Polish Stonewall: il documentario di i-D sulla resistenza queer in Polonia

Dalle ceneri di un paese radicalmente omofobo e sessista sta nascendo un movimento che lotta con forza e determinazione per i propri diritti. ⁣

di Douglas Greenwood
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03 novembre 2020, 6:00am

Proprio in questo momento, in Polonia sta prendendo piede un movimento di protesta. In un paese che continua a privare la comunità LGBTQ+ dei propri diritti attraverso restrizioni sempre più estreme e opprimenti, le persone queer sono regolarmente vittima di violenze e abusi anche nella capitale, Varsavia. Più a Est, la loro esistenza è persino considerata illegale, e lì le aree LGBT-free sono sempre più estese.

Ma vivere in clandestinità non è un'opzione per i giovani queer della Polonia, che anzi stanno facendo sentire la loro voce con più forza che mai.

Durante l’estate, le proteste contro l’agenda anti-LGBTQ+ del governo si sono diffuse in tutto il paese. Proprio durante gli scontri è stata arrestata Margot, attivista non-binary che afferma di essere stat* minacciat* di morte e rinchius* con l’accusa di aver assunto un atteggiamento violento nei confronti di una guardia di sicurezza. Peccato non ci siano prove a supporto di tali accuse.

Il volto di Margot è diventato il simbolo di quello che viene descritto come “la Stonewall della Polonia”, un movimento che vede l'intera comunità unita per cambiare lo status quo.

E noi di i-D siamo andati a documentare questi eventi in tempo reale.

Nel nostro nuovo documentario gettiamo una nuova luce sulla vita quotidiana delle persone queer, al di là delle proteste e delle manifestazioni. Incontriamo Avtomat, un DJ e attivista queer che era presente il giorno in cui Margot è stata arrestata, ed è stato anche vittima di una strategia della polizia per infondere paura sistemica. "Tutti questi eventi ci hanno fatto capire che siamo più forti di quanto pensassimo,” afferma.

Siamo stati anche invitati nel mondo del collettivo di voguing più importante della Polonia, la Kiki House of Sarmata. Fondato nel 2019, è uno dei pochi gruppi che abbraccia e sostiene una pratica artistica intrinsecamente queer. "La scena polacca è un po' come la società polacca,” spiegano i fondatori, "nel senso che la maggior parte delle persone sono bianche e le nostre minoranze sono per lo più persone dell'est." Tuttavia, la loro comunità cerca di agire come cassa di risonanza inclusiva ed eterogenea, per innescare una rivoluzione queer all’interno di questa società così oppressiva.

Abbiamo avuto anche la possibilità di incontrare Margot in persona, proprio poco dopo il suo rilascio dal carcere, che ci ha spiegato com'è la vita in prigione per una persona queer durante questa dura era della storia polacca. Poi, ci siamo inoltrati nella realtà dei locali notturni della città, pieni di ballerini e luoghi sicuri per tutti i membri della comunità queer, lontano dai pericoli del mondo esterno. La violenza e la discriminazione continuano, ma la rivoluzione da parte di questa comunità non si farà indietro. "Combatteremo per noi stessi,” insiste Margot.

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