Ina wears dress, pants, and belts Simone Rocha. Beret House of Harlot. 

la primavera di simone rocha

Ispirata dalla gravidanza, un viaggio a Kyoto e le fotografie erotiche di Nobuyoshi Araki, la collezione primavera/estate 16 di Simone Rocha è stata la più accattivante che abbia mai realizzato.

di Holly Shackleton
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22 febbraio 2016, 2:06pm

Ina wears dress, pants, and belts Simone Rocha. Beret House of Harlot. 

"Mi trovavo a Kyoto e stavo davvero male. Non sapevo di essere incinta, era una sensazione stranissima," racconta Simone Rocha, due settimane dopo aver dato alla luce la figlia Valentine Ming. Mi trovavo lì nella stagione di fioritura dei ciliegi e i boccioli degli alberi di sakura coloravano tutta la città, ricoprendo i parchi e i marciapiedi di petali color rosa cipria. Era surreale. "Vedevo tutto così intensamente. Mi sentivo come se fossi sotto l'effetto di allucinogeni" continua Simone. "Ho iniziato a guardare le cose da un'altra prospettiva: i kimono, le geishe, la case del tè, i tessuti antichi…" Queste percezioni sensoriali amplificate trovano espressione nella sua collezione primavera/estate 16, un'esplosione mozzafiato e sensuale di vestiti in tulle e tessuto crespo e stampe astratte di foreste di bamboo abilmente controbilanciate da dettagli in corda nera che tagliano quasi ogni look. Queste cinghie sono state ispirate dal lavoro di Nobuyoshi Araki, il fotografo giapponese celebre per la sua passione per il Kinbaku-bi, l'arte del bondage erotico. "Ci trovavamo a Tokyo e vagavamo disperatamente in cerca di un whisky bar di cui avevamo sentito parlare," racconta Simone, "ma non l'abbiamo trovato. Il che a pensarci fu una buona cosa visto che se avessi bevuto sarei rimasta paralizzata dal terrore per i 7 mesi a seguire!" Non è la prima volta che Simone si lascia ispirare dal fotografo giapponese, ma forse è la volta in cui le citazioni risultano essere più evidenti. Il contrasto tra i lacci duri e neri in macramè e il tulle svolazzante fasciano la silhouette fino a conferirle un'energia inebriante, punk.

Ina indossa abito e orecchini Simone Rocha. 

Nata a Dublino dallo stilista John Rocha e la moglie irlandese Odette, Simone è entrata a far parte del mondo della moda da quando ancora non sapeva parlare. "Sono nata in settembre e ho assistito alla mia prima sfilata quando avevo solo poche settimane," racconta. La sua infanzia l'ha passata nello studio del padre, prima solo gironzolando, poi, dall'età di sedici anni, assistendo attivamente. "Non ho mai davvero deciso di lavorare nel mondo della moda," dice, "è successo e basta. Sono cresciuta nello studio di papà, passando il tempo, lavorando, partecipando a ogni singola sfilata…" Finito il liceo, si è iscritta al National College of Art di Dublino per studiare moda, laureandosi nel 2008 per poi trasferirsi a Londra per frequentare la specialistica al Central Saint Martins sotto la guida di Louise Wilson OBE. Durante gli studi, Simone ha collaborato per due stagioni con Lulu Kennedy a Fashion East prima di dedicarsi alla sua collezione personale primavera/estate 12.

Oggi, Simone Rocha è una delle stelle più brillanti nel firmamento della moda londinese, avendo vinto il premio come miglior talento emergente ai British Fashion Award del 2013 e il New Establishment Award solo un anno dopo. Il suo enorme successo non è solo da attribuirsi al suo grande talento e abilità manuale, ma anche al suo approccio calmo, pacato. Cordiale, vivace e dal grande entusiasmo, la sua umiltà disarmante è una ventata d'aria fresca nel settore. "Metà delle persone che incontro sono convinte io sia una stagista!" scherza. Questo modo d'essere di Simone è in parte da attribuirsi alle persone di cui si circonda. Sua madre è la sua business manager e suo fratello (che gestisce una propria etichetta discografica indipendente) si occupa della musica per le sue sfilate. "Si tratta sicuramente un affare di famiglia," ci dice. "Lavorare ogni giorno con i tuoi cari ti mantiene con i piedi per terra, non te ne lasciano passare una!"

Line indossa vestito Simone Rocha. Guanti Cornelia James. 

Le sue origini cinesi e irlandesi sono parte integrante della sua identità da stilista e spesso trovano espressione nelle sue collezioni. "Quando racconto che sono metà irlandese, metà cinese, di solito le persone reagiscono con un 'Coooosa?? Allora sei cirlandese!' Ma entrambe queste culture sono così importanti per me," spiega. "Hong Kong esercita una grande influenza su di me. Anche se la mia famiglia viene da lì, mi affascina l'idea di essere un'estranea…il guardare le cose da una prospettiva così interessante. L'Irlanda mi ispira in modi completamente diversi. Adoro quanto sia vera, rurale e selvaggia. L'eredità culturale, le storie che vengono tramandate, la natura, la torbiera, l'Irlanda occidentale…trovo il tutto molto ispirante in un modo quasi alienante…"

L'esplorazione della femminilità è una costante del lavoro di Simone. In molto di ciò che realizza permea un leitmotiv poetico. "Mi concentro molto sulla giovinezza, gli adolescenti e la perdita dell'innocenza," ci spiega. "Adoro giocare con l'idea di duro e di soffice, artificiale e naturale. Mi affascinano i contrasti. Le mie collezioni partono sempre da un luogo ribelle, con uno sguardo rivolto ai classici simboli della femminilità come le uniformi scolastiche o la comunione, il Cattolicesimo… La storia d'amore che creo non lo è in senso strettamente emotivo, sentimentale." Quindi c'è un certo prototipo di donna che ha in mente mentre disegna i capi? "Penso che lavorare con una certa donna in mente sia un concetto alquanto strano," dice. "Non giudicherei mai un libro dalla copertina. La personalità di una donna cambia e si evolve costantemente, preferisco basare una collezione su una ricerca che, spero, includa una gamma di elementi in cui diverse donne si possano rispecchiare. Ho sempre amato le donne di una certa età, le signore ultra sessantenni… Donne come Lynn Yaeger o mia mamma…"

Line indossa abito Simone Rocha. Guaanti (indossati come fascia) Cornelia James. 

Mentre Simone "sente che c'è sicuramente aria di cambiamento," è esente da molte delle pressioni dell'industria. "L'indipendenza comporta una grande libertà," conferma, "e lo apprezzo molto. Per noi la moda è un qualcosa di profondamente intimo. Abbiamo un team che crede davvero in ciò che fa. In questo modo abbiamo l'opportunità di concentrarci totalmente sulla collezione. Ne realizziamo solo due all'anno, il che significa che inviamo due messaggi davvero forti." Prenderebbe mai in considerazione di introdurre delle pre-collezioni? "Il mio lavoro tocca corde emotive molto profonde. Devo esserne personalmente coinvolta. La collezione sul Giappone, per esempio, è stata creata solo perché io, personalmente, mi sono recata lì. Non stavo semplicemente sfogliando un libro di fotografie. Potevo percepire, ascoltare, sentire gli odori, e sapevo che sarei stata in grado di trasferire tutte quelle sensazioni nelle mie creazioni. Realizzare più collezioni mi sembra troppo…"

Per molti versi l'approccio di Simone nei confronti della moda risulta essere più vicino alla scuola di pensiero tradizionale. Ama le sfilate e non rimpiazzerebbe mai l'esperienza viscerale della passerella con il digitale. "Lo so che fare sfilate è quasi passato di moda al giorno d'oggi, e che le persone non hanno più voglia di andarci, ma io adoro quanto siano old school," ci confida. "Non c'è nulla che io ami di più. Avere 30 minuti per far sentire qualcosa alla gente è un privilegio fantastico. So quanto sia bello il fatto che le persone possano vederle online, ma credo che l'assistere a una sfilata attraverso uno schermo non si possa avvicinare neanche lontanamente all'esperienza diretta. Sarei devastata se mi venisse tolta la possibilità di fare sfilate."

Ina indossa abito e pantaloni Simone Rocha. Guanti The Contemporary Wardrobe Collection. Fazzoletto National Theatre Costume Hire.

Ora Simone si divide tra il proprio studio di Londra a De Beauvior con la vista sul canale, dove ha base il suo team di designer, e il proprio studio a Dublino che invece ospita il team di produzione. È l'ambientazione perfetta per lo stilista, sia per quanto riguarda l'ispirazione, che per quanto riguarda l'umiltà, il rimanere con i piedi per terra. "Non è facile fare lo stilista ai giorni nostri, si è molto esposti" racconta Simone. "Essere presente sui social media non è la motivazione che ci ha spinti a fare ciò che facciamo. Se avessimo voluto quel livello di notorietà avremmo fatto le pop star! Io realizzo capi perché le persone li indossino. Ciò che realizzo ha uno scopo ed è questo che amo del lavoro che faccio. Credo anche, però, che gli stilisti dovrebbero essere in grado di decidere quanta pubblicità vogliano…" Con la vittoria di due British Fashion Awards, l'apertura un negozio in Mount Street e la nascita di un bambino in solo poco più di due anni, la vita di Simone è stata un uragano. Cosa verrà adesso? "Beh, ultimamente sono successe un sacco di cose, questo è certo! Ma la cosa su cui mi concentro maggiormente, stagione dopo stagione, è la sfilata successiva. Se metto tutto il impegno in questo, so che tutto il resto andrà meravigliosamente."

Crediti


Testo Holly Shackleton 
Foto Matteo Montanari 
Moda Victoria Young
Capelli Paolo Soffiati at D+V Management using Bumble and bumble
Trucco Georgina Graham at Management + Artists using M.A.C Cosmetics
Unghie Michelle Class at Jed Root using Essie
Set design Andrea Cellerino at Streeters
Assistente fotografia Liberto Fillo
Digital operator Will Grundy
Assistenti moda Fan Hong, Fainche Burke
Assistente capelli Pablo Kümin
Assistente trucco Porsche Poon
Set design assistance Amy Stickland
Casting Director Angus Munro for AM Casting (Streeters NY)
Production Rosco Production.
Modelle Ina Jenson at Scoop Models, Line Brems at Oui Management.

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