l’america surreale di alex prager

i-D ha incontrato la celebre fotografa per parlare del perché il suo lavoro molto americano sia così amato in tutto il mondo.

di i-D Staff
|
13 luglio 2015, 12:57pm

Photography Alex Prager

La fotografa Alex Prager è una delle massime autorità visive di oggi: un'artista le cui capacità nell'ideare scatti fantastici e cinematografici l'hanno annoverata tra i più grandi fotografi contemporanei - a un passo da Cindy Sherman, Gregory Crewdson e William Eggleston. Per chi non la conoscesse, l'artista crea scatti di scene sognanti perfettamente orchestrati - che mettono lo spettatore nel bel mezzo di un'azione congelata senza nessun contesto. Prendete la serie Week-End: in un'immagine vediamo una donna, vestita con un abito floreale e l'ombretto pesante che galleggia in una pozza poco profonda in un paesaggio ambiguo. Non c'è nessun suggerimento sul perché sia lì o cosa pensi esattamente, ma la foto irradia mille idee possibili che alla fine non trovano risposta.

Prager, che vive a LA, è spesso vista come un'artista particolarmente americana. Incorpora regolarmente tropi stilistici dell'era d'oro di Hollywood e della moda di metà anni '20 (parliamo di donne con un sacco di rossetto rosso, contesti noir, vecchi taxi, caselli) in un'opera che sembra più ipnotizzante che semplicemente pastiche. Crea il tipo di immagini in cui probabilmente Matthew Weiner si perde alla ricerca di ispirazione. 

Crowd #6 (Hazelwood), 2013

Prager ha debuttato con le sue opere per la prima volta in Turchia a Istanbul74, un festival di arte e cultura annuale con mostre, pannelli e feste. All'apertura della sua mostra, dove sono esposti la maggior parte dei suoi lavori della serie Faces in the Crowd, non ero sicuro che il sovraccarico di americanità andasse d'accordo con il pubblico turco. L'ha detta lunga, invece, che uno del posto abbia indicato una proiezione dell'omonimo corto dell'artista, dicendo casualmente, "Amo Elizabeth Banks - è senza tempo!" in riferimento al lavoro della star.

Più tardi quel weekend, Prager ha spiegato in modo eloquente che le sue foto non sono specifiche di una cultura. 'Con il mio lavoro, tralascio gran parte della storia cosicché sia solo un momento a cui le persone possono far riferimento come vogliono," spiega. "C'è una qualità universale, umana a questo proposito, oltre alla cultura pop americana, che si aggancia all'insieme di esperienze di ognuno - le persone che hanno conosciuto durante la loro vita, l'arte e la cultura che amano, le emozioni che hanno provato."

Prager e io abbiamo parlato anche del perché lei sia contro gli artisti visivi che rifiutano di chiamarsi "fotografi", e come benché lei cerchi di controllare ogni aspetto delle azione nei suoi scatti, c'è sempre un po' di imprevedibile natura umana che sanguina in ogni immagine. 

Foto Zach Sokol

Consideri la tua pratica fotografia, arte visiva o qualcos'altro?
Alcuni anni fa, mi chiamavo artista. Ora, sempre di più, un sacco di persone sembrano ribellarsi contro la fotografia e sono sempre meno interessate ad essere un "fotografo" - tutti vogliono essere chiamati "artisti". Come risultato, inizio a tornare indietro e ad apprezzare di nuovo la fotografia come un mezzo, per ciò che è davvero. Non puoi dire sia arte - e sicuro è arte - ma come mezzo, come strumento, è fotografia. Mi considero una fotografa e una regista.

La fotografia è un mezzo stupendo e penso sia una figata e ha una storia così interessante. Ci sono così tante cose interessanti, sperimentali che succedono di continuo con la tecnologia. È interessante vedere in che direzione andiamo, ma è triste vedere che molte persone vadano contro la parola 'fotografia'.

Crowd #8 (City Hall), 2013

È davvero piacevole sentirtelo dire. Usi ancora principalmente camere analogiche?
Scatto solo con una camera e una lente. È una Contax 645 e uso la pellicola Portra 400. È la migliore. Portra è cambiata di recente - un anno fa o due - e non è buona come era prima. I colori non sono gli stessi. Tutto è diventato un po' più netto e la grana è più piccola. I colori sono più realistici. L'hanno usata per processare di più il verde giallognolo, e ora devo sparare di più i colori su Photoshop.

Quindi la preferivi quando era meno realistica e un po' più scassata?
Sì! Decisamente. È questo il motivo per cui scatti in analogico, no? Ha vita propria. 

Crowd #5 (Washington Square West), 2013

Lo trovo molto interessante perché molti dei tuoi lavori sono scene studiate, su larga scala. Il fatto che apprezzi che la pellicola abbia le sue imperfezioni intrinseche è un'osservazione che sembra lontana dal tuo modo di organizzare la scena.
Decido tutto meticolosamente. E controllo ogni piccolo dettaglio, ma sono sempre i piccoli errori sul set, o le cose che non ho pianificato, che rendono le foto più appassionanti per me. Per esempio, c'è questa foto in cui guardi attraverso un muro verde con una finestra sulla folla - presente quella foto?

Sì! Ho scattato una foto da vicino di quel tipo sulla sinistra con gli occhi sbarrati.
Sì! È esattamente quello che stavo per dire. Non gli ho detto di farlo. Che cazzo sta facendo? Cosa guarda? Quando l'ho visto, ho pensato di aver vinto una medaglia. Era un'imperfezione perché avevo detto a tutti di non ridere, sii nel tuo mondo, fate le vostre cose, e poi c'è questo tizio che sta sulle punte, guardando qualcosa e i suoi occhi escono dalle orbite. Che cosa sta succedendo lì? 

Anche se hai pianificato tutto e l'hai concettualizzato, la vita è sempre spontanea e imprevedibile.
Sì, esatto. Puoi provare a controllare la folla e fare tante cose - puoi controllare il trucco, le parrucche, i capelli, i costumi, le luci, i set - ma quando stai lavorando con una folla reale, portano le loro emozioni sul set. Qualsiasi cosa stesse succedendo prima, in qualsiasi traffico si trovassero, qualsiasi fosse la persona con cui hanno appena rotto, o sposato, o qualunque sia la loro esperienza, tutto torna con loro sul set. Puoi controllare solo certi punti, e c'è sempre qualche piccolo caos.

Incoraggi le interpretazioni multiple del tuo lavoro?
Sì, decisamente. Tralascio gran parte della storia cosicché sia solo un momento a cui le persone possono far riferimento come vogliono. E di nuovo, l'esperienza dello spettatore si relaziona con le immagini - le persone che conoscono, la loro arte e quelli che hanno amato. Le persone amano ritrovarsi in ciò che vedono e trovare delle familiarità in altre cose.  

Maggie, 2010

Che consiglio daresti a un giovane fotografo?
Ognuno faccia il suo percorso, e non è un buon consiglio, ma non c'è niente che io possa dire che renda qualcuno un buon fotografo. È piuttosto chiudere tutto, spegnere tutto, a parte quel sentimento dentro che ti dice se sei innamorato o no. Come sai se sei innamorato? Lo sai quando c'è un'immensa sensazione di avvedutezza. È ineffabile, ma lo sai e basta. Non puoi analizzare perché certe persone si innamorano di certe persone. È la stessa cosa quando sai di aver avuto l'illuminazione, e che sei sulla strada giusta. È questa la sensazione che devi seguire e renderla sempre più forte. Più riconosci quel sentimento, più diventa acuto. 

Irene, 2010

Crediti


Testo Zach Sokol
Foto Alex Prager, tutte per gentile concessione dell'artista

Tagged:
america
Cultură
alex prager