30 anni di femminismo nell'arte con le guerrilla girls

La leader del collettivo femminista ci parla della loro lotta per cambiare il mondo dell'arte, di come reinventare il femminismo e del perché è giunta l'ora di combattere contro le diseguaglianze nel mondo dell'arte.

di Tish Weinstock
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25 ottobre 2016, 1:19pm

Dimenticate ciò che sapete delle gang al femminile, quelle che fotografano assorbenti interni ricoperti di glitter e non smettono mai di parlare di quanto fantastici siano i loro peli ascellari. Per qualche minuto concentratevi esclusivamente sulle Guerrilla Girls, le originali ribelli mascherate che, a partire dal 1985, non hanno mai smesso di battersi instancabilmente contro le ineguaglianze di sesso e razza nel mondo dell'arte. Il loro movimento è stato tanto combattuto e ostacolato che ancor oggi non hanno potuto render pubblica la loro identità. Tutelate dalle loro maschere immediatamente riconoscibili, si fanno chiamare Kathe Kollwitz, Alma Thomas, Rosalba Carriera, Frida Kahlo, Julia de Burgos e Hannah Höch.

Si sono formate in reazione alla mostra An International Survey of Recent Painting and Sculpture del MoMA, in cui solo 13 degli artisti partecipanti erano donne (contro 153 uomini). Non molto tempo dopo le Guerrilla Girls stavano invadendo le gallerie d'arte e protestando fuori dai musei della loro città natale, New York. Paladine degli emarginati - donne, artisti di colore, membri della comunità LGBTQ - il loro lavoro più conosciuto è un poster che ritrae una donna nuda che indossa una maschera da gorilla, accompagnata dalla ormai nota frase: "Do women have to be naked to get into the Met? Less than 5% of the artists in the Modern Art sections are women, but 85% of the nudes are female."

Oltre 30 anni dopo, le Guerrilla Girls sono più politiche che mai, più socialmente consapevoli, persino più agguerrite di quanto lo erano nel 1985. Solamente quest'anno hanno lavorato a quattro nuovi progetti, primo tra i quali un video che accusa la mancanza di diversity presso il Minneapolis Institute of Art. Poi, un enorme cartellone pubblicitario che denuncia come i collezionisti d'arte miliardari esercitino sempre più controllo sui musei. Dopo queste e altre fatiche, sono arrivate a Londra per una mostra presso la Whitechapel Gallery che esamina il tasso di diversity nei musei europei e del Regno Unito e basata sul risultato di un questionario che hanno fatto compilare in 100 musei diversi. Infine, al Tate Modern, hanno lanciato il Guerrilla Girls' Complaints Department, che permette ai visitatori di esternare qualsiasi problematica stia loro a cuore, comprese critiche aperte al museo in questione.

Lontane dal mostrar segni di cedimento, abbiamo incontrato la leader delle Guerrilla, Kathe Kollwitz, per scoprire quali saranno le loro prossime mosse rivoluzionarie.

Dear Art Collector, 2015, su gentile concessione delle Guerrilla Girls

Per cosa combattono le Guerilla Girls?
Per combattere la discriminazione culturale e politica. Siamo testimoni di un modo unico e rivoluzionario di fare arte politica. Abbiamo prodotto centinaia di poster, libri, adesivi e cartelloni pubblicitari giganti. Affrontiamo le problematiche andando a fondo nelle cose, esponendo i fatti, usando l'umorismo e immagini scandalose, con lo scopo di cambiare l'opinione delle persone riguardo a questi temi. Ci consideriamo delle persone che sanno lamentarsi in modo creativo.

Perché è così importante trovare uno spazio female friendly nel mondo dell'arte?
I problemi delle donne tendono ad essere minimizzati, mentre il femminismo viene demonizzato. Noi sveliamo ciò che sta alla base, i significati sottintesi, ciò che viene trascurato e ciò che è, semplicemente, ingiusto.

Le artiste donne producono arte che è diversa a quella maschile per definizione? Dovrebbero farlo?
Se l'arte è nutrita dalle esperienze di vita, perché quella prodotta da donne e artisti di colore non dovrebbe essere diversa rispetto a quella ad opera degli uomini bianchi? È ovvio che si parla di esperienze di vita totalmente diverse.

Come si può sollecitare un cambiamento sociale attraverso l'arte?
Noi diciamo: non rimanere fermo solo perché non riesci a fare tutto. Fai solo una cosa. Se ci riesci, rifallo. Se non ci riesci, passa ad un'altra cosa. Inoltre, cerca di assicurarti che il tuo modo di fare attivismo comunichi qualcosa alle persone, testalo. Mostralo a poche persone e vedi se funziona con loro.

C'è il rischio che le artiste donne vengano ghettizzate e che quindi questa diseguaglianza tra i sessi finisca per venir enfatizzata?
Chi se ne frega dei ghetti? Non puoi raccontare la storia della nostra cultura escludendo l'arte delle donne o delle persone di colore. Senza di loro la storia dell'arte si riduce a un ghetto di uomini bianchi. 

Do women have to be naked to get into the Met. Museum, su gentile concessione delle Guerrilla Girls

Perché credi sia giunto il momento di dare vita a dei collettivi artistici al femminile?
È sempre il momento giusto per unire le forze e riunirsi in nome del femminismo, indipendentemente dal fatto che tu sia uomo o donna. Crediamo sia una follia vedere quante persone hanno paura di definirsi femministe. Il femminismo non riceve assolutamente il rispetto che meriterebbe, ma nonostante questo sta cambiando il mondo, rivoluzionando l'umanità e dando a molte persone opportunità che le generazioni precedenti potevano solo sognare. Ovunque nel mondo stanno sorgendo movimenti di resistenza. C'è ancora così tanto lavoro da fare!

Quando pensi alla tua carriera, quale credi sia stata la tua più grande conquista?
Per gli artisti non esiste una conquista più grande di un'altra. Si tratta dell'effetto cumulativo del fare una cosa dopo l'altra tentando sempre di migliorare in termini di efficenza. Cerchiamo di dare vita a dell'arte politica che sia impossibile da dimenticare. Un esempio perfetto di questo è il nostro poster, Do Women Have to be Naked to Get Into the Met. Museum? Dopo aver visto quell'immagine, se leggi il testo e le parole ti entrano in testa, non sarai mai più in grado di guardare i musei allo stesso modo.

Siamo anche fiere del fatto che abbiamo ispirato moltissime persone a dare vita a una propria forma di attivismo pazzo e creativo. Non potete immaginare la quantità quotidiana di email che riceviamo da persone di tutte le età, dagli 8 agli 80 anni.

Il femminismo si sta imponendo nel dibattito culturale e sociale a livello globale come mai prima d'ora, perché credi sia così?
Le Guerilla Girls hanno sempre creduto in un femminismo intersezionale che combatte per i diritti di tutti. Siamo dell'opinione che ogni persona, indipendentemente dal sesso o dal background, dovrebbe battersi per il femminismo. È giunta l'ora di smettere di demonizzare questa parola e riconoscere il femminismo come uno dei grandi movimenti per i diritti umani del nostro tempo, proprio come si fa con quelli civili: diritti di gay, lesbiche, bisessuali, trangender, queer, Black Lives Matter, e così via.

Nel futuro delle industrie creative, che cambiamenti vorresti vedere per le donne?
Le nostre ricerche dimostrano come il mondo della cultura non sia all'avanguardia come si vuole far crede, ma il contrario. C'è molta strada da fare.

Cosa dobbiamo aspettarci dalle Guerrilla Girls?
Più attivismo di strada. Più poster, cartelloni pubblicitari e mostre che criticano la corruzione del sistema dell'arte, che è ormai controllato totalmente da miliardari e multimilionari. E, come sempre, ancora più lamentele creative. 

Crediti


Testo Tish Weinstock

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