Frigidaire, computer comics e post-punk: storia dei Giovanotti Mondani Meccanici

Abbiamo intervistato Francesco Spampinato, il curatore di "Giovanotti Mondani Meccanici COMPUTER COMICS 1984-1987", per ripercorrere insieme a lui la storia del gruppo che incarna uno snodo cruciale della storia dell’arte italiana.

di Carolina Davalli
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22 gennaio 2021, 9:29am

Tutti sappiamo che prima degli anni ‘70 non esistevano cellulari, computer e internet, ma il nostro cervello è così assorbito dall’attuale condizione che non riesce mai a scrollarsi davvero di dosso l’impressione che, in fondo, i dispositivi che oggi riempiono le nostre giornate abbiano sempre fatto parte della nostra vita. Oggi, la tecnologia è talmente radicata nelle nostre vite che sembra impossibile immaginarsi un passato senza. E così guardiamo al passato pre-rivoluzione tecnologica come guarderemmo le fotografie appassite dell’archivio di una famiglia che non è la nostra: da debita distanza e con una certa indifferenza.

Eppure, c’è stato un momento in cui la tecnologia ha fatto breccia nella nostra cultura, un istante di immensa criticità d’impatto in cui un ecosistema di linguaggi, piattaforme e gestualità è stato reso accessibile da pionieri digitali, che hanno sperimentato nuovi mezzi, supporti, dispositivi e contenitori. Il primo gruppo italiano ad inoltrarsi nel mondo digitale è stato il collettivo artistico GMM, o Giovanotti Mondani Meccanici, fondato da Antonio Glessi e Andrea Zingoni.

Sono quelli dei computer comics che hanno popolato le pagine di Frigidaire, una delle riviste italiane di fumetti più riconosciute e apprezzate a livello internazionale, ormai un vero e proprio cult per gli insider del settore. Ma sono anche quelli delle installazioni, di Gino il Pollo, della prima computer music e le menti dietro a molte altre sperimentazioni tra 3D, 2D, e tutto quello che sta nel mezzo. GMM è riconosciuto come uno dei collettivi artistici che più ha indagato il concetto di multimedialità, e facendolo ne ha tracciato nuovi e più ampi orizzonti, incarnando ancora oggi uno snodo cruciale della storia dell’arte italiana e internazionale.

La loro rilevanza e urgenza era chiara anche a Francesco Spampinato, storico dell’arte contemporanea e della cultura visuale, docente presso l’Università di Bologna e ora curatore del libro Giovanotti Mondani Meccanici COMPUTER COMICS 1984-1987. Il libro, pubblicato da Prima o Mai + NERO Editions, è infatti un volume che raccoglie per la prima e unica volta tutti i computer fumetti del gruppo. Incuriositi dall’idea di un libro che si può comprare per due mesi soltanto, e che poi non sarà mai più disponibile o ristampato, abbiamo raggiunto telefonicamente Spampinato, per saperne di più sul progetto e capire chi potrebbero essere i GMM di oggi.

Ciao Francesco! Raccontaci com’è nato il progetto Giovanotti Mondani Meccanici COMPUTER COMICS 1984-1987.
Il progetto nasce dalle mie ricerche personali, da sempre mi occupo di storia dell’arte contemporanea e cultura visuale. In particolare, mi interessano molto i rapporti tra arte e tecnologia, soprattutto tutte quelle forme di produzione artistica nate dal basso, distanti dalle produzioni progettate per circuitare all’interno di gallerie e musei e che invece derivano da una scena più underground. Anche le relazioni tra arte e musica pop mi interessano molto e ogni volta che un artista visivo ha in qualche modo a che fare con la musica, per me, è qualcosa su cui indagare. Ciò che è per me rilevante è capire il loro tentativo di spingere i confini di ciò che intendiamo come arte.

Tutto questo si ritrova nei GMM, perché loro emergono nel contesto della Firenze post-punk, suonano al Tenax come DJ negli anni de i Diaframma, i Neon, gruppi che usavano sintetizzatori ed elettronica. I GMM fanno musica e il loro membro Maurizio Dami (aka Alexander Robotnick), in particolare. Conosciuto a livello internazionale, sperimentava già al tempo con la computer music, creando la prima colonna sonora dei primi video dei GMM su un computer Apple II, lo stesso che utilizzavano per fare le loro computer strip. Per loro questo era un modo per sperimentare e vedere cosa si potesse creare all’interno dei limiti della tecnologia. Oggi tutti i fumetti sono fatti al computer e anche quando sono stati fatti a mano, per motivi di post-produzione, ci passano lo stesso. Loro sono stati i primi ad approcciarsi intenzionalmente al computer, per farci i fumetti.

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Quali erano le intenzioni dietro al libro?
Quello che volevo fare non era una rivalutazione del lavoro dei GMM, ma un riposizionamento. Anche nel contesto della multimedialità, quello che i GMM facevano non era tanto utilizzare più medium, ma quello di riposizionarsi tra i primi ad avere questo approccio. I loro fumetti erano stati pubblicati su Frigidaire, una pubblicazione di culto assoluto, conosciuta sì, ma non così bene, e quindi mi sembrava giusto dar loro spazio. In questi anni poi ci sono state delle operazioni simili di ripubblicazione, delle antologie che hanno scoperto e migliorato le pubblicazioni di Cannibale, per esempio, o la produzione di artisti come Stefano Tamburini, e quindi ho pensato, perché non anche i GMM?

Qual è stato il processo dietro alla curatela di questo volume?
La mia intenzione era quella di fare un libro monografico complessivo su di loro, e l’unico materiale documentato perfettamente erano le computer-strip. I GMM erano abbastanza conosciuti all’epoca, sono apparsi su riviste come Epoca e il legame con Pier Vittorio Tondelli, che ha scritto di loro, è stato essenziale per farli conoscere all’Italia e al mondo. Eppure oggi sono davvero in pochi a conoscere a fondo il loro lavoro, non c’è mai stata un’indagine completa della loro produzione, e io un po’ volevo fare questo. L’unico materiale spendibile rapidamente e che valeva la pena raccogliere in un libro erano questi fumetti, e quindi abbiamo fatto ricerca e collaborato direttamente con il collettivo artistico per ottenere i materiali. 

Poi però c’è stato un problema tecnico. Il modo in cui i GMM creavano questi fumetti era molto particolare: collegavano il computer (ovviamente, con uno schermo in bianco e nero) ad un televisore, così da poter vedere le immagini a colori e poi, visto che al tempo non c’erano stampanti a colori, fotografano lo schermo del televisore. Da quelle foto, creavano una griglia su di un cartoncino nero, dove posizionano le fotografie/vignette, e portavano alla redazione di Frigidaire direttamente il collage, che veniva anch’esso fotografato e poi stampato sulla rivista. Ecco perché le immagini sembrano un po’ bombate, proprio perché i televisori all’epoca erano ricurvi, ed ecco anche perché la qualità delle immagini originali è bassissima. Era un approccio veramente dal basso, lo-fi. Quindi noi abbiamo deciso di ripetere il processo identico, nella sua interezza, ma fotografando e proiettando sui dispositivi di oggi. Quindi una vignetta del computer, proiettata da una televisione e scattata da una macchina, digitale in questo caso.

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Perché scegliere di pubblicare con Prima o Mai e NERO Editions, e di distribuirlo in questa modalità unica?
Quando ho deciso di voler fare questo progetto, e avevo iniziato a collaborare con gli stessi GMM, ho contattato NERO Editions, che si sono subito dimostrati interessati. Poi siamo entrati in contatto anche con Ratigher—iconico autore di fumetti e direttore di Coconino Press—e con la sua piattaforma Prima o Mai, una forma di crowdfunding fondata sul principio di esclusività, su cui è possibile pre-acquistare le opere per un certo periodo di tempo, e poi mai più. In questo modo vengono stampate solamente le copie pre-acquistate dai singoli e dalle librerie, che poi non saranno più disponibili e non verranno mai più ristampate. Ratigher era già stato responsabile della ristampa di altre raccolte di questo tipo, e quindi era abituato ad un tipo di operazione del genere. Un libro come quello sui GMM non poteva non nascere da questo tipo di sinergia, una commistione di visioni che riprendeva la natura ibrida degli stessi progetti degli GMM. Non aveva senso incasellare il progetto all’interno di una singola casa editrice di fumetti.

Che impatto ha avuto un progetto come l’immaginario dei GMM sulla cultura visuale degli anni ‘80? Questo impatto si ripercuote ancora ai giorni nostri? 
In quegli anni si iniziano a vedere molti più progetti orientati verso la tecnologia, nel contesto del video, dell’arte e della musica soprattutto. Si cominciava a capire il modo in cui il computer avrebbe filtrato la nostra realtà. Oggi noi siamo completamente mediati dagli schermi e dal computer, e i GMM si sono allineati a questa tendenza, cercando però di umanizzare l’immaginario elettronico.

Negli anni ‘80 si diffondono i sintetizzatori, programmi più leggeri più fruibili e loro hanno fatto qualcosa di simile, erano rappresentativi di quel momento storico. E l’hanno fatto nel contesto dell’arte, del fumetto e della musica, elemento cruciale del loro lavoro. L’uscita di questo libro ha ispirato infatti anche lo sviluppo di un altro progetto parallelo incentrato solamente sulla musica dei GMM. Prodotta dalla casa discografica Mannequin Records, uscirà verso marzo la ristampa in audiocassette e vinile della colonna sonora fatta da Maurizio Dami del primo video dei GMM, uscita all’epoca solamente in cassetta con una tiratura minima.

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Chi potrebbero essere i GMM di oggi?
La grande rivoluzione dei GMM era il fatto di essere stati i primi a sperimentare con il personal computer. Prima esistevano i computer solamente nelle università, nelle banche, ed erano utilizzati da programmatori che conoscevano il codice, non dalle persone comuni. La rivoluzione di Apple, esplicitata nello slogan “The computer for the rest of us,” è stata quella di portare i computer nelle nostre case. L’interfaccia grafica era una novità assoluta e i GMM sono stati tra i primi a provare a fare arte attraverso questo oggetto, un oggetto del futuro che però stava cominciando a diventare onnipresente.

Oggi, che questo oggetto lo conosciamo molto bene, sembra che l’oggetto del futuro sia il mondo a cui ci dà accesso, cioè internet. Mi sembra che molti artisti post-internet, abbiano avuto un simile tipo di approccio, però relativamente a internet, ai social network alle web application. Jon Rafman che scatta su Google street view, oppure Ryan Trecartin con i suoi video che riprendono gli stilemi di YouTube, Amalia Ulman, che è stata una delle prime artiste a sperimentare con Instagram, Sono tutti artisti che hanno avuto un approccio simile, dal basso, proprio come i GMM.

“Giovanotti Mondani Meccanici COMPUTER COMICS 1984-1987” è disponibile per l’acquisto qui e qui fino a domani, e poi mai più.

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Crediti

Testo di Carolina Davalli
Immagini su gentile concessione di Nero Editions

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