La visibilità transgender al cinema: breve lista di tremendi errori e grandi traguardi

Diamo un'occhiata ad alcuni dei migliori (e peggiori) film che hanno dato visibilità alla comunità transgender nel cinema.

di Cathy Brennan
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31 marzo 2020, 9:08am

Immagine stratta dal film Paris is Burining

Ogni volta che si parla di visibilità transgender nel contesto del cinema, le reazioni sono spesso negative. Ogni paio di mesi, si sente la solita storia: un attore cis è stato selezionato per interpretare il ruolo di un personaggio trans, con la scelta di selezionare un talento trans totalmente ignorata durante la fase di casting. Un caso su tutti: quello di Scarlett Johansson.

Una delle ragioni per cui questo è un tasto dolente per molti nella comunità trans è che ci sono molti di noi che sono attivamente presenti nei film, lavorando chi di fronte, chi dietro la cinepresa. Dunque, questa lista cerca di mettere qualche pezza, dando luce ad alcune persone e film che hanno contribuito a fornire una migliore comprensione di cosa voglia dire essere trans, attraverso il mezzo del cinema.

A per Angelica Ross
Meglio conosciuta per la sua magistrale performance come Candy Ferocity nella serie hit Pose, Ross è un volto conosciuto per quelli che ricercano un'autentica rappresentazione trans. Una delle sue prime performance era stata quella nella web series di Jen Richards, Her Story del 2016. Si è poi riunita con Richards nel progetto di Chase Joynt, Framing Agnes, una colonna portante del talento trans nel cinema contemporaneo americano.

B per Behind Every Good Man
Uno short film del 1966 che tratta della vita di una donna trans di colore che vive a Los Angeles. La vera e propria esistenza di questo profilo umano è un importante ricordo che la possibilità di avere una rappresentazione decente non è una richiesta impossibile da parte della comunità trans, ma che in effetti è il minimo che si possa chiedere ad un filmmaker che intende approcciare questo tema.

C per Call Her Ganda
Non c'è modo per girare intorno al fatto che il documentario di PJ Ravalche, che parla dell'omicidio di Jennifer Laude, una donna trans filippina di 26 anni, sia una visione alquanto pesante, specialmente per il fatto che include le vere immagini della scena del crimine. È, in ogni caso, un documento cruciale sulla relazione tra la transmisoginia e l'imperialismo, e un mezzo per contrastare entrambi questi fenomeni.

D per Daniela Vega
Anche se esistono opinioni divergenti tra i cinefili trans sul film di Sebastián Lielo, A Fantastic Woman, un punto di contatto è che la performance di Vega come Marina è considerata assolutamente fantastica. In questo film malinconico, l'attrice naviga le correnti emotive di una donna trans in lutto per la morte del suo compagno cis.

E per Esther Rosenfield
Una delle voci più vitali di Film Twitter™, Rosenfield ha prodotto dei testi di critica cinematografica che dimostrano intelligenza e rigore. I suoi saggi su Medium e Patreon sono un esempio della conoscenza che voci trans offrono rispetto al discorso sul cinema; uno dei suoi migliori articoli esplora la relazione tra End of Evangelion e il lavoro di Stan Brakhage.

F per Sam Feder
Feder ha passato gli ultimi 15 anni raccontando la storia e le politiche transgender attraverso i documentari. Il suo ultimo film Disclosure esaminerà l'impatto delle diverse rappresentazioni delle persone trans a Hollywood, e di come questo impatti chi ne è il soggetto.

G per Gendernauts: A Journey Through Shifting Identities
Il documentario del 1999 di Monika Treut da la possibilità agli uomini e donne trans della Bay area di parlare delle loro esperienze rispetto ai loro coming out come trans, e il conseguente peso da parte delle aspettative della società. Come gli altri documentari nella lista, è un atto importante di narrazione, e presenta interviste con figure accademiche, come Sandy Stone e Susan Stryker.

H per Silas Howard
Howard è forse meglio noto per essere il primo regista trans a lavorare al film di Jill Solloway, Transparent. Comunque, una visione così ridotta non rende giustizia alla sua carriera prima di quel momento. Ha diretto e ha performato in By Hook or by Crook, con Harry Dodge; una storia che segue le vicende di due criminali e che è di certo il miglior film sugli uomini trans che mai vedrete.

I per Isabel Sandoval
Negli ultimi dieci anni, Sandoval sta girando nei circuiti dei festival come regista. Il suo ultimo film Lingua Franca, in cui lei interpreta una donna trans che vive nella paura dei raid dell'ICE, dovrebbe essere visto da chiunque voglia entrare nel contesto del cinema contemporaneo trans.

J is for Jamie DiNicola
Jamie DiNicola è uno di quei film-maker talentuosi il cui nome dovrebbe essere molto più conosciuto di quanto lo sia ora. Il suo corto del 2017 Spot, che presenta un cast totalmente trans, è una meraviglia di 9 minuti. Usando la forma narrativa di alcuni ragazzi che fumano di fronte a un portone, il film è una serie di vignette che parlando della vita da persona trans nel 21esimo secolo in America. Vedrai anche una delle prime performance dell'angelo di Pose, Indya Moore.

K per Kitana Kiki Rodriguez
Sono passati cinque anni dal momento in cui Tangerine di Sean Baker ha avuto la sua premiere a Sundance. Il film, che segue le vicende di due sex worker trans in un'odissea di Natale a Hollywood, è diventato un cult grazie alle performance magistrali di Rodriguez e Mya Taylor come il duo Sin-Dee e Alexandra. Mentre Taylor continua a perseguire la sua carriera da attrice, Rodriguez è uscita dai radar dal 2015. Eppure, il suo contributo come Sin-Dee non potrà mai essere dimenticato.

L per Trace Lysette
Lysette ha attirato l'attenzione di molti per il suo ruolo in Transparent, e per aver esposto gli abusi perpetrati dall'attore principale, Jeffrey Tambor. Anche se molti dei suoi lavori sono stati in televisione, l'anno scorso ha avuto un ruolo nell'acclamato film Hustlers, che hanno girato nel club dove lei prima lavorava.

M per Miss Major Griffin Gracy
Miss Major è una donna trans il cui attivismo e la cui magnetica personalità sono stati immortalati in un documentario. Il film Major! del 2015 è un prezioso documento sulle politiche transgender ma è anche il ritratto di una persona davvero meravigliosa.

N per Nyala Moon
Un nome da segnarsi è quello della giovane filmmaker e scrittrice Nyala Moon. Il suo lavoro affronta i tempi dello stupro e delle molestie sessuali con grande coraggio e candore. La sua abilità di trattare queste tematiche con così tanta cura si manifesta in film come Bed (avvertenza sul contenuto: stupro) in cui una donna si sveglia mentre il suo partner la sta stuprando. For the Love of Jacob invece è un commovente corto che tratta delle difficoltà del fare coming out come trans.

O per Oliver Whitney
Whitney è un critico cinematografico che ha scritto per, oltre ad altre testate, Vanity Fair, GQ e A.V Club. Nel Dicembre 2018, Whitney ha scritto un inserto per The Hollywood Reporter che è stato vitale per dare una voce allo sconcerto di molti altri critici trans rispetto le lodi che l'industria ha tessuto per il film di Lukas Dhont, francamente tremendo, Girl. Mi dispiace ma è un no, sir.

P per Marsha P. Johnson
Un'icona venerabile per al comunità trans, la vita dell'attivista drag queen Marsha P Johnson è stata il soggetto di molteplici film. Per esempio, è stata il personaggio nella sfortunata drammatizzazione di Roland Emmerich, Stonewall, in cui un ragazzo bianco cis proveniente dalla classe media è ripreso mentre lancia il famoso primo mattone. Una versione più sentita e più vera si può trovare nel corto del 2016 Happy Birthday Marsha!, dove Johnson è interpretata dalla fenomenale Mya Taylor.

Q per The Queen
Girato nel 1968, The Queen è stato uno dei primi documentari sulla cultura ballroom a NYC. Le queen parlano delle loro vite, anche delle operazioni a cui si sono sottoposte, e della paura rispetto al clima di tensione (è stato fatto durante la guerra in Vietnam). Anche se può sembrare datato, The Queen è un esempio più alla mano e veritiero della rappresentazione trans, quando paragonato ad altri film del tempo.

R per Jen Richards
Jen Richards è un attrice e una scrittrice. La sua web series del 2016, Her Story, è un raro esempio di film making trans che permette di mostrare alle donne trans di essere degne di amore, che siano gay o meno. La serie racconta le vite amorose di due donne trans, una interpretata dalla stessa Richards, e l'altra da Angelica Ross.

S per Sylvia Rivera
Quando Sylvia Rivera ha combattuto per essere in prima fila nel corteo del gay pride del 1973 per richiamare un movimento che aveva lasciato lei ed altre persone trans indietro, ha dato al mondo una visione di quali politiche trans possano esistere. Una persona che diceva dure verità e a cui non importava del concetto di rispettabilità, una che ha lottato per le persone più vulnerabili rispetto alla violenza del patriarcato. Il video in bianco e nero del suo discorso è una rappresentazione preziosa della rabbia transgender su schermo.

T per Tourmaline
Anche conosciuta come Reina Gossett, Tourmaline è un'attivista e storica, conosciuta per il suo lavoro con il Sylvia Rivera Law Project, Critical Resistance e Queers for Economic Justice. Può essere intravista in molti film riguardo l'attivismo trans, incluso Criminal Queers e Major!. Assieme a Sasha Wortzel, ha girato Happy Birthday Marsha! oltre allo stupefacente corto sulla storia delle persone di colore trans, Atlantic is a Sea of Bones.

U per You Don't Know Dick
Una delle peggiori conseguenze della transmisoginia è che spesso gli uomini trans sono messi in sordina nelle conversazioni rispetto alle persone trans. Il documentario You Don’t Know Dick si pone invece come obiettivo quello di dar luce agli uomini trans e alle loro esperienze.

V per Vika Kirchenbauer
L'artista e film maker Vika Kirchenbauer ha prodotto alcuni dei più impressionanti opere d'arte che esplorano le esperienze collettive delle persone trans nell'era contemporanea. Il suo corto del 2012, Like Rats Leaving a Sinking Ship, è forse l'opera più psicologicamente devastante fino ad oggi che indirizza le accuse sorte nella relazione tra gli enti ospedalieri e gli individui trans.

W per Willow Maclay
Assieme al critico Caden Mark Gardener, Willow Maclay ha prodotto alcuni degli scritti più intelligenti rispetto a come le persone trans sperimentano il cinema online. Il loro progetto a lungo termine, Body Talk: Conversations on Transgender Cinema, trascrive conversazioni tra due critici, ed è un vero e proprio tesoro per chi si interessa della transness e del cinema.

X per Xtravaganza
Paris Is Burning è spesso considerata la pietra miliare quando si parla di visibilità transgender nel cinema. Comunque, il documentario della regista Jennie Livingstone ha lasciato un'eredità molto controversa ed è rinomata per servirsi dell'immagine delle queen di colore e latinx presenti nel film. Una delle piccole perle di questo film è che ha assicurato il fatto che Angie e Venus Xtravaganza non verranno mai dimenticate; due donne tran che, in un mondo giusto, sarebbero ancora qui oggi.

Y per Yance Ford
Uno dei migliori e più importanti film maker del momento, Yance Ford è sempre una voce interessante da ascoltare. Il suo film del 2017, Strong Island, è una profonda esplorazione delle ingiustizie che circondano la morte di suo fratello. Il lavoro di Ford è stato anche riconosciuto dall'Academy, essendo stato nominato come Miglior Documentario nel 2018.

Z per Zorian Clayton
Dopo essere diventato un membro del British Film Institute nel 2016, Zorian Clayton è stato vitale nel trovare ai film trans di tutto il mondo un'audience inglese. Non solo si assicura che le persone abbiano l'opportunità di vedere questi film, facilita anche un approccio critico, attraverso eventi e discussioni presso il BFI.

Questo articolo è apparso su i-D UK

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