Il lato intimistico della musica elettronica: intervista ai Palindrome

Mentre i club sono chiusi, il sound del duo torinese esplora la dimensione più profonda dei concetti di solitudine, destino e trasformazione.

di Benedetta Pini
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03 febbraio 2021, 5:00am

Fotografia di Edoardo Comba

Magica, esoterica e misteriosa, Torino è storicamente un punto strategico dell’underground artistico in Italia. Da sempre legata alla scena europea, la città trae influenze, opportunità e visioni estere per farle proprie e restituirle sotto forma di progetti radicati a livello locale, ma dall’ampio respiro internazionale. E non è quindi un caso che sia la culla di molti progetti italiani di avant pop ed elettronica.

Tra questi spiccano i Palindrome, ovvero Paolo Peyron e Alessandro Maccarrone. Dopo il primo EP del 2018, il duo si affaccia sulla scena locale, ma senza identificarsi del tutto nella dimensione torinese. Il sound che propone è un incrocio proteiforme di generi e suoni, di loop organici al piano che sfociano in sintetizzatori violenti alla Moderat, di linee vocali blakesque che si scontrano con atmosfere cinematografiche ispirate direttamente dalle opere dei Mogwai e Alessandro Cortini—confluite anche nel video di Birds, diretto da Nicolee Tsin.

L’apice di questa ibridazione fluida e dark è il loro album d’esordio Forever Endless: una riflessione in otto parti, quattro strumentali e quattro vocali, sul destino come concetto assoluto e sui destini come percorsi individuali di ogni singola persona, che si aggrovigliano nello spazio-tempo seguendo pattern che non sono altro che il riflesso delle nostre azioni.

Ciao! Partiamo con le belle notizie: è appena uscito Forever Endless! Com'è nato?
Si tratta della nostra seconda uscita dopo l’EP To Feel You del 2018, quindi Forever Endless è il nostro vero e proprio album di debutto, e l’abbiamo concepito come tale sin dall’inizio. È nato dalla necessità di sviluppare un discorso più ampio e strutturato rispetto a una semplice raccolta di tracce o di uscite slegate. È il risultato di due anni di lavoro tra pensieri e percorsi. 

Perché questo titolo? C'è dietro un concetto specifico?
La decisione di racchiudere l'essenza del nostro progetto in un album è stata l’esito naturale di un’esigenza, maturata in un periodo in cui la solitudine è diventata parte integrante della nostra quotidianità. Questo stato d’animo ci ha portato a riflettere sui concetti che sono confluiti nel disco, come la trasformazione costante del tempo, delle nostre scelte, delle conseguenze che comportano e dei percorsi dettati da un non-destino.

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Uscire con un disco elettronico in piena pandemia potrebbe essere considerato un azzardo. Come sta andando?
Stiamo ricevendo feedback positivi, nonostante il periodo non sia in effetti il più adatto. La nostra musica, inoltre, ha una dimensione intima più che da club, slegata dalle dinamiche tradizionali della discografia della scena elettronica. È stato un percorso difficile, a livello sia creativo, sia di progettazione. Un percorso totalmente indipendente che ci ha messo parecchio alla prova, dalla scrittura alla finalizzazione dei brani, dai video all'immaginario visivo, dalla distribuzione alla promozione, seguendo unicamente il nostro istinto.

Quanto ha influito e sta influendo il lockdown sulla vostra produzione creativa?
La pandemia ci ha costretti a un periodo di riflessione, costringendoci a definire i concetti sviluppati in precedenza in completa autonomia, senza ricevere stimoli dal presente. Questo ci ha portato a cercare un suono più profondo e a strutturare i brani in modo più meccanico e veloce.

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Qual è la vostra più grande soddisfazione artistico-professionale finora?
Quando abbiamo aperto il concerto di Telefon Tel Aviv al Monk di Roma nel novembre 2019. È stato davvero emozionante esibirsi davanti a un pubblico così attento e avere avuto la possibilità di dialogare con un artista con una grandissima esperienza e che stimiamo profondamente.

Descriveteci la vostra musica in 3 parole.
Contrastata, irreale, soffusa.

Quali sono le reference della vostra musica, e in particolare di Forever Endless?
Attingiamo e prendiamo ispirazioni sia dal mondo musicale che da quello cinematografico. Mentre chiudevamo il disco, ad esempio, abbiamo ascoltato ossessivamente i vecchi album di James Blake e le colonne sonore di Trent Reznor e Atticus Ross, tenendo un orecchio sempre attento alla scena d’oltremanica.

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Dove siete cresciuti? E com'è stato crescere dove siete cresciuti?
Siamo entrambi nati e cresciuti a Torino, un luogo che si è trasformato radicalmente negli ultimi anni, diventando una città più grigia e senza identità. Forse noi stiamo cambiando con lei.

Scena elettronica in Italia: diteci la vostra.
Non sentiamo particolarmente di appartenere alla scena elettronica italiana, che secondo noi ha ancora bisogno di costruire le proprie fondamenta identitarie. La nostra è una visione europea, meno legata al panorama nazionale, anche se tra le nostre reference ci sono sicuramente Caterina Barbieri e Lorenzo Senni. Forse siamo più vicini ad atmosfere tedesche e francesi; l’unico featuring dell’album è infatti con 3 roses, produttore di base a Lione.

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Clubbing a Torino pre, durante e (prima o poi) post covid: diteci la vostra.
Il clubbing è cambiato moltissimo, dieci anni fa in città coesistevano realtà e situazioni diverse. Oggi viviamo in un deserto, a eccezione di qualche appuntamento d’eccellenza. Ci auguriamo un futuro con un cambio di direzione, dove le realtà più piccole possano ritagliarsi un loro spazio. Speriamo che l’assenza della musica in questo periodo abbia come effetto collaterale la presa di coscienza sull’importanza della cultura.

Il featuring dei vostri sogni?
Alessandro Cortini.

Tre artisti italiani super emergenti da conoscere e seguire?
Corgiat, Ginevra Nervi, Mai Mai Mai.

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Come vi vedete nel 2030?
Oggi è molto difficile fare anche solo una previsione di quello che è il presente imminente. Ci auguriamo di essere comunque insieme, che sia in uno studio o su un palco.

L'ultimo sogno che vi ricordate di aver fatto? Ce lo raccontate?
Una strada gigantesca con infiniti svincoli e incroci. Correvamo senza una meta precisa interagendo con volti sconosciuti.

Il Paradiso esiste? E l'Inferno?
Probabilmente esistono entrambi e vanno ricercati nel mondo in cui viviamo ogni giorno.

Crediti

Testo di Benedetta Pini
Fotografia di Edoardo Comba

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