Lipa ne sono un esempio. Non possiamo ammazzarci di tristezza. 

Quanto e in che modo, quindi, il lockdown ha influito sulla vostra produzione creativa?
Inizialmente ci ha paralizzati, è stato come trovare una strada bloccata dalla valanga. Ti fa ragionare sulla possibilità di percorrere altre strade, sulla condizione del nostro mondo e della nostra generazione, sulla voglia di divertirsi senza sensi di colpa. Pensare a questa situazione come a un’opportunità ha più senso che far prevalere l’idea di essere sconfitti.

Intervista a Sem&Stenn per l'uscita dell'album

Ormai tra X Factor e i tantissimi live avete accumulato molte esperienze nella vostra carriera musicale. Ma qual è il momento che ricordate con più affetto del vostro percorso?
L’ultimo live all’8bit di Firenze: oltre a essere stato incredibilmente bello, è stato l’ultimo prima del lockdown. 

Ho Pianto in Discoteca trasmette l’esatta vibe che si prova quando si entra in un club, facendoci ricordare quanto era bello essere senza pensieri alla fine di una giornata, e a quante occasioni sprecate…
Durante quest’anno ci è capitato milioni di volte di pensare: “Avrei fatto bene a uscire tutte quelle volte in cui ho preferito Netflix e divano”. Non poter frequentare i club non fa che aumentare il desiderio di frequentarli: quando riapriranno le porte sarà impossibile fermarci. 

Pensando sul lungo termine, quali saranno gli effetti di questa situazione pandemica sulle dinamiche sociali e culturali della vostra città, Milano?
Saranno tantissimi, ma non cambieranno la voglia di fare le cose. Come esseri umani abbiamo il bisogno di viverci tra di noi, e in qualche modo faremo. 

Intervista a Sem&Stenn per l'uscita dell'album

Quali sono, secondo voi, gli artisti emergenti da tenere d’occhio nei prossimi mesi?
Non aspettiamo altro che il nuovo disco di CRLN.

Tre parole che saranno il vostro mantra in questo 2021?
Meditare, creare, spaccare.

Qual è il futuro della musica dal vivo?
Durante la pandemia non è stata trattata come merita, questo è certo. Ci mancheranno una sfilza di locali che nel frattempo hanno chiuso, realtà dove prima di radio, tv e playlist scoprono e diffondono nuova musica. Un errore tremendo di chi ci ha governati è stato quello di non prendersene cura. Ma siamo sicuri che la musica dal vivo tornerà, forse con più entusiasmo di prima, nonostante tutto.

Ascolta “Agarthi” su Spotify.

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Crediti

Testo di Benedetta Borioni

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