i-D premiere: "First Time" e la delicata contemplazione del dolore

Diretto da Lesyeu, il nuovo videoclip dei PALINDROME segue il pattern del suono con una narrazione d’impatto e una luce fioca sul finale. 

di Carlotta Magistris
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09 maggio 2022, 11:28am

Cose che ci piacciono di questa primavera 2022: la sensazione di tornare indietro di un tot—arbitrario—di anni e ricominciare una vita sociale autonoma; la pioggia, che dopo un periodo preoccupantemente lungo sembra tornata a esistere; non dover prenotare al bar per una sbronza; la possibilità di poter sentire i nuovi progetti in uscita (anche) dal vivo; altro a vostro piacimento. Intanto, tra le già affermate a quelle in espansione, le scene culturali italiane si stanno lentamente riaffacciando al proprio pubblico, proponendo nuovi scenari e visioni personali.

I PALINDROME, moniker del duo formato da Alessandro Maccarrone e Paolo Peyron, arrivano da quello che è l’underground torinese: con un primo EP nel 2018, To Feel You, e poi un disco nel ,2021 Forever Endless, si muovono su sonorità ibride tra ambient, weightless ed electro-pop dal forte retrogusto internazionale. Una curatela del suono che si riflette anche nella dimensione visuale del progetto, con due videoclip all’attivo, estratti da Forever Endless, Birds e The Same Path, in cui la dimensione sonora si intreccia armoniosamente a quella visiva.

Dopo un anno, il progetto torna con un singolo, First Time, accompagnato dal proprio videoclip, diretto da LESYEU e in anteprima su i-D Italia: come il pezzo, una sorta di intima e delicata contemplazione del dolore in bianco e nero, senza sconti ma con—forse—una punta di luce in fondo al tunnel. Lo raccontano qui, insieme a una serie di reference per quello che verrà.

Ciao! Come state ultimamente? La sentite la primavera?
Ciao! è un periodo impegnativo, stiamo lavorando molto su nuova musica, direzioni, concetti da esplorare e sulla struttura dei prossimi live e set. Siamo molto contenti e soddisfatti di poter finalmente condividere un nuovo lavoro come First Time dopo l’uscita nel 2021 del nostro primo album Forever Endless. Lavorare da indipendenti porta allo stesso tempo enormi fatiche e grandi soddisfazioni, portare alla luce un nuovo progetto è ciò che ci aiuta a scrivere e ideare progetti futuri. Siamo animi autunnali.

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Il videoclip del pezzo, diretto da LESYEU, ha una struttura molto narrativa per essere un music video. Quanto è collegata la narrazione visuale a quella musicale?
Quando due linguaggi come quello cinematografico e musicale si incontrano viene naturale collegare tra loro alcuni aspetti, sono mondi estremamente vicini dove l’uno è ispirazione dell’altro e ai quali diamo estrema ed uguale importanza. Lo è stato anche per il video di The Same Path diretto da Isabella Gallo e per Birds diretto da Nicolee Tsin. Tutto ha origine da ciò che sentiamo di condividere, quando uniamo queste due forme, il messaggio cresce nella sua intensità.

Com’è stato relazionarsi a LESYEU? Vi conoscevate già? Siete arrivati con un’idea definita di quello che vi aspettavate dal videoclip oppure c’è stata un’interpretazione visuale autonoma?
Ci siamo conosciuti molto tempo fa, persone e percorsi di vita si sono intrecciati con i progetti durante il tempo. Volevamo realizzare un video insieme già nel 2020 ma in quel periodo eravamo molto presi dalle preparazioni del disco. Quando quest’inverno abbiamo finito di mixare First Time abbiamo subito girato il brano a Fabio e Samir perchè eravamo certi potesse scatenare una scintilla comune. Ci siamo parlati del concept dietro al brano, di quelli che per noi erano temi o semplici flussi di coscienza da elaborare. Nei mesi successivi abbiamo lasciato loro carta bianca perchè volevamo che fossero loro a tradurre in pellicola ciò che doveva rappresentare la nostra musica. Quando un video è autoprodotto diventa un progetto di tutti, più sentito, in grado di unire tutte le professionalità dentro e fuori dal set.

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Qual’è il palco ideale su cui vi piacerebbe suonare che meglio rappresenterebbe la direzione del progetto attualmente? Sarebbe in Italia?
Per noi dipende molto dall’atmosfera e dal contesto, che sia un festival, una rassegna o un concerto intimo. Per un live il dialogo con il momento è essenziale, mentre attraverso i dj set riusciamo comunque a portare le nostre sonorità e influenze in modo più trasversale trasmettendo stati d’animo differenti. Per esempio quando nel 2019 abbiamo aperto il live di Telefon Tel Aviv al Monk di Roma per Manifesto, tutti gli aspetti importanti si sono plasmati tra loro e uniti alla perfezione, dal pubblico alle sonorità, dal luogo agli act stessi. Ci sono molti festival fuori dall’Italia che ci rappresentano, ma in Italia Manifesto è una grande realtà da tenere sempre più in considerazione, sia per la nostra direzione che come giudizio generale nei confronti del loro progetto.

Com’è avere un progetto musicale a Torino in questo momento storico?
Torino sta crescendo ma rimane, come molte altre città, ancorata a dinamiche di mercato, di genere o di emulazione. Ciò che ci spinge a creare lavori come First Time è l’idea di non parlare ad una sola realtà ma di affacciarsi a qualunque luogo possa rispecchiarsi in un progetto come il nostro. Torino rimane la nostra anima ma a volte immaginiamo di non esistere in un luogo preciso.

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Tre dischi a vostro piacimento per una reference di quella che sarà la direzione futura della musica dei PALINDROME.
Dreams Drenched In Static di Cremation Lily
Scandinavian Star - Two Autumns di Croatian Amor
Songs For Alpha di Daniel Avery

E ora tre dischi essenziali - a testa - per una reference di quello che siete voi.
Goon di Tobias Jesso Jr.
Variations On Darkness di Sigur Ross
The Year Of Hibernation di Youth Lagoon
Nothing Else di Lorn
Seventeen Seconds di The Cure
Gang di Headie One

Crediti

Testo: Carlotta Magistris

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