I tatuaggi dei detenuti russi fotografati da un ex secondino

"Russian Criminal Tattoo" è la serie fotografica che immortala i carcerati di oltre 30 delle prigioni più dure della Russia, ed è ora in mostra a Bologna.

di Benedetta Pini
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10 settembre 2020, 2:38pm

Fotografie di © Sergei Vasiliev 2020

Terapeutici, identificativi, simbolici o puramente estetici. Fin dall’antichità, i tatuaggi rimandano a significati diversi a seconda del periodo storico e della zona geografica in cui sono praticati. Il loro fascino deriva proprio dall’estrema diversità con cui uno stesso gesto, quello del tatuare, viene percepito.

Per ricomporre il mosaico globale della storia del tatuaggio servirebbe una sede di pubblicazione ampia almeno quanto una collana di libri, ma un modo sensato per affrontare il tema c’è: restringere il campo e concentrarsi su un periodo, un luogo e un significato ben precisi.

mostra tatuaggi bologna

Ed è questo che ha fatto ONO arte con la mostra Sergei Vasiliev - Russian Criminal Tattoo, allestita presso la sua nuova sede di Via Urbana 6, a Bologna. Il frangente storico va dal 1987 al 1989, il luogo sono le carceri russe e il simbolo è quello di una vita criminale dedicata al sangue e alla violenza. All’interno della comunità dei detenuti russi, il tatuaggio acquisisce un valore comunicativo che va ben oltre l’estetica: è un marchio, un segno indelebile della propria appartenenza a un gruppo sociale.

Solo chi ne è un membro effettivo può decorare il proprio corpo con determinati simboli. Di conseguenza, è come se i tatuaggi fossero una sorta di curriculum vitae dell’anima che abita il corpo su cui sono incisi. Saperli leggere significa potersi reciprocamente capire e riconoscere all’interno di questa cerchia.

mostra tatuaggi bologna

Tutto è iniziato quando il fotografo russo Sergei Vasiliev, già membro dello staff fotografico del giornale Vecherny Chelyabinsk, decise di affiancare a questo lavoro quello di secondino nel carcere della città. Ed è lì che scattò le prime fotografie di quello che diventerà il suo progetto più famoso, Russian Criminal Tatto.

Poi il progetto si amplierà, con un racconto per immagini in bianco e nero di un mondo dove l’isolamento delle persone, oltre che fisico, era soprattutto mentale, e la frustrazione si sfogava in scritte e disegni dal valore simbolico: un pugnale al collo significa aver ucciso ed essere disposti a uccidere di nuovo al giusto prezzo; il numero di gocce di sangue sulla lama di un coltello indica il numero di omicidi commessi; una rosa sulla spalla simboleggia 18 anni di prigione.

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Dopdiché, Sergei Vasiliev ha chiesto e ottenuto l’accesso a oltre 30 delle prigioni più dure della Russia, visitandole una dopo l’altra nell’arco di circa 40 anni e concentrandosi sui detenuti membri di gang, quelli colpevoli di omicidio, racket e furto. Il risultato è una serie di immagini che va ben oltre la mera collezione di tatuaggi più o meno sbiaditi.

Questi scatti sono una testimonianza umana, carnale e pulsante della storia della Russia a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80, quando l’era sovietica si avviava al tramonto e da lì a qualche anno un nuovo capitolo avrebbe spazzato via il passato comunista del paese. È infatti con la caduta dell’URSS che questo sostrato sociale criminale viene alla luce, attirando l’attenzione di fotografi, registi, scrittori e creativi occidentali, decisi a indagare questa nicchia culturale della cultura russa, che segnò il controverso e sofferto passaggio della Russia alla modernità.

La mostra “Sergei Vasiliev: Russian Criminal Tattoo” è visitabile a ingresso libero dal 10 settembre al 31 ottobre presso la sede di ONO arte a Bologna, in via Urbana 6. Qui trovi tutte le informazioni.

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Crediti

Testo di Benedetta Pini
Fotografie di © Sergei Vasiliev 2020

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