Indipendenti e femministe: ecco le fanzine italiane da conoscere assolutamente

Ma anche da sfogliare, studiare e sostenere.

di Federica Scandolo
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18 marzo 2020, 10:03am

Nel 2020, il femminismo non è più quello combattivo e politicizzato degli anni '70, ma si distanzia anche da quello degli anni '90 o della cosiddetta terza ondata, intriso di ironia e umorismo per decostruire i simboli stessi del sessismo. Il femminismo del nuovo millennio, o della quarta ondata, è più inclusivo e intersezionale, ma al contempo meno attivo nel senso tradizionale del termine, perché le istanze e le rivendicazioni di oggi vengono sono portate avanti (anche) sui social network, portando alla progressiva sostituzione della piazza fisica con il dibattito online, fino a raggiungere le derive dello slacktivism.

Una diffusione capillare delle informazioni è certo un vantaggio, ma porta con sé il rischio di far scivolare la lotta femminista in un calderone di notizie pressapochiste, fuorvianti, deformate, in alcuni casi persino false. Proprio con l'obiettivo di contrastare questa possibile deriva, stanno intanto emergendo sempre più progetti che vogliono diffondere informazioni approfondite, verificate, accurate e criticamente vagliate, così da avviare un dibattito forte abbastanza da portare avanti le riflessioni femministe in un contesto culturalmente onesto e consapevole.

Si tratta di realtà editoriali indipendenti che nell'ultimo periodo hanno preso piede in Italia contro tutto e tutti, nonostante la crisi economica, la sfiducia generalizzata nel mondo culturale e la crisi nera del settore editoriale. Così, siamo andate alla ricerca delle fondatrici di cinque fanzine indipendenti femministe autoprodotte, che si fanno portavoce del femminismo queer e intersezionale di quarta ondata, intenzionate a decostruire una volta per tutte le istanze patriarcali che continuano a persistere nella nostra società.

1. Chicks (@chickslafanza)

Progetto fondato da Alice Franceschini

Fanzine femministe italiane indipendenti

Come definiresti il progetto? Fanzine o rivista indipendente?
Fanzine. Il termine rivista indipendente lo uso solo quando provo a spiegare a mia nonna cos’è una fanzine :)

Quali sono le difficoltà di un progetto del genere?
Riuscire a trovare un equilibrio tra il nostro status di produzione di nicchia e, allo stesso tempo, farsi conoscere abbastanza per sopravvivere e potersi autofinanziare. E poi il tempo, il tempo che vorrei dedicare al progetto, ma non è mai abbastanza.

Come avviene la distribuzione?
I festival sono la mia modalità preferita in assoluto. Ogni volta è come un circo di illustratori e autoproduttori riuniti sotto stesso lo stesso tetto per qualche giorno. Ti diverti. E viaggi.

A cosa si ispira lestetica di Chicks?
La prima ispirazione è stata il classico giornalino della scuola, utilizzando materiali economici, rilegando tutto con una pinzatrice e qualche fotocopia. La grafica in copertina è figlia diretta della tecnica xilografica, mentre le illustrazioni e i collage all’interno guardano a Rebel Grrrl Punk, Vague, Punto_G fanzine, David Carson, Barbara Kruger e strizzano l’occhio anche al linguaggio dei meme.

Qual è il tema femminista che ti sta più a cuore?
La liberazione delle donne. Women liberation è il concetto centrale nelle lotte femministe a partire dalle suffragette, che si battevano per la parità politica, fino alle femministe 2.0, che utilizzano i social per diffondere una nuova rappresentazione della donna all’interno della società. La liberazione delle donne è un grande cappello sotto al quale possiamo trovare altri obiettivi fondamentali, come l’emancipazione, l’indipendenza, la libertà di scelta, la parità, la rivoluzione sessuale.

2. Ossì (@ossi_fanzine)

di Alice Scornajeghi e Francesca Pignataro

Fanzine femministe italiane indipendenti

Come definiresti il progetto? Fanzine o rivista indipendente?
Fanzine. Visto da fuori, può sembrare che dietro Ossì ci sia chissà quale strategia o schieramento di forze; ma purtroppo neanche esiste una redazione, il nostro progetto vive nello spazio virtuale delle note vocali che ci scambiamo. Da fan del porno su carta, ci sembrava mancasse un giornale in Italia che rispondesse ai nostri gusti, così abbiamo deciso di farlo noi: una piccola autoproduzione interessante e curata, ma soprattutto esplicita, diretta e arrapante per davvero.

Quali sono le difficoltà di un progetto del genere?

Essendo un'autoproduzione in poche copie, non riscontriamo alcuna difficoltà di tipo pratico o distributivo. Non abbiamo (ovviamente) un ufficio stampa, ma siamo state contattate sin dal giorno zero da radio e riviste, così il progetto ha avuto un'eco pazzesca. L'unica vera difficoltà, che però fa parte del gioco, è reperire i testi adatti. Il cuore di ogni numero di Ossì è un lungo racconto porno, e vogliamo che sia eccitante ma anche di qualità letteraria. Così abbiamo deciso di commissionarlo direttamente a scrittrici e scrittori che ci piacciono, e non è sempre facile.

Come avviene la distribuzione?
Facciamo presentazioni ovunque ci chiamino, principalmente a festival di editoria o di porno indipendente, e in quelle occasioni allestiamo anche un banchetto. Ci piace molto parlare con i nostri lettori, ritrovarci a chiacchierare di zozzerie si è rivelata una delle parti migliori del progetto. Per il resto, chiunque può contattarci online e richiedere la fanzine.

A cosa si ispira lestetica di Ossì?
Quando ho contattato Francesca, l'art director di Ossì, ci siamo trovate subito d'accordo sul fatto di voler realizzare un progetto pop, divertente e immediato. Tra i modelli principali ci sono i fotoromanzi porno italiani degli anni '70 e '80, su tutti SUPERSEX, da cui rubiamo anche un sacco di immagini con cui realizziamo gli artwork all'interno della fanzine.

Qual è il tema femminista che vi sta più a cuore?
Il fatto di produrre un giornaletto porno risponde a un obiettivo politico e femminista: la voglia di parlare apertamente di desiderio, sesso e fantasie, riappropriandoci di un territorio che è sempre stato così spudoratamente maschile. Da ragazzina, quando Internet non esisteva ancora, desideravo tantissimo un giornaletto porno, ma mi sentivo irrimediabilmente esclusa da quel mondo, anche per un discorso di vergogna. Oggi per fortuna qualcosa sta cambiando. Ossì è letta da uomini e donne, ma l'età media delle ragazze è più bassa di quella dei ragazzi.

3. Frute (@rivistafrute)

Progetto fondato da Cecilia Cappelli

Fanzine femministe italiane indipendenti

Come definiresti il progetto? Fanzine o rivista indipendente?
Frute si colloca a metà. Da una parte abbiamo una distribuzione totalmente indipendente, tipica del mondo fanzinaro, dall'altra cerchiamo un tono e un mondo di riferimenti più da magazine. Inoltre Frute è nata grazie ad autori e autrici, illustratori e illustratrici, fotografi/e e professionisti/e del mondo editoriale, non ad amatori.

Quali sono le difficoltà di un progetto del genere?
L'idea alla base della nascita del magazine è quella di dare voce e spazio al femminismo italiano, scegliendo esclusivamente autrici italiane. Ma si sta rivelando più difficile del previsto, perché qui il femminismo non è un tema affrontato in maniera politica e approfondita, per quanto ci sia stato un risveglio di recente. Un'altra difficoltà è riuscire a far combaciare un impegno così grande con la vita di tutti giorni, visto che siamo tutte libere professioniste.

Come avviene la distribuzione?
La rivista è distribuita nelle librerie indipendenti che ne fanno richiesta, un po' in tutta Italia. I festival e le fiere sono una grande possibilità per l'editoria indipendente, ma purtroppo ce ne sono sempre meno.

A cosa si ispira lestetica di Frute?
C'è una grandissima attenzione verso il contemporaneo, ma guardiamo anche alle riviste femministe del passato, italiane (tipo quelle pazzesche a cavallo tra gli anni '60 e '90!) e internazionali, da un punto di vista sia visivo che di contenuto; titoli come Spare Rib o Effe.

Qual è il tema femminista che vi sta più a cuore?
Stiamo vivendo un periodo storico in cui si percepisce prima di tutto l'urgenza estrema di aprire un dialogo sui diritti di genere; dalla sanità, alle molestie, ai diritti della persona. Penso che più che per tematiche si debba lavorare alla base del concetto stesso di femminismo. Dovendo individuare comunque un argomento specifico, nell'ultimo periodo stiamo parlando molto di come riuscire a coinvolgere più maschi cishet nel discorso femminista.

4. Mulieris (@mulierismagazine)

Fondato da Greta Langianni, Sara Lorusso e Alice Arcangeli

Fanzine femministe italiane indipendenti

Come definiresti il progetto? Fanzine o rivista indipendente?
Rivista indipendente.

Quali sono le difficoltà di un progetto del genere?
Sicuramente le risorse economiche, essendo un progetto auto prodotto e creato da ragazze neo laureate che in parallelo portano avanti la propria carriera da freelance in ambito creativo. Da un punto di vista morale, la difficoltà maggiore è avere a che fare con persone che accusano il progetto di avere determinate lacune, di essere troppo o troppo poco “femminista”. Esporsi con i propri ideali comporta inevitabilmente una serie di critiche con cui bisogna imparare a convivere, e per questo cerchiamo di avere uno sguardo sempre più trasversale.

Come avviene la distribuzione?
Il luogo in cui preferiamo lasciare la nostra rivista è la libreria, dove le persone possono fermarsi a sfogliarla e leggerla. Ancora non possiamo essere ovunque, quindi ci affidiamo anche alle piattaforme di distribuzione online.

A cosa si ispira lestetica di Mulieris?
È la sintesi del lavoro artistico di ogni membro del team, cercando di bilanciare ciò che condividiamo con ciò che ci differenzia. La nostra collaborazione, sia morale che estetica, consiste proprio nel capire i punti forti e deboli di ognuna, facendoci spazio l'un l'altra; non si tratta semplicemente di quattro menti che pensano allo stesso modo. La nostra vuole essere un’estetica giovane, pulita e intelligente.

Qual è il tema femminista che vi sta più a cuore?
Mulieris è nato proprio perché ognuna di noi si è sentita de-valorizzata come persona nel mondo del lavoro, quindi per noi la priorità è parlare di parità di genere da un punto di vista delle professioni creative. Si pensi che nel mondo della fotografia l’80% dei laureati sono donne, ma lo è solo il 15% dei professionisti del settore. Per questo abbiamo voluto creare uno spazio dedicato alle artiste che vogliono essere ascoltate, uno spazio solidale che possa trasformarsi, in un secondo momento, anche in un'opportunità lavorativa.

5. Frisson (@frisson_magazine)

Progetto fondato da Francesca Ceccarelli

Fanzine femministe italiane indipendenti

Fanzine o rivista indipendente?
Frisson è una testata giornalistica indipendente nata nel 2019 a cadenza trimestrale.

Quali sono le difficoltà di un progetto del genere?
Frisson è nato come progetto personale, ma ben presto mi sono resa conto di quanto avesse da dire a tutti. Al progetto si è poi unito Francesco Mazzenga, nel ruolo di design consultant e contributor, che ha lavorato per espandere la linea e la visione del magazine. Muoversi nel terreno della sessualità è liberatorio, anche se selezionare gli argomenti da trattare è complesso.

Come avviene la distribuzione?
Abbiamo deciso di avere una forte presenza sui social network; da qui c'è poi il passaggio al nostro shop online, che è il nostro principale canale di vendita. Tuttavia, proprio per la nostra natura cartacea, abbiamo deciso di mantenere alcuni canali di distribuzione “tradizionali”, come alcune librerie e store settoriali (come per esempio sexy shop).

A cosa si ispira lestetica di Frisson?
È molto “pop”, perché vogliamo parlare in modo orizzontale a un ampio numero di persone, di tutte le identità, età, orientamenti sessuali. Il design è funzionale a questo, dando spazio a più livelli di lettura, in modo chiaro e immediato, cercando di fornire più informazioni possibile. Non abbiamo una fonte d’ispirazione precisa, ma guardiamo molto all’editoria straniera (mainstream e non).

Qual è il tema femminista che ti sta più a cuore?
La volontà di parlare a più persone possibili, di affrontare un ampio spettro di temi e – soprattutto – di dare voce alle persone per far sì che partecipino in prima persona al dibattito. Ad esempio, lo abbiamo fatto con l’intervista all’artista e performer Orlando Myxx, che ha raccontato la sua transizione di genere e come questo ricorra nella sua ricerca artistica.

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Crediti

Testo di Federica Scandolo
Immagini su gentile concessione delle intervistate

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